Al Meazza, Papa Francesco incontra giovani

Lo Stadio Meazza-San Siro di Milano è stracolmo di persone e Papa Francesco viene accolto da vere ovazioni. Dei 78.000 presenti, 45.000 sono solo i cresimandi del 2017 (e una rappresentanza del 2016) accompagnati dai propri genitori, padrini e madrine della vastissima arcidiocesi lombarda. Indossano la tradizionale pettorina secondo i sete colori che contraddistinguono le Zone pastorali della Diocesi. Non mancano colorate figurazione realizzate da mille giovani volontari provenienti dagli oratori ambrosiani. È una vera e propria festa di colori e di amicizia che i milanesi preparano da tempo per accogliere il Papa. Terminate le coreografie, vi è poi il momento di preghiera, al termine del quale Papa Francesco risponde alle domande che gli vengono rivolte da alcuni rappresentanti della Chiesa locale.

«Sono tre le cose che mi hanno aiutato a far crescere l’amicizia con Gesù» – afferma Papa Francesco, rispondendo alla prima domanda rivoltagli da un bambino. «Prima fra tutte i nonni! Essi mi hanno parlato normalmente delle cose della vita. Il nonno era falegname, e quando io guardavo il nonno pensavo a Gesù. L’altro nonno mi invitava a non andare a letto senza mai dire una preghiera a Gesù». Poi mi ha aiutato tanto giocare con gli amici, ricorda Francesco, «sentire la gioia del gioco con gli amici, senza insultarsi. Forse così giocava Gesù». «Una terza cosa che mi ha aiutato a crescere nell’amicizia con Gesù è stata la Parrocchia, l’Oratorio».

Una coppia di giovani sposi chiede al Papa con quali parole trasmettere ai nostri figli la bellezza della fede. Papa Francesco la ritiene una delle domande-chiave che tocca la nostra vita, e invita i genitori «a ricordare quali sono state le persone che hanno lasciato un’impronta nella loro fede e che cosa di loro ci è rimasto più impresso». Il Papa parla di un sacerdote lodigiano che lo ha battezzato e che lo ha aiutato a credere accompagnandolo fino all’ingresso in seminario. «Questo lo devo a voi lombardi!»
«I nostri figli – prosegue Bergoglio – ci guardano continuamente; anche se non ce ne rendiamo conto, loro ci osservano tutto il tempo e intanto apprendono. Conoscono le nostre gioie, le nostre tristezze e preoccupazioni», e soffrono – ricorda il Papa – quando le coppie si separano. «Quando si mettono al mondo dei figli noi assumiamo la responsabilità di fare crescere i nostri bambini». I piccoli, secondo il pensiero del Pontefice, memorizzano e leggono con il cuore l’eredità della fede ricevuta». I genitori hanno forse perso l’abitudine di giocare con i propri figli, «è questo modo di vivere disordinato – afferma Il Papa – che ci toglie l’umanità».

Quali consigli – chiede una catechista – per aprirci all’ascolto e al dialogo con tutti gli educatori che hanno a che fare coi nostri ragazzi? Non bisogna educare solo l’intelletto, che è importante, ma che senza il cuore e le mani – ricorda il Papa – «non serve». «Un buon maestro, educatore o allenatore – precisa il Papa dopo aver raccontato un piccolo aneddoto – sa stimolare le buone qualità dei suoi allievi e non trascurare le altre; cercando sempre la complementarità. Nessuno può essere bravo in tutto e questo dobbiamo dirlo ai nostri alunni: siamo complementari».

Papa Francesco ricorda, infine, il problema del “bullismo” e chiede ai ragazzi di promettere al Signore di non fare mai atti di violenza nei confronti degli altri. Fatelo – afferma il Papa – «per favore, per il sacramento della santa cresima che avete ricevuto».

Al termine dell’incontro, il Santo Padre si trasferisce all’aeroporto di Milano-Linate per fare ritorno
a Roma. L’atterraggio all’aeroporto di Roma-Fiumicino è previsto per le ore 19.30.

Foto: CTV

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