Il coraggio di essere cristiani nel Medio Oriente

cristiani_perseguitati
Facebook0Twitter0Google+1LinkedIn2Email

Nell’angelus di domenica scorsa papa Francesco ha pregato per le vittime cristiane dell’attentato ad una chiesa coopta a Il Cairo, che ha causato almeno 25 morti, a pochi giorni dalla sua visita in Egitto:

“Preghiamo per le vittime dell’attentato compiuto purtroppo oggi, al Cairo, in una chiesa copta. Al mio caro fratello, Sua Santità Papa Tawadros II, alla Chiesa Copta e a tutta la cara nazione egiziana esprimo il mio profondo cordoglio, prego per i defunti e per i feriti, sono vicino ai familiari e all’intera comunità. Il Signore converta il cuore delle persone che seminano terrore, violenza e morte, e anche il cuore di quelli che fanno e trafficano le armi”.

Pochi giorni prima il papa aveva pregato per le stragi di san Pietroburgo e di Idlib: “Mentre affido alla misericordia di Dio quanti sono tragicamente scomparsi esprimo la mia spirituale vicinanza ai loro familiari e a tutti coloro che soffrono a causa di questo drammatico evento… Assistiamo inorriditi agli ultimi eventi in Siria…

Prego per le vittime e i loro familiari e faccio appello alla coscienza di quanti hanno responsabilità politiche, a livello locale e internazionale, affinché cessi questa tragedia e si rechi sollievo a quella cara popolazione da troppo tempo stremata dalla guerra”. Anche Il Patriarcato latino di Gerusalemme ha espresso la sua solidarietà alla Chiesa Copta: “Che questi innocenti, martiri per la loro fede, possano intercedere presso il Signore crocifisso e risorto, affinchè cessi la violenza e venga la pace nel paese e in tutta la regione”.

L’attentato rientra nell’excalation avvenuta nei giorni scorsi con l’attentato avvenuto in Svezia e la strage per la decisione degli Stati Uniti di attaccare una base siriania, in risposta al bombardamento con armi chimiche di una città ribelle vicino Idlib, per cui l’arcivescovo siriano, mons. Behnan Hindo, alla guida dell’archieparchia siro-cattolica d Hassakè-Nisibi, l’attacco americano “era già predisposto, per questo non hanno voluto prendere in nessuna considerazione le richieste di indagini più approfondite sulle responsabilità dedelle vittime dell’avvelenamento con armi chimiche avvenuto nella provincia di Idlib…

In ogni caso, da anni in Siria le potenze si fanno guerra per procura, ma non credo al passaggio a uno scontro diretto tra USA e Russia nello scenario siriano: cercheranno un compromesso, perchè neanche gli USA vogliono che in Siria si crei uno Stato in mano agli islamisti di Jabhat al Nusra. Preferiscono stabilizzare la situazione, e poi, nei tempi medio-lunghi, pensare al dopo-Assad”.

Il card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai e presidente della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc), ha espresso la propria vicinanza al card. Zenari per gli avvenimenti che hanno colpito soprattutto la comunità cristiana: “La Chiesa in Asia prega per la Siria, affinchè Dio non ci abbandoni e consoli coloro che piangono. Preghiamo affinché Dio possa dare pace eterna a tutti coloro che hanno perso la propria vita e rivolgere i cuori di coloro che perpetrano questi attacchi verso i valori di pace, misericordia e giustizia”.

In Italia Pax Christi ha invitato ad una giornata di digiuno mercoledì 12 aprile,vigilia del Triduo pasquale: “Stiamo e restiamo dalla parte delle vittime non solo per aiutarle a sopravvivere alla guerra, ma anche a costruire un futuro durevole di pace basato sulla cultura della nonviolenza. Solo grazie ai giovani, la nonviolenza potrà finalmente tornare a sbocciare nella sofferente nazione siriana, come un fiore tra le macerie, come evidenziato nel dossier di Caritas sulla Siria presentato lo scorso marzo.

Così come stiamo e restiamo dalla parte delle vittime in Congo, in Sud Sudan, in Yemen dove i bombardamenti avvengono anche con armi italiane. A Idlib in Siria si è parlato di uso di armi chimiche, di gas. Sappiamo che in guerra la verità è la prima vittima, ma chiediamo a gran voce che sia appurata. Nel contempo chiediamo un deciso impegno a porre fine a questa follia, evitando il rischio reale dell’assuefazione e rassegnazione di fronte ad una terza guerra mondiale combattuta ‘a pezzi’. Invitiamo alla preghiera per le vittime, ma anche all’indignazione contro la guerra e le armi, comprese quelle nucleari di cui si parla all’ONU in questi mesi e su cui Pax Christi e Caritas sono già intervenute”.

E nei primi giorni di aprile la Santa Sede ha partecipato a Bruxelles alla Conferenza ‘Sostenere il futuro della Siria e della regione’, co-presieduta da Unione europea, Germania, Kuwait, Norvegia, Qatar, Regno Unito e Nazioni Unite, nella quale mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, ha invitato le parti coinvolte nel conflitto in Sira a trovare soluzioni per porre fine alla spirale della violenza, indicando il contributo offerto dalla Chiesa:

“Desidero, nella presente occasione, assicurare che nel prossimo anno la Chiesa cattolica manterrà il suo impegno a proseguire la sua assistenza umanitaria. Nel 2016, la Santa Sede e la Chiesa cattolica, attraverso la sua rete di enti caritativi, hanno contribuito a fornire 200.000.000 di dollari americani per l’assistenza umanitaria a diretto beneficio di oltre 4.600.000 di persone in Siria e nella regione.

Nel distribuire aiuti, le agenzie e le entità cattoliche non fanno distinzioni riguardo all’identità religiosa o etnica di chi ha bisogno di aiuto e cercano sempre di dare priorità alle persone più vulnerabili e più bisognose. Questo approccio è stato dimostrato anche attraverso l’apertura, a gennaio, di un centro Caritas nell’area musulmana della parte est di Aleppo e il progetto ‘Ospedali aperti’, che cerca di aprire gli ospedali cattolici ad Aleppo e a Damasco e di renderli pienamente operativi per i bisogni delle popolazioni locali, specialmente i poveri e i meno avvantaggiati.

Motivo di profonda preoccupazione continua a essere per noi la situazione di vulnerabilità dei cristiani e delle minoranze religiose in Medio Oriente, che soffrono oltremodo per gli effetti della guerra e dell’agitazione sociale nella regione, al punto che la loro stessa presenza e la loro esistenza sono fortemente minacciate. Come Sua Santità Papa Francesco ha ripetutamente ricordato, la loro presenza permanente può consentire loro di adempire il proprio ruolo storico e fondamentale di contribuire alla coesione sociale di quelle società, che sarà di fondamentale importanza per il futuro dell’intera regione”.