A Cremona mons. Napolioni offre l’icona del buon Samaritano

‘Olio e vino per le ferite’ è il titolo della riflessione quaresimale di mons. Antonio Napolioni, che in questo tempo ‘forte’ ha mobilitato le parrocchie per raccogliere fondi e medicine per la crescente emergenza sanitaria: “Lo scorso anno scrivevo questo messaggio prima ancora di giungere a Cremona, mentre nelle Marche preparavo il trasloco per la nuova esperienza di servizio pastorale e di vita a cui ero stato chiamato.

Oggi, mi preparo insieme a tutti voi alla Quaresima 2017, con un senso crescente di appartenenza alla Chiesa Cremonese, fatta di volti e comunità, di opere e cuori, di problemi e di progetti. E’ la carne viva del popolo di Dio, corpo del Signore Gesù, più evidente quando si vedono le povertà, si percepiscono le miserie, si lotta col male, si invoca la salvezza e l’aiuto di Dio. Insieme, come in una medesima famiglia”.

Nella lettera quaresimale di mons. Napolioni non poteva mancare un accenno al terremoto, che ha distrutto la sua terra di origine: “In questi ultimi mesi, le immagini del terremoto in centro Italia ci hanno messo a confronto con la fragilità delle case e delle vite, ed hanno suscitato un moto di solidarietà – anche nelle nostre comunità – che commuove e consola.

Grazie di cuore, anche a nome della diocesi di Camerino-San Severino Marche da cui provengo e con cui siamo gemellati, a tutti coloro che, anche col gesto più piccolo e nascosto, hanno reso meno difficile il riprendersi dalle scosse che così fanno tremare, ma non crollare”.

E per non dimenticare gli ultimi il vescovo propone un cammino liturgico ‘come la strada che sale da Gerico a Gerusalemme’: “La strada fatta da Gesù, che desiderava ardentemente giungere alla sua ora, quella in cui rivelare l’impensabile amore di Dio, solidale con l’uomo, al punto da andare a ridestarlo dalla morte.

Lungo questa salita, parabola di tante fatiche della vita, si incontra chi cade, chi è assalito dai briganti (sarebbe pur giusto smascherare questi nemici dell’uomo e del povero), chi non ha tempo e cuore per fermarsi, ma anche chi riconosce l’urgenza della carità, si ferma e si china su chi non ce la fa più”.

E non poteva dimentica il magnifico commento, ancora attuale dopo 80 anni, di don Primo Mazzolare della parabola del buon samaritano ‘come logica del servizio e della fraternità’: “Era l’equipaggiamento di un viaggiatore prudente, ed anche benestante: olio e vino erano anche i medicamenti più comuni, adatti al ‘pronto soccorso’ di quel primo incontro.

Il Vangelo ci dice che quell’uomo sulla strada era stato ridotto mezzo morto, e che dopo quelle prime cure lo straniero di passaggio potrà caricarlo e affidarlo alla locanda. Basta poco per ridare speranza, fiato, vita, a chi da solo non può rialzarsi”.

Per questo il buon samaritano è l’icona della condizione umana: “E’ lo scenario in cui si rivela il Dio di Gesù Cristo, vero e decisivo samaritano dell’umanità. Dio si è fatto vicino all’uomo sempre mezzo morto per mano degli egoismi e delle violenze dei cosiddetti ‘fratelli’, a volte anche per colpa della sua chiusura in se stesso.

Perciò Dio stesso si è fatto nostro fratello, in Gesù, dato per noi, perché dalla sua passione, morte e risurrezione sgorgassero un olio che consacra e un vino che rinnova, segni anche liturgici della realtà del suo sangue, versato sulla croce per la vita del mondo”.

Oggettivamente, secondo mons. Napolioni, l’esempio del buon samaritano è ‘normativo’: “La carità di Dio nei nostri confronti è sollecita, per non lasciarci dubbi su quale sia la via della vita, quali atteggiamenti coltivare, con quali gesti seguire il Maestro ed entrare nel Regno. Perché nessuno possa dire: ‘io non sapevo, io non potevo’.

La carità ricevuta diventa la carità che possiamo e dobbiamo donare. Guariti nelle nostre ferite interiori dall’incontro col Salvatore, dalla gioia di vivere il Suo Vangelo, possiamo toccare senza paura le ferite dei fratelli. Con umiltà e delicatezza, e senza perderci in chiacchiere e tatticismi”.

E come ‘opera’ ha lanciato la proposta della Caritas diocesana per una mobilitazione riguardante la ‘povertà sanitaria’: “I dati del Centro d’ascolto e dell’ambulatorio della Caritas Cremonese dicono che uno dei problemi più emergenti riguarda le persone che al disagio economico uniscono anche problematiche di salute.

Sia italiani che stranieri chiedono sussidi economici per il pagamento di bollette/tasse, canoni di affitto, ma sempre più spesso anche per le spese sanitarie. Certo, a tutti dovrebbe essere garantito l’accesso ai servizi di assistenza e cura. Le Istituzioni sono impegnate in tal senso e le stimoleremo ancora.

Ma resta vero che in Italia la spesa sanitaria annua pro capite è di € 444, mentre quella dei poveri è scesa a soli 69 euro. Il 3,9% degli italiani ha rinunciato ad acquistare farmaci necessari, a causa di motivazioni economiche. Per non dire del dramma della salute, e della mortalità infantile, nei paesi più poveri del mondo, che grida al cospetto di Dio, mentre i potenti continuano a spendere per gli armamenti e per il superfluo”.

Questo gesto è un passo verso la ‘civiltà dell’amore’, come ha affermato mons. Napolioni, che ha invitato i cittadini a seguire le orme di “sant’Omobono e la grande schiera di santi operatori del bene comune, che la nostra storia ricorda e vanta, ci sollecitano e ci sorreggono presso Dio”.

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