Il terremoto e la speranza di rinascere dei giovani

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Tolentino è stato uno dei centri marchigiani più popolosi che il terremoto dello scorso ottobre ha quasi distrutto; ma, nonostante tutto, i cittadini non si sono demoralizzati e grazie sia alla loro forza interiore sia ai numerosi aiuti giunti dall’Italia e dal mondo la città, cerca la ripartenza, grazie soprattutto ai giovani, che hanno messo a frutto il proprio talento culturale.

E proprio in ambito culturale anche la musica è scesa in campo per ‘dare la carica’, grazie ai giovani, convinti che si può sconfiggere la paura del terremoto e poter ricostruire di nuovo il tessuto sociale, ancora ‘impregnato’ di paura: due testi musicali per suonare la ‘sveglia’ a chi ancora non è riuscito a trovare ancora le motivazioni giuste per ‘rinascere’.

Così nella Vigilia di Pasqua i ragazzi dell’oratorio Don Bosco della parrocchia del ‘Santissimo Crocifisso’, una delle chiese maggiormente lesionate dal sisma, hanno fatto auguri ‘speciali’ alle persone che da mesi vivono i disagi e le angosce ‘sismiche’, scrivendo una canzone dal titolo ‘La mia vita è qui’, dedicata ai terremotati del Centro Italia.

Il titolo lascia ben comprendere come questi ragazzi non abbiano nessuna voglia di mollare né di abbandonare la loro terra e le loro radici: “Quest’anno gli auguri di buona Pasqua li facciamo così. Non potevamo non ricordarci delle migliaia di persone sfollate sparse negli alberghi e nei campeggi, lontane dalla loro casa e dalla loro terra. Ogni nostro pensiero e ogni nostra preghiera è per voi”.

All’autore del testo e dell’arrangiamento musicale, Cristiano Profeta, ho chiesto di spiegare l’origine della canzone: “La canzone nasce dal desiderio di mostrare la nostra terra, i nostri paesi come erano prima del sisma e come vogliamo che tornino ad essere. La rete e i media bombardano da mesi con immagini di distruzione, tantissima gente conosce i nostri paesi ‘a pezzi’ e questo è insopportabile.

Vogliamo mostrare quant’è bella la nostra terra. La scelta di mostrare Tolentino oggi in B/N e di notte è voluta per creare contrasto con le immagini a colori di giorno dei nostri paesi prima del sisma, per mettere in contrapposizione netta il prima ed il dopo. Noi vogliamo rivivere il ‘prima’. La terra dei Sibillini non deve assolutamente morire”.

Quale messaggio lanciate con questa canzone?
“Il messaggio è che gli sfollati vogliono e devono tornare e restare nel loro paese: ci sono ancora più di 4000 persone sparse negli alberghi e nei campeggi, solo nelle Marche, e molte di queste persone sono anziane e gli anziani sono sicuramente quelli che stanno soffrendo di più le conseguenze del terremoto. Un anziano nato e cresciuto in montagna non può essere ‘deportato’ al mare, soffrirà tantissimo perché la sua terra è la montagna (lo stesso sarebbe al contrario). Se ad una pianta tagli le radici la pianta muore”.

Come vivono i giovani nelle zone terremotate?
“Sinceramente sono rimasto sorpreso nel constatare la forza dei giovani in questo disastro che stiamo vivendo: nella mia attività in oratorio ne incontro tanti in questo periodo e sino ad ora non ho visto un solo ragazzo scoraggiato, nonostante le storie pesanti che mi raccontano, perché diversi di essi hanno perso la propria casa e molti anche la propria scuola.

Ho ascoltato storie che mi hanno impressionato, soprattutto per la dignità dimostrata dai protagonisti, che hanno dovuto affrontare difficoltà enormi in alcuni casi, ma sempre con una grandissima forza e con tanto coraggio. A me personalmente questo ha aiutato moltissimo, è stata una grande lezione di vita per me e mi da tanta speranza per il tempo futuro che ci aspetta”.

Come nutrire speranza di fronte alla ‘catastrofe’?
“E’ ovvio, si soffre, si soffre tantissimo, quello che è accaduto ti spacca il cuore, ma certamente una delle risorse principali a cui attingere davanti a questi fatti è la Fede, la nostra Fede: abbiamo parlato tanto coi ragazzi di questo, del perché Dio permetta tutto questo, è ovvio che tutti noi ci facciamo questa domanda.

Ma io credo che qui si possa realizzare il Vangelo, cioè che se uno vive la Croce con Fede il Signore da quella Croce tira fuori la vita: questo è quello che ho sperimentato nella mia vita in fatti concreti e questo è quello che cerco di passare ai ragazzi che incontro ogni giorno.

Secondo me da qui si può partire, anzi, ripartire, per affrontare il tempo che ci attende con speranza e fiducia, senza mollare. Penso che per la nostra comunità possa realizzarsi un’opportunità importante per sperimentare la comunione e la condivisione. Di questo sono fermamente convinto”.

L’altra canzone, che ha ‘scosso’ dal torpore i terremotati, si intitola ‘Sono un albero’, scritta da Ilaria Gobbi e composta da Tommaso Zeppillo, al quale abbiamo chiesto come è nata la composizione: “L’incertezza di non poter avere un tetto sicuro sopra mi aveva reso schiavo della paura e dell’inquietudine. Chiusi gli occhi e mi sedetti al pianoforte. La canzone uscì di getto come un fiume in piena.

Ilaria Gobbi, l’autrice del testo, può confermare che a volte la paura ci rende veri, spalanca le porte dell’inconscio e permette di far uscire il bello che vive dentro noi. Anche lei negli istanti immediati la forte scossa ha messo per iscritto se stessa, la sua persona, il suo essere donna impotente verso l’enorme energia della natura.

La voglia di poter trasmettere alle persone cosa significhi essere giovani e veder cambiare la propria vita in soli 30 secondi, ci ha dato l’energia necessaria per lavorare e realizzare questo prodotto che, attraverso la bellezza simbolica ed evocativa di un pianoforte nero davanti ad una basilica di san Nicola intelaiata d’acciaio, prova a trasmettere il nostro ‘essere’ a chi non ha vissuto quegli istanti di follia”.

Perchè avete deciso di puntare tutto sulla cultura?
“Siamo convinti che la cultura sia la base per formare una società capace di rialzare la nostra piccola grande Tolentino dalle macerie del sisma. La bellezza della musica con la poesia sono, a parer nostro, le uniche armi per combattere le ansie e le paure”.

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