Ritratti di teologi: Schillibeeckx e la teologia in Olanda dopo il Concilio Vaticano II

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Edward Schillebeeckx è nato ad Anversa il 12 novembre 1914 ed è stato uno dei periti che hanno offerto un prezioso contributo al Concilio Vaticano II. Dopo aver studiato presso i Gesuiti a Turnhout, entrò nei domenicani nel 1934.

Studiò filosofia e teologia all’Università Cattolica di Lovanio. Nel 1941 fu ordinato presbitero. Dal 1943 in poi tenne una serie lezioni a Lovanio su Tommaso d’Aquino e il tomismo. Dal 1945 al 1947 studiò nel centro teologico domenicano di Le Saulchoir, nei pressi di Parigi, dove conobbe e apprezzò i teologi Marie-Dominique Chenu e Yves Congar, che più tardi, come lui, furono periti al Concilio Vaticano II. In quegli anni studiò, inoltre, anche alla Sorbona.

Nel 1952 fu pubblicata la sua celebre tesi di dottorato, ‘L’economia sacramentale della salvezza’ dove è possibile rintracciare alcune intuizioni che, poi, hanno trovato accoglienza nei diversi documenti del Concilio Vaticano II. Nel 1958 fu nominato professore di teologia dogmatica e storia della teologia all’Università Cattolica di Nimega, nei Paesi Bassi. La sua lezione inaugurale fu espressione di quella ‘Nouvelle Théologie’ appresa tra i banchi Le Suolchoir.

Nel corso del Concilio Vaticano II, le opere e le idee di Schillebeeckx ebbero una grande influenza su diverse ‘propositiones’ delle costituzioni. Nelle Costituzioni ‘Lumen gentium’, ‘Sacrosantum Concilium’ e ‘Dei Verbum’ è possibile rintracciare le linee portanti della ricerca teologica che fino ad allora Schillebeeckx aveva condotto. Nel 1965, insieme a Chenu, Congar, Rahner e Küng, fondò una delle più prestigiose riviste teologiche ‘Concilium’ – ancora oggi presente – con la quale si intendeva promuovere la riflessione avviata in seno al Concilio.

A cavallo tra gli anni sessanta e settanta, Schillebeeckx iniziò a confrontarsi su questioni, ancora oggi dibattute, come il ruolo dei presbiteri e l’obbligo del celibato sacerdotale attraverso una serie di articoli che suscitarono aspre critiche. E’ stato membro del Concilio Pastorale Nazionale tenutosi a Noordwijkerhout dal 1968 al 1970. Alle sessioni di questo concilio, l’episcopato olandese, gli intellettuali e i rappresentanti di diverse organizzazioni cattoliche provarono a ‘tradurre’ le intuizioni Concilio Vaticano II per la Chiesa olandese.

La Chiesa cattolica dei Paesi Bassi iniziò, infatti, nel postconcilio, un grande esperimento di riforma, aprendosi alla società, al contributo dei laici, ai rapporti ecumenici con le chiese evangeliche, con condivisioni di assemblee liturgiche e partecipazione comune all’eucaristia. Si trattò di un fermento conciliare, incoraggiato e coordinato dai vescovi, guidati dal cardinale Bernard Afrink. Il ‘Nuovo Catechismo Olandese’ fu l’espressione più significativa di questo fermento, in un certo senso ‘la magna charta’ teologica di questo processo che ebbe tra i suoi redattori lo stesso Schillibeeckx.

Il Catechismo venne accolto assai criticamente e il grande teologo, che aveva collaborato alla sua redazione, incrementò la fama di teologo ‘pericoloso’. Schillibeekx è, inoltre autore di tre poderosi volumi su Gesù – ‘Gesù. La storia di un vivente’, ‘Il Cristo. La storia di una nuova prassi’, ‘Umanità. La storia di Dio’ – che nel corso dei decenni, pur essendo volumi di alta divulgazione, hanno guadagnato un vasto numero di lettori, specialmente tra i non specialisti.

La sua teologia venne messa sotto attento e acuto esame dalla Congregazione per la dottrina della fede che aprì a suo carico ben due procedimenti senza, però, arrivare ad una condanna del suo pensiero. Dopo il suo ritiro dall’insegnamento, Schillebeeckx è vissuto a Nimega, continuando a scrivere e pubblicare, mentre la sua opera costituisce la base di studi e di approfondimenti per la teologia attuale.

Tra i vari riconoscimenti ricevuti, va annoverato egli è stato il primo teologo a vincere il Premio Erasmus nel 1982. È deceduto il 23 dicembre 2009, a Nimega, all’età di 95 anni.

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