Etica Civile: l’impegno dei cattolici nella città

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“L’incontro di oggi rappresenta una tappa importante del cammino che avete iniziato tre anni fa con il primo Forum e portato avanti attraverso incontri sul territorio. Particolarmente meritori sono la partecipazione e l’impegno condiviso intorno a una riflessione su un tema centrale per il nostro vivere comune: l’etica civile.

Di particolare interesse è anche l’orizzonte dl lavoro che avete scelto: la città, come crocevia delle sfide più importanti per una rinnovata coscienza civica che possa fornire le fondamenta dello stare insieme. L’educazione alla convivenza e alla partecipazione, il confronto sui valori, il dialogo sulla dimensione religiosa, la promozione della sostenibilità ambientale e sociale, il rispetto dei diritti, delle norme e la ricerca della correttezza sempre anche nell’agire economico, l’uso di un linguaggio improntato al rispetto sono tutti temi della vostra agenda di lavoro e sono altresì ciò su cui si basa una comunità che possa dirsi giusta, pacifica e stabile”:

con questo messaggio inaugurale del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è svolto presso la fondazione culturale ‘San Fedele’ di Milano il II Forum di ‘Etica Civile’, promosso da Aggiornamenti Sociali, Associazione ‘Cercasi un fine’, Associazione ‘Incontri’, Centro Studi ‘Bruno Longo’, FOCSIV, Fondazione Lanza, Il Regno, Istituto Pedro Arrupe sul tema della città.

Nella prima giornata dei lavori Lorenzo Biagi (Fondazione Lanza) e Gianfranco Brunelli (Il Regno) hanno ricordato il percorso effettuato per ritrovare il bisogno di una rinnovata etica civile, che parta dall’accoglienza e dalla solidarietà in grado di garantire realmente, come scritto nel secondo articolo della Costituzione Italiana, il rispetto della dignità e dei diritti inviolabili di tutti. Proprio l’accoglienza e l’ospitalità sono stati il fulcro dell’intervento di don Virginio Colmegna (Casa della Carità), che ha ripreso una traccia del card. Martini, suggerendo di interpretare la relazione di accoglienza non come mera relazione di aiuto, ma come relazione fondata sulla condivisione.

Secondo don Colmegna l’evoluzione che la società civile è chiamata a innescare si compie in tre stadi: il primo è quello di coltivare ideali che sappiano scardinare l’indifferenza delle coscienze; il secondo sta nell’adottare uno stile di vita che trasformi l’emergenza generalizzata nell’urgenza personale di connettersi con il prossimo; il terzo, infine, risiede nel reinterpretare le disuguaglianze e la povertà come occasione di crescita per tutta la società civile:

“Ma nella società civile noi siamo testimoni di esperienze di accoglienza che hanno saputo accogliere la carica innovativa di quelle che papa Francesco chiamerebbe periferie esistenziali. Ciò che produce dialogo e cultura stimola il cambiamento. Su questa cultura ospitale si può allora fondare la trasformazione di una coscienza etica in ‘passione civile’ e la generazione di una vera e propria politica civile”.

A seguire la relazione della prof.ssa Cristina de la Cruz Ayuso, docente di Filosofia politica presso l’Università di Deusto (Bilbao), ha esortato i partecipanti del Forum a interrogarsi su alcune domande fondamentali che da sempre percorrono la filosofia politica, cioè la ‘patologia della non appartenenza’: “Ogni individuo esige tutto dalla società, ma non sente di doversi impegnare in modo concreto in essa. Quello che un individuo fa lo fa nel privato, con il conseguente impoverimento dello spazio pubblico, che oggi non è altro che un grande centro di raccolta di lamentele private, disarticolate e senza filtro…

Perché i valori della solidarietà e dell’accoglienza riprendano posto nella società civile è necessario invece alimentare istituzioni più inclusive, che valorizzino le virtù e i sentimenti morali; assicurare una comunicazione più libera da cui possa nascere un dibattito plurale; sostenere politiche sociali ed economiche che aiutino a ridurre le disuguaglianze”.

Dopo le due relazioni introduttive il II Forum nazionale di Etica Civile ha offerto lo spazio alla narrazione di esperienze concrete di chi la città ha deciso di provare a costruirla con le proprie mani e con la propria intelligenza. Ha esordito Gianfranco Cattai, presidente della Focsiv, lasciando risuonare un’espressione che papa Francesco usa nell’enciclica ‘Laudato Sì’: costruire la città, come palestra locale per allenarsi alla costruzione di una città globale, comune a tutti, che possa essere accogliente per tutti.

Nel locale come nel globale la città ci invita a un’alleanza nella diversità, a diventare consapevoli del nostro fare parte della stessa comunità di destino. Il principio di responsabilità collettiva per il bene comune si incarna anche nel racconto del progetto di cittadinanza attiva portato avanti dal ‘Comitato Piazza Vittorio Partecipata’ di Roma, associazione di cittadini del quartiere Esquilino che, a fronte dell’indifferenza di quattro diverse amministrazioni comunali, si è assunta il compito di riqualificare una delle più grandi e verdi piazze della capitale.

Nonostante l’assenza di finanziamenti pubblici questo comitato, sostenuto da ‘Fondaca’, è riuscito a elaborare un piano efficace grazie alla rete di collaborazione istituita tra i soggetti e gli enti che orbitano attorno alla piazza. Invece il presidente del Centro Astalli, padre Camillo Ripamonti, ha immaginato una città in cui si possa godere di una vita di qualità, coltivare speranze per il futuro e lavorare con passione, maturando professionalmente in sintonia con la propria coscienza civile:

“Nell’ingiustizia delle scelte sbagliate della politica internazionale, della compravendita delle armi e dell’ambiente che abbiamo contribuito ad alterare, sia noi che i rifugiati rischiamo di perdere la dignità di persona». Ma nel dialogo con l’altro, anche quando vive una spiritualità completamente diversa dalla nostra, si riflette la presenza del totalmente Altro, e ‘l’incontro con i rifugiati diventa, così, l’occasione per tornare insieme a casa, la casa comune’.

Il Forum di Etica Civile si è concluso con la sottoscrizione di un Patto firmato da promotori e partecipanti attraverso l’individuazione di alcuni ‘cantieri’ o ambiti di intervento: dalla formazione all’ecologia integrale all’accompagnamento etico ai manager, dalla finanza per la sostenibilità ambientale all’educazione a un pensiero critico da cui generare un elettore critico, dalla sensibilizzazione alla dimensione etica del gesto professionale nell’ambito delle istituzioni alla solitudine etica in cui si trovano tante persone e associazioni.