Il papa invita i malati ad essere presenza viva

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Prima di far ritorno a Roma papa Francesco ha fatto un dono alla nazione portoghese consistente nel quadro dell’Ultima Cena in madreperla. La rappresentazione su lastra d’argento dell’Ultima Cena di Nostro Signore, realizzata su diretta imitazione di una più nota opera del 1652 dell’artista di origine belga Philippe de Champaigne, che si trova conservata al Musée du Louvre di Parigi, è impreziosita da una splendida cornice in madreperla di manifattura betlemita.

Anche se realizzata da artigiani, ogni figura di questa lastra d’argento appare notevole nella resa dei tratti del volto. Così come notevole è anche la cornice in madreperla, interamente realizzata nel rispetto di una tradizione plurisecolare di quella comunità che l’evangelista Luca menziona come ‘la città di Davide’.

Anche in questo viaggio il papa ha ancora una volta affermato che la speranza non delude mai, anzi, rivolgendosi ai malati dopo la beatificazione dei pastorelli, dà vigore alla vita: “Gesù sa cosa significa il dolore, ci capisce, ci consola e ci dà la forza, come ha fatto a san Francesco Marto e Santa Giacinta, ai Santi di tutti i tempi e luoghi. Penso all’apostolo Pietro, incatenato nella prigione di Gerusalemme, mentre tutta la Chiesa pregava per lui. E il Signore ha consolato Pietro.

Ecco il mistero della Chiesa: la Chiesa chiede al Signore di consolare gli afflitti come voi ed Egli vi consola, anche di nascosto; vi consola nell’intimità del cuore e vi consola con la fortezza”. Papa Francesco ha invitato i malati ad essere partecipi attivamente nella vita della Chiesa, chiedendo di affidare i propri dolori a Gesù:

“Cari malati, vivete la vostra vita come un dono e dite alla Madonna, come i Pastorelli, che vi volete offrire a Dio con tutto il cuore. Non ritenetevi soltanto destinatari di solidarietà caritativa, ma sentitevi partecipi a pieno titolo della vita e della missione della Chiesa.

La vostra presenza silenziosa ma più eloquente di molte parole, la vostra preghiera, l’offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione con quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l’accettazione paziente e persino gioiosa della vostra condizione sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana. Non vi vergognate di essere un prezioso tesoro della Chiesa”.

La sera precedente durante la ‘benedizione delle candele’ papa Francesco aveva salutato i fedeli, affidandoli alla Madre di Dio: “Pellegrini con Maria… Quale Maria? Una Maestra di vita spirituale, la prima che ha seguito Cristo lungo la ‘via stretta’ della croce donandoci l’esempio, o invece una Signora ‘irraggiungibile’ e quindi inimitabile? La ‘Benedetta per avere creduto’ sempre e in ogni circostanza alle parole divine, o invece una ‘Santina’ alla quale si ricorre per ricevere dei favori a basso costo?

La Vergine Maria del Vangelo, venerata dalla Chiesa orante, o invece una Maria abbozzata da sensibilità soggettive che La vedono tener fermo il braccio giustiziere di Dio pronto a punire: una Maria migliore del Cristo, visto come Giudice spietato; più misericordiosa dell’Agnello immolato per noi?”

Invece la Madre di Dio intercede misericordia senza dimenticare la giustizia: “Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio e, comunque, il giudizio di Dio sarà sempre fatto alla luce della sua misericordia. Ovviamente la misericordia di Dio non nega la giustizia, perché Gesù ha preso su di Sé le conseguenze del nostro peccato insieme al dovuto castigo. Egli non negò il peccato, ma ha pagato per noi sulla Croce.

E così, nella fede che ci unisce alla Croce di Cristo, siamo liberi dai nostri peccati; mettiamo da parte ogni forma di paura e timore, perché non si addice a chi è amato… Possa ognuno di noi diventare, con Maria, segno e sacramento della misericordia di Dio che perdona sempre, perdona tutto”.

E nell’omelia il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha sottolineato la ‘pre-occupazione’ della Madre per i figli: “Come mamma preoccupata per le tribolazioni dei figli, Ella è apparsa qui con un messaggio di consolazione e di speranza per l’umanità in guerra e per la Chiesa sofferente: ‘Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà’ (Apparizione di luglio 1917). E in altre parole: ‘Abbiate fiducia! Alla fine, vinceranno l’amore e la pace, perché la misericordia di Dio è più forte della potenza del male.

Ciò che sembra impossibile agli uomini, è possibile a Dio’. E la Madonna ci invita ad arruolarci in questa lotta del suo Figlio divino, in particolare con la recita quotidiana del Rosario per la pace nel mondo. Poiché, anche se tutto dipende da Dio e dalla sua grazia, bisogna agire come se tutto dipendesse da noi, chiedendo alla Vergine Maria che il cuore delle persone, il focolare delle famiglie, il cammino dei popoli e l’anima fraterna dell’intera umanità siano a lei consacrati e posti sotto la sua protezione e guida”.

Riprendendo le parole del Magnificat il cardinale di Stato ha invitato a vincere il male con il bene, portando l’esempio della circolazione di una banconota falsa: “Se riceviamo una banconota falsa, una reazione spontanea, e persino ritenuta logica, sarebbe di passarla a qualcun altro. In questo si vede come siamo tutti inclini a cadere in una logica perversa che ci domina e spinge a propagare il male.

Se mi comporto secondo questa logica, la mia situazione cambia: io ero vittima innocente quando ho ricevuto la banconota contraffatta; il male degli altri è caduto su di me. Nel momento, però, in cui coscientemente passo la banconota falsa a un altro, io non sono più innocente: sono stato vinto dalla forza e dalla seduzione del male, provocando una nuova vittima; mi sono fatto trasmettitore del male, sono diventato responsabile e colpevole.

L’alternativa è quella di fermare l’avanzata del male; ma ciò è possibile solo pagando un prezzo, restando cioè io con la banconota falsa e liberando così l’altro dall’avanzata del male”.

Solo questa forte presa di coscienza è capace di sconfiggere il male: “Questa reazione è l’unica che può fermare il male e vincerlo. Gli esseri umani ottengono questa vittoria quando sono capaci di un sacrificio che diventa riparazione; Cristo la compie, manifestando che il suo modo di amare è misericordia.

Un tale eccesso d’amore lo possiamo vedere nella croce di Gesù: Egli si fa carico dell’odio e della violenza che cadono su di Lui, senza insultare né minacciare vendetta, ma perdonando, dimostrando che c’è un amore più grande”.