La messa con il Papa a Monza

Commentando il bravo evangelico dell’Annunciazione – la cui solennità liturgica ricorre oggi – Francesco rileva come l’incontro tra Dio e il suo popolo avviene “in posti che normalmente non ci aspettiamo, ai margini, in periferia. Lì Dio si farà carne per camminare insieme a noi fin dal seno di sua Madre”.

“Dio stesso – aggiunge il Papa – è Colui che prende l’iniziativa e sceglie di inserirsi, come ha fatto con Maria, nelle nostre case, nelle nostre lotte quotidiane. Ed è proprio all’interno delle nostre città, delle nostre scuole e università, delle piazze e degli ospedali che si compie l’annuncio più bello che possiamo ascoltare: Rallegrati, il Signore è con te! Una gioia che genera vita, che genera speranza, che si fa carne nel modo in cui guardiamo al domani, nell’atteggiamento con cui guardiamo gli altri. Una gioia che diventa solidarietà, ospitalità, misericordia verso tutti”.

Di fronte a ciò – spiega il Pontefice – è naturale sentirsi smarriti, soprattutto in un tempo in cui si specula su tutto “sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia. Si specula sui poveri e sui migranti; si specula sui giovani e sul loro futuro. Tutto sembra ridursi a cifre, lasciando, per altro verso, che la vita quotidiana di tante famiglie si tinga di precarietà e di insicurezza. La speculazione abbonda ovunque”.

Insieme alla speculazione siamo – dice ancora il Papa – sotto pressione. E con questa pressione dobbiamo chiederci “come è possibile vivere la gioia del Vangelo oggi all’interno delle nostre città? E’ possibile la speranza cristiana in questa situazione, qui e ora? Se continuano ad essere possibili la gioia e la speranza cristiana non possiamo, non vogliamo rimanere davanti a tante situazioni dolorose come meri spettatori che guardano il cielo aspettando che smetta di piovere. Tutto ciò che accade esige da noi che guardiamo al presente con audacia, con l’audacia di chi sa che la gioia della salvezza prende forma nella vita quotidiana della casa di una giovane di Nazareth”.

Il Papa suggerisce – prendendo spunto dal brano evangelico – tre chiavi di lettura. La prima è “evocare la memoria. Anche noi oggi siamo invitati a fare memoria, a guardare il nostro passato per non dimenticare da dove veniamo. La memoria ci aiuta a non rimanere prigionieri di discorsi che seminano fratture e divisioni come unico modo di risolvere i conflitti. Evocare la memoria è il migliore antidoto a nostra disposizione di fronte alle soluzioni magiche della divisione e dell’estraniamento”.

Il secondo input che il Papa elencia è “l’appartenenza al Popolo di Dio”. Siete – dice Francesco – “milanesi, ambrosiani ma parte del grande Popolo di Dio. Un popolo formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico. Questa è una delle nostre ricchezze. E’ un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività e a celebrare la novità che proviene dagli altri; è un popolo che non ha paura di abbracciare i confini, le frontiere; è un popolo che non ha paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno perché sa che lì è presente il suo Signore”.

La terza chiave offerta dal Pontefice è “la possibilità dell’impossibile” poichè “nulla è impossibile a Dio. Quando crediamo che tutto dipenda esclusivamente da noi rimaniamo prigionieri delle nostre capacità, delle nostre forze, dei nostri miopi orizzonti. Quando invece ci disponiamo a lasciarci aiutare, a lasciarci consigliare, quando ci apriamo alla grazia, sembra che l’impossibile incominci a diventare realtà. Come ieri, Dio continua a cercare alleati, continua a cercare uomini e donne capaci di credere, capaci di fare memoria, di sentirsi parte del suo popolo per cooperare con la creatività dello Spirito”.

“Dio – conclude il Papa – continua a cercare cuori come quello di Maria, disposti a credere persino in condizioni del tutto straordinarie”.

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