Quaresima: a Torino una Chiesa che ascolta, crede e ama

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Nel messaggio quaresimale l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha invitato a rileggere la lettera pastorale ‘La città sul monte’, perché essa “si incentra sulle parole di Gesù che ci invita ad essere sale della terra e luce del mondo, grazie alla nostra fede in Lui vissuta nella carità.

E’ come se ci dicesse: non siate, cari miei discepoli, invisibili negli ambienti della vostra vita quotidiana e nemmeno muti, ma abbiate il coraggio di mostrare con coerenza e coraggio la vostra fede, lampada che arde in voi e deve illuminare tutti quelli che vi circondano”.

Per l’arcivescovo la fede è connaturale all’uomo, in quanto essa “è condizione essenziale per vincere le avversità, gli scoraggiamenti, la paura di non farcela, l’insicurezza”. Riprendendo le parole di papa Francesco sui cristiani ‘tiepidi’, mons. Nosiglia li ha invitati ad essere presenti nei luoghi ‘laici’:

“Un cristiano che avesse paura delle avverse condizioni culturali e storiche con cui ha a che fare e si mostrasse tiepido e incerto nella testimonianza sarebbe passibile del rimprovero che Gesù rivolge ai suoi discepoli: uomini di poca fede, perché temete?”

Quindi riprende il nucleo centrale della lettera pastorale, in quanto “essa conduce la riflessione sulla fede attraverso un percorso fatto di dialogo continuo e incontro sinodale e missionario, quasi a voler indicare un metodo, quello dell’ascolto e del camminare insieme, proprio della Chiesa conciliare, in una dimensione ecumenica che promuove l’interscambio di doni di cui ogni fedele è portatore, e non solo consumatore, nella comunità”.

In questo modo la Chiesa è il luogo opportuno in cui le persone ‘dialogano alla luce della Parola di Dio’: “Il tempo quaresimale è propizio per questo concreto cammino sinodale e missionario, perché ci invita all’ascolto della Parola di Dio e delle persone, per avviare un discernimento comunitario. La Parola di Dio è garanzia che l’ascolto tra noi non è superficiale e virtuale, ma reale e fonte di rinnovamento interiore profondo, vera conversione del cuore e della vita.

E’ infatti sulla Parola di Dio che la Chiesa deve sempre puntare, come prima via di discernimento delle situazioni storiche che sta vivendo e come luce per il cammino che conduce insieme agli uomini, partecipando alle loro gioie e speranze, attese e difficoltà, progetti e timori per il futuro”.

Chiede anche di attivare questo luoghi di ‘dialogo’ e di ‘speranza’: “La Parola di Dio, se l’accogliamo con tutto il cuore, ci stimola a percorrere una via di con-versione che si traduce in gesti concreti di carità e di speranza per i poveri. Questa è la vita eterna: che crediamo nel Figlio di Dio e, amandoci gli uni gli altri, ne testimoniano la viva presenza tra noi. E’ l’amore, dunque, il suo amore assoluto e definitivo, che redime l’uomo da ogni forma di schiavitù morale e materiale”.

Tale amore mette in moto gesti di carità, che nel tempo quaresimale la diocesi ha attivato: “Tra le molte iniziative di carità vissuta e testimoniata dalle nostre comunità in questa società, dove le povertà aumentano e si aggravano per molte persone e famiglie, la Quaresima ci invita ogni anno ad allargare gli orizzonti del nostro impegno verso tanti fratelli e sorelle poveri, che vivono in Paesi lontani, dove la luce della fede e della carità spesso viene ostacolata e persino perseguitata od ostacolata.

I missionari operano sulla frontiera dell’evangelizzazione e della promozione umana e sociale, per aiutare quelle popolazioni a sperare in un futuro di migliore dignità, di giustizia e di pace”. Per questo la campagna della ‘Quaresima di Fraternità’, sostiene l’opera dei missionari:

“Non vogliamo dare il superfluo, ma il necessario, perché solo così Dio ci donerà ciò di cui noi stessi abbiamo bisogno per la nostra vita e soprattutto per crescere nell’amore vicendevole”, invitando i gruppi dei ragazzi del catechismo, dell’Acr, degli Scout, dell’oratorio e i giovani “a sostenere qualche progetto concreto indicato dall’Ufficio missionario, coinvolgendo i loro coetanei nelle scuole e in parrocchia”.

Il sostegno alla Chiesa missionaria è fondamentale per l’arcivescovo e pone alcune domande a noi ‘cristiani occidentali’: “Il Vangelo ha perso, tra noi, la sua carica di novità e di speranza? O forse è la nostra scarsa fede in Cristo che ci impedisce di credere in Lui e di parlarne ovunque e con chiunque, senza timore, testimoniandolo con coerenza e verità nella nostra vita? Questi nuovi cristiani non ci danno l’esempio di ciò che dovremmo fare anche noi per comunicare la gioia della fede agli altri”.

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