La Chiesa meridionale punta ai giovani

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Nei primi giorni di maggio tre importanti città del sud Italia (Taranto, Bari e Napoli) hanno celebrato i loro patroni: san Cataldo, san Nicola e san Gennaro. Un rapporto speciale tributato dalla gente ai tre santi, che nella loro vita hanno avuto un rapporto speciale con la città. La Chiesa, festeggiando i patroni, afferma ancora oggi la propria passione per chi vive la città, come ha detto il vescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, che per la festa del patrono ha domandato un ‘lavoro degno’:

“Non consegno alla città solo le reliquie, il simulacro e i tesori, desidero consegnare l’augurio benedicente che diviene dal Vangelo che abbiamo ascoltato… Rinascere dall’alto. L’alto indica il dono della grazia, il dono che dalla redenzione, dalla mano che ci viene da Dio. E’ pur vero che quando si rinasce per la seconda volta è possibile solo dall’alto ed è comprensibile nell’azione vivificante dello spirito di Dio, che non risponde a logiche e strategie umane: ‘il vento soffia dove vuole tu ne senti la voce ma non sai né da dove venga né dove vada’.

Alla città auguro di rinascere dall’alto, in questo periodo crocevia di numerosi cambiamenti civili ed economici. L’alto della verità, della dignità, della solidarietà sia la misura di ogni scelta, di ogni priorità. Per alto si intende la comprensione della statura di una Città come la nostra, l’alto dei nostri santi, san Cataldo in primis, sant’Egidio battezzato a questa inasciugabile fonte di san Francesco Geronimo, che in cattedrale ha pregato e ha studiato nell’antico seminario.

Alto è anche il profilo culturale e artistico del Paisiello anche battezzato in questo battistero. Alto come il profilo istituzionale da preservare perché ogni cittadino abbia dei punti di riferimento chiari, alto come la vocazione alla vita e al benessere di tutti, inteso come condizioni umane dignitose, al riparo dalle minacce per la salute e per un lavoro degno, alto come la carità di Dio che si abbassa fino all’ultimo per portarci in appunto in alto”.

Anche il vescovo di Napoli, card. Crescenzio Sepe, durante la festa di san Gennaro, con la liquefazione del sangue, ha ripetuto l’amore per la città e per i giovani: “La memoria di San Gennaro, che si mise in cammino da Benevento per andare ad assistere i cristiani imprigionati per la fede a Pozzuoli, ci spinge a non essere indifferenti verso tutto ciò che scorre sotto i nostri occhi.

Non possiamo attraversare anche un solo tratto di strada senza ‘contare’, in qualche modo, i nostri passi. L’invito, pertanto, che ci viene da questo omaggio al nostro santo Patrono è quello di saper leggere nel dettaglio, passo dopo passo, una realtà che si manifesta in tutta la sua crudezza, giorno dopo giorno, ma che spesso, proprio nella quotidianità, rischia di trovarci impreparati e smarriti”.

Ed un pensiero speciale il cardinale ha chiesto a san Gennaro per preservare le famiglie ed i giovani: “Attraversare in processione le strade della città, accanto e in compagnia del Patrono, non lascia tranquilli. Non possiamo calpestarle e vedere le case di tante famiglie in sofferenza senza provare preoccupazione e dolore. Un velo di tristezza sembra coprire strade e case.

Quante famiglie senza reddito e senza pane. Quanti figli di mamma alla ricerca di un domani. Quanti giovani in attesa di un lavoro. E’ questo un vero dramma; è problema prioritario rispetto a tutti gli altri problemi. La questione giovanile costituisce la grande sfida di questo nostro tempo, alla quale, tuttavia, si guarda con trepidazione ma anche con timidezza, perché non si hanno risposte da dare, perché non si sanno trovare risposte adeguate. Le statistiche sui giovani disoccupati sono impressionanti ed interpellano la coscienza di tutti. Si sta distruggendo un patrimonio, qual è quello dei giovani, che è patrimonio dell’umanità, è il futuro della famiglia umana”.

E con il classico ‘A Maronna c’accumpagna!’ il card. Sepe ha chiesto alle istituzioni una nuova alleanza: “Non permettiamo che la vita della nostra gioventù venga profanata, rubata e infine tolta. Famiglie, scuola, soggetti educativi e istituzionali: tutti devono sentirsi impegnati e responsabili di fronte a questa intollerabile piaga che deturpa, più di ogni altra, il volto e l’anima delle persone e della città.

La prima a non chiamarsi fuori è però la chiesa di Napoli, che non lascerà mai soli i suoi giovani e non si stancherà mai di alzare la voce in loro nome e a loro difesa. Metteremo in atto, più di quanto stiamo già facendo, tutte le iniziative e gli atti possibili per stendere una reale e concreta ‘rete di incoraggiamento e di aiuto’ a salvaguardia della loro dignità. San Gennaro, Patrono esemplarmente vicino alla sua gente e difensore della fede, della giustizia e della dignità di ogni persona, ci aiuti nel compiere la nostra missione”.

Mentre il vescovo della diocesi di Bari-Bitonto, mons. Francesco Cacucci, durante la celebrazione eucaristica per il prelievo della manna di San Nicola che si ripete ogni anno il 9 maggio, ha ribadito il ruolo ecumenico del Santo, invitando a leggere gli avvenimenti con occhio cattolico:

“Quest’anno questa festa ha un sapore tutto ecumenico, come l’ha avuto la festa di san Nicola del 6 dicembre. Quanta emozione alla presenza del patriarca Bartolomeo. Quanta invocazione di unità.

E in questo clima papa Francesco ha chiesto che le reliquie di san Nicola possano sempre più diventare segno di un cammino verso l’unità attraverso il desiderio del Patriarca della Chiesa russa di poter venerare a Mosca e San Pietroburgo un frammento di san Nicola… Allora pregheremo molto per tutti i fratelli cristiani.

E la nostra Chiesa, il nostro Santo, diventa davvero capace di allargare lo sguardo fino ai confini del mondo. Viviamo in un momento nel quale i tentativi di chiusura e un individualismo esasperato prendono il sopravvento. Allarghiamo quindi i confini del nostro cuore e invochiamo Nicola perché la carità non abbia mai confini”.

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