Riccardo Rossi: la gioia della vita con gli ‘ultimi’

Lorefice_Rossi
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Riccardo Rossi è un napoletano che ha cambiato radicalmente la sua vita, mettendosi al servizio degli altri. Da giornalista affermato si è trasformato in volontario a tempo pieno in una casa famiglia, quella della ‘Divina Provvidenza’.

Poi ha conosciuto sua moglie Barbara, sposata un anno fa, ed ha deciso insieme a lei di prendersi cura dei più bisognosi, all’insegna della gioia attraverso alcuni progetti, come ha spiegato in più occasioni: “Un anno fa quando ci siamo sposati, io e Barbara abbiamo deciso di devolvere il ricavato della nostra lista nozze in beneficenza e abbiamo pensato alla costruzione di un allevamento di lumache, utile per produrre diversi prodotti che vanno dal mondo gastronomico a quello della bellezza.

Il nostro, comunque, può definirsi un ‘percorso senza fine’ perché continueremo ad accogliere persone bisognose e a dare loro tutto il nostro sostegno: mia moglie attraverso la cucina, io attraverso tante altre attività come le commissioni mediche e altro”.

A distanza di un anno dal matrimonio, per cui furono anche salutati in piazza san Pietro da papa Francesco, ci siamo fatti raccontare la vita familiare: “Un anno ricolmo di gioia dove abbiamo sperimentato ancora di più la presenza di Cristo. Come coppia la nostra testimonianza è diventata molto più dirompente e sovente ci chiamano per parlare a coppie di fidanzati, di sposi, ai giovani, a gruppi. La Provvidenza è molto più proficua da quando stiamo insieme.

Ci sosteniamo e ci confortiamo a vicenda nei momenti difficili. E’ meraviglioso andare a letto e sapere che non sarò solo e che avrò accanto la donna che mi ama e che renderà ogni mio momento molto dolce. Si perché Barbara è una donna molto tenera e profonda. Ci sono stati anche i momenti difficili, le incomprensioni, i litigi, ma grazie alla preghiera, ai reciprochi sforzi tutto è andato per il meglio. Vivere insieme è una grazie immensa, ma ogni giorno è uno sforzo verso la pazienza e l’ascolto”.

Per regalo matrimoniale avevate chiesto sostegno per il progetto delle lumache biologiche: puoi spiegare in cosa consiste?
“Il Progetto delle lumache biologiche è stato pensato per dare speranza a persone disagiate. In particolare per dare la possibilità a persone con la lesione midollare di rendersi operative nella raccolta della bava. Questa operazione richiede molta manualità, ogni lumaca deve essere ‘solleticata’ e si ricava la bava. Questa pratica è molto utile per chi deve fare esercizi per le mani. Attualmente il campo di lumache ha impiegato tante persone disagiate: ex carcerati, disabili mentali e tutti ne hanno ricevuto benefici”.

Come si vive in una casa famiglia da sposati?
“In casa famiglia da sposati è una vita densa di impegni. Dobbiamo occuparci di circa trenta persone, dei loro bisogni, delle loro richieste, delle loro difficoltà. Mia moglie fa la cuoca, spesso anche per l’altra casa famiglia gemella qui a Pedara ( CT), quindi cucina per circa 50 persone. Ogni giorno deve cucinare in tanti modi diversi, per chi è islamico e non mangia maiale, per chi è intollerante al formaggio o altri cibi, ma non è questa la cosa più impegnativa per lei, ma il fatto che è chiamata continuamente con tantissime richieste.

Non è tanto il fare le cose, ma le lamentele, le tante discussioni prive di senso che appesantiscono le giornate. Ebbene io cerco in tutti i modi di esimerla delle decine di richieste che arrivano e insieme cerchiamo di sostenere la situazione, a volte veramente pesante. I momenti per noi due, come per esempio mangiare insieme, diventa un più ampio: noi, con una tavolata di trenta persone.

Qui applichiamo ogni giorno il Vangelo: ‘Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, ero nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi’. Ogni giorno ci troviamo a mettere in pratica questi comandamenti di Gesù, spesso ci priviamo di vestiti nostri per chi è accolto da noi.

Spesso bisogna essere al servizio e la mancanza di tempo libero a volte pesa, ma il Signore premia sempre i nostri sacrifici e godiamo di tanti benefici, molto di più di quanto abbiamo donato. Il Signore non si fa vincere mai in bontà e Provvidenza!”

Tu eri un giornalista affermato… come hai scelto di cambiare vita?
“Ero un nome noto della stampa napoletana, ero l’addetto stampa dei Verdi e di tanti enti pubblici. Ero ateo e ho incontrato la fede, così per caso mi sono ritrovato a pregare davanti alla statua di Maria Immacolata nella Basilica della Madonna della Neve a Torre Annunziata.

Sentendo papa Giovanni Paolo II a Roma nel 2000 nella sala Nervi all’incontro con i giornalisti decisi di non essere più un cronista al servizio della menzogna; successivamente conobbi un giovane missionario laico siciliano (Giuseppe Messina), che seguiva integralmente le parole del Vangelo.

Dopo un travaglio interiore durato un anno decisi di seguirlo e lasciai tutto, città, casa ( il lavoro lo avevo già perso, non volevo più fare compromessi) e mi trasferii in Sicilia nella sua casa famiglia, Oasi della Divina Provvidenza (www.insieme.ct.it ). Da quel momento è iniziata la mia nuova esistenza e posso dire che finalmente ho dato un senso alla mia vita, sono diventato strumento di misericordia”.

E da volontario gli sono sempre piaciute queste parole di Madre Teresa di Calcutta: “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”.