Papa Francesco delinea il compito dell’Europa

Nei giorni scorsi a Roma sono stati commemorati i 60 anni dei Trattati di Roma, prima pietra dell’Unione Europea, con l’apposizione delle firme in calce alla Dichiarazione di Roma: quelle dei 27 leader dei Paesi europei più i 3 rappresentanti delle istituzioni di Bruxelles (Juncker, Tusk e Tajani). Ora si tratta di dare rilevanza di questa agenda, che non ha la forza di un vero Trattato come quelli del 1957 quando si creò l’embrione dell’Unione, ma fissa il principio che gli Stati che lo vorranno potranno procedere insieme su singoli punti.

Nella dichiarazione è stato sottolineato il ruolo fondamentale dell’Europa: “Abbiamo creato un’Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare.

L’unità europea è iniziata come il sogno di pochi ed è diventata la speranza di molti. Fino a che l’Europa non è stata di nuovo una. Oggi siamo uniti e più forti: centinaia di milioni di persone in tutta Europa godono dei vantaggi di vivere in un’Unione allargata che ha superato le antiche divisioni”.

E per l’occasione i leader europei sono stati ricevuti da papa Francesco, che nel discorso ha affermato la sua speranza, che è la stessa dei padri fondatori: “I Padri fondatori ci ricordano che l’Europa non è un insieme di regole da osservare, non un prontuario di protocolli e procedure da seguire.

Essa è una vita, un modo di concepire l’uomo a partire dalla sua dignità trascendente e inalienabile e non solo come un insieme di diritti da difendere, o di pretese da rivendicare. All’origine dell’idea d’Europa vi è ‘la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, … con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria’”.

Da tale idea solidale oggi l’Europa non può divergere, riprendendo il pensiero di Konrad Adenauer: “Dalla solidarietà nasce la capacità di aprirsi agli altri. ‘I nostri piani non sono di natura egoistica’, disse il Cancelliere tedesco Adenauer… In un mondo che conosceva bene il dramma di muri e divisioni, era ben chiara l’importanza di lavorare per un’Europa unita e aperta e la comune volontà di adoperarsi per rimuovere quell’innaturale barriera che dal Mar Baltico all’Adriatico divideva il continente.

Tanto si faticò per far cadere quel muro! Eppure oggi si è persa la memoria della fatica. Si è persa pure la consapevolezza del dramma di famiglie separate, della povertà e della miseria che quella divisione provocò. Laddove generazioni ambivano a veder cadere i segni di una forzata inimicizia, ora si discute di come lasciare fuori i ‘pericoli’ del nostro tempo: a partire dalla lunga colonna di donne, uomini e bambini, in fuga da guerra e povertà, che chiedono solo la possibilità di un avvenire per sé e per i propri cari”.

Dopo la ‘memoria’ storica papa Francesco ha invitato l’Europa ha ritrovare la speranza: “L’Europa ritrova speranza quando l’uomo è il centro e il cuore delle sue istituzioni. Ritengo che ciò implichi l’ascolto attento e fiducioso delle istanze che provengono tanto dai singoli, quanto dalla società e dai popoli che compongono l’Unione.

Purtroppo, si ha spesso la sensazione che sia in atto uno ‘scollamento affettivo’ fra i cittadini e le Istituzioni europee, sovente percepite lontane e non attente alle diverse sensibilità che costituiscono l’Unione. Affermare la centralità dell’uomo significa anche ritrovare lo spirito di famiglia, in cui ciascuno contribuisce liberamente secondo le proprie capacità e doti alla casa comune.

E’ opportuno tenere presente che l’Europa è una famiglia di popoli e, come in ogni buona famiglia, ci sono suscettibilità differenti, ma tutti possono crescere nella misura in cui si è uniti. L’Unione Europea nasce come unità delle differenze e unità nelle differenze…

L’Europa ritrova speranza quando non si chiude nella paura di false sicurezze. Al contrario, la sua storia è fortemente determinata dall’incontro con altri popoli e culture e la sua identità ‘è, ed è sempre stata, un’identità dinamica e multiculturale’. C’è interesse nel mondo per il progetto europeo”.

Allora quale, secondo il papa, il progetto culturale che l’Europa deve trasmettere: “La ricchezza dell’Europa è sempre stata la sua apertura spirituale e la capacità di porsi domande fondamentali sul senso dell’esistenza. All’apertura verso il senso dell’eterno è corrisposta anche un’apertura positiva, anche se non priva di tensioni e di errori, verso il mondo.

Il benessere acquisito sembra invece averle tarpato le ali, e fatto abbassare lo sguardo. L’Europa ha un patrimonio ideale e spirituale unico al mondo che merita di essere riproposto con passione e rinnovata freschezza e che è il miglior rimedio contro il vuoto di valori del nostro tempo, fertile terreno per ogni forma di estremismo. Sono questi gli ideali che hanno reso Europa quella ‘penisola dell’Asia’ che dagli Urali giunge all’Atlantico”.

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