Nelle parole del Papa in Egitto, «L’estremismo della carità!»

Circondato da uno straordinario numero di uomini della sicurezza, Papa Francesco – in questa seconda giornata del suo Viaggio apostolico in Egitto – ha presieduto la Celebrazione Eucaristica all’«Air Defense Stadium» de Il Cairo.
Durante l’omelia il Pontefice ha commentato il Vangelo della III Domenica di Pasqua, riassumendo l’itinerario dei discepoli di Emmaus in tre parole: morte, risurrezione e vita.

Come i discepoli anche l’uomo, oggi, guarda alla croce di Cristo come alla croce delle proprie idee. «Quante volte – ricorda il Papa – l’uomo si auto-paralizza, rifiutando di superare la propria idea di Dio, di un dio creato a immagine e somiglianza dell’uomo! Quante volte si dispera, rifiutando di credere che l’onnipotenza di Dio non è onnipotenza di forza, di autorità, ma è soltanto onnipotenza di amore, di perdono e di vita!». Bisogna spezzare l’indurimento del nostro cuore e dei nostri pregiudizi, per riconoscere il volto di Dio, e quando «l’uomo tocca il fondo del fallimento e dell’incapacità, quando si spoglia dell’illusione di essere il migliore, di essere autosufficiente, di essere il centro del mondo, allora Dio gli tende la mano per trasformare la sua notte in alba, la sua afflizione in gioia, la sua morte in risurrezione».

Papa Francesco ricorda che chi non è capace di attraversare l’esperienza della Croce fino alla Verità della Risurrezione «si autocondanna alla disperazione. Infatti, noi non possiamo incontrare Dio senza crocifiggere prima le nostre idee limitate di un dio che rispecchia la nostra comprensione dell’onnipotenza e del potere».

Se i nostri cuori sono svuotati del timore di Dio e della Sua presenza – afferma il Pontefice – non serve riempire i luoghi di culto; «non serve pregare se la nostra preghiera rivolta a Dio non si trasforma in amore rivolto al fratello; non serve tanta religiosità se non è animata da tanta fede e da tanta carità; non serve curare l’apparenza, perché Dio guarda l’anima e il cuore e detesta l’ipocrisia. Per Dio, è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita!». Papa Francesco invita i fedeli ad orientarsi verso la fede vera, quella che rende più caritatevoli, misericordiosi e onesti, quella che «anima i cuori per portarli ad amare tutti gratuitamente, senza distinzione e senza preferenze; è quella che ci porta a vedere nell’altro non un nemico da sconfiggere, ma un fratello da amare, da servire e da aiutare».

Papa Bergoglio sottolinea anche l’importanza di saper diffondere e difendere la cultura dell’incontro e del dialogo, del rispetto e della fratellanza, perdonando le offese e aiutando coloro che si trovano nell’indigenza; e al termine dell’omelia conclude ricordando il valore della fede professata con la vita, «perché l’unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità! Qualsiasi altro estremismo non viene da Dio e non piace a Lui!». Un accento che il Pontefice non teme di collocare proprio in una terra bagnata dal sangue di tante vittime cristiane, invitando anche ad aprire il proprio cuore a Cristo Risorto «lasciate che Lui trasformi la vostra incertezza in forza positiva per voi e per gli altri. Non abbiate paura di amare tutti, amici e nemici, perché nell’amore vissuto sta la forza e il tesoro del credente!»

A conclusione della Santa Messa, il Patriarca di Alessandria dei Copti, Sua Beatitudine Ibrahim Isaac Sedrak, saluta il Santo Padre Francesco a nome di tutte le denominazioni cattoliche dell’Egitto. Dopo la benedizione finale, il Papa rientra in auto alla Nunziatura Apostolica dove pranza con i Vescovi egiziani e con i Membri del Seguito Papale.

Foto: CTV

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