La Chiesa ha sempre difeso la libertà religiosa

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“Nell’ultimo periodo, su scala mondiale, senza eccezione per il continente europeo, si è testimoni di come il rispetto per la libertà religiosa viene sovente compromesso, con un preoccupante peggioramento delle condizioni di tale libertà fondamentale, che in diversi casi ha raggiunto il grado di una persecuzione aperta, in cui sempre più spesso i cristiani sono le prime vittime, benché non le sole”:

con questa parole mons. Paul Richard Gallagher, segretario ai Rapporti con gli Stati della Santa Sede, non ha nascosto il momento difficile che la ‘libertà religiosa’ sta vivendo nel convegno svoltosi all’Università Cattolica di Milano, frutto della collaborazione scientifica tra il dipartimento ‘Mario Romani’ dell’ateneo e l’Universidad Panamericana. Lo spunto della riflessione è stato dato dalla ricorrenza degli 80 anni delle tre encicliche, come ha introdotto la prof.ssa Maria Bocci, direttore del Dipartimento di Storia dell’economia, della società e di Scienze del territorio ‘Mario Romani’:

“E’ importante rileggere in parallelo queste tre encicliche che avevano lo scopo di far fronte alle ideologie anticristiane del tempo, ma dove vi era però anche un ripensamento sulla capacità dei cattolici di incarnare la fede nel mondo contemporaneo, di vivere all’altezza dei tempi”. Ma i tempi non sembrano essere mutati, tantochè mons. Gallagher ha sottolineato l’affermazione ideologica di una visione secolarista, secondo cui le religioni rappresenterebbero una forma di sotto-cultura:

“Nel solo biennio 2014-2015 l’Osservatorio per l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa ha ricevuto circa 1.700 segnalazioni di casi di intolleranza e di discriminazione contro i cristiani nel Vecchio Continente, che ha spinto l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ad approvare una Risoluzione nella quale si invitano gli Stati membri a prendere adeguate misure per assicurare che ad ogni persona in Europa sa accordata la protezione effettiva della libertà di religione”.

Dopo un interessante excursus storico mons. Gallagher ha analizzato la questione della libertà religiosa negli ultimi due secoli: “In quel XIX secolo la questione in gioco per la Chiesa era quella della verità, di fronte alla quale la modernità sembrava porsi in maniera indifferente. In altri termini, la questione della verità soggiace alla questione della libertà religiosa. Risulta così evidente che il concetto cattolico di libertà non collima affatto con quello liberale.

Infatti, non a caso nel primo Concistoro di Leone XIII viene creato cardinale il teologo e filosofo John Henry Newman, che si oppose già da anglicano alla società liberale: lotta al liberalismo quale principio antidogmatico. Si tratta di impostazione filosofica e teologica, in cui l’errore non è ammissibile, dove non è concepibile una equiparazione tra verità ed errore. Allo stesso tempo, proprio a partire da Leone XIII, emerge un Magistero ‘pastorale’ proteso a ricomporre la distanza fra il patrimonio cristiano e le altre visioni del mondo.

Di fronte alle libertà individuali sorte dalla rivoluzione francese del 1789, ma incapaci di dare risposta allo sfruttamento e alla miseria degli operai, la Chiesa chiede con l’enciclica ‘Rerum Novarum’ (1891) un’integrazione dei diritti sociali ai diritti civili e a quelli politici. Ad una visione individualista di impostazione liberale, la Chiesa propone una via solidale. All’approccio individualista, che a suo tempo, aveva abolito in Francia le corporazioni ed impedito i sindacati, la Sede Apostolica risponde indicando esperienze comunitarie e associative”.

Anche i papi successivi hanno condannato quei Stati che non consentivano di professare liberamente la propria fede, fino ad arrivare alla definizione data dal Concilio Vaticano II sul fondamentale rapporto tra Chiesa cattolica e libertà religiosa: “Si tratta di un vero slancio per un nuovo incontro tra Chiesa e ‘mondo contemporaneo’.

Infatti, si pone compiutamente la distinzione del piano metafisico-teologico da quello giuridico-politico. Solo nella distinzione si trova una via al dialogo fecondo e, a partire da esso, una prospettiva di convivenza più serena. Se in tutta l’epoca moderna la Chiesa si era battuta per i ‘diritti della verità’, ora desidera coniugarli compiutamente con i ‘diritti dell’uomo’ e ‘della coscienza’.

Non per questo la Chiesa dimentica o rinnega i diritti della verità; basti qui ricordare l’enciclica ‘Veritatis splendor’ di San Giovanni Paolo II, ma l’approccio indicato profeticamente dal Concilio ne determina prospettive assai nuove. Così, la Chiesa, ‘maestra in umanità’, come amava definirla San Giovanni XXIII, si rivolge alle coscienze: le interpella per parlare loro della verità.

Ma questo può accadere soltanto in uno Stato che garantisce il diritto fondamentale della libertà di religione. Infatti, i diritti della coscienza sono legati ai diritti della religione. Si comprende sempre più chiaramente la distinzione tra Stato e società, apparendo quest’ultima il luogo concreto della testimonianza della fede”.

Ricordando la Dichiarazione conciliare ‘Dignitatis humanae’ il segretario della Santa Sede ai rapporti con gli Stati ha evidenziato la “grande considerazione in cui la Santa Sede tiene la libertà religiosa e i suoi sforzi continui, affinché gli Stati e le Organizzazioni internazionali possano tenerla in debito conto come parametro essenziale di valutazione del livello di libertà della società e come criterio di verifica per lo stato di salute della democrazia.

Pertanto, ogni forma di restrizione della libertà religiosa mina l’armonia della convivenza sociale, facilitando la strada del fondamentalismo religioso e della radicalizzazione”.

Ed ha concluso la ‘lectio magistralis’, ricordando che “a più di 40 anni dall’adozione dell’Atto finale di Helsinki nel 1975, appare nuovamente urgente domandarsi a quale punto ci troviamo oggi nel lungo cammino verso la piena libertà religiosa… Il rischio più grave che corriamo di fronte a fenomeni di tale portata è quello di chiuderci in noi stessi, di cedere a quella ‘globalizzazione dell’indifferenza’ tante volte denunciata da Papa Francesco”.

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