La Chiesa in prima linea contro l’azzardo

Papa Francesco ai partecipanti all’incontro sull’Economia di Comunione, promosso dal Movimento dei Focolari, a proposito del gioco d’azzardo ha detto: “Quando il capitalismo fa della ricerca del profitto l’unico suo scopo, rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto.

La ‘dea fortuna’ è sempre più la nuova divinità di una certa finanza e di tutto quel sistema dell’azzardo che sta distruggendo milioni di famiglie del mondo, e che voi giustamente contrastate. Questo culto idolatrico è un surrogato della vita eterna. I singoli prodotti (le auto, i telefoni…) invecchiano e si consumano, ma se ho il denaro o il credito posso acquistarne immediatamente altri, illudendomi di vincere la morte”.

E non è la prima volta che il papa si esprime contro il gioco d’azzardo, in quanto anche molte associazioni e parrocchie sono in prima linea in questa battaglia e la Consulta Nazionale Antiusura nei giorni scorsi ha consegnato un documento al governo con alcune note sul decreto legislativo, che ha in progetto la riorganizzazione della rete di vendita dell’azzardo legale, riproducendo un’appendice, redatta quasi due anni fa:

“La Consulta Nazionale Antiusura e le Associazioni aderenti al Cartello ‘Insieme contro l’Azzardo’, prima ancora di uno sviluppo analitico delle Proposte, alle quali dovranno concorrere le più qualificate e competenti espressioni della Comunità, dei corpi sociali intermedi, delle Amministrazioni locali e di ogni componente della società civile, ribadisce che gli obiettivi immediati da perseguire in sede di esercizio della delega legislativa sono quattro e sono stati enunciati il 14 aprile 2015 dalle Associazioni convenute nella sede del quotidiano Avvenire per formulare un appello al Governo e al Parlamento”.

Il documento inviato si basa anche su una sentenza del Giudice della VII Sezione Penale Tribunale Ordinario di Milano, avvenuta settimane fa, che certifica che il gioco d’azzardo è una vera dipendenza, assolvendo una signora sorpresa a rubare per poter giocare: “La condizione per cui il soggetto non può impedirsi di reati è la dipendenza dall’abitudine del gioco”.

Secondo i dati dell’ultima indagine IPSAD®2013-2014, resi noti dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, il 42,9% della popolazione di 15-64 anni, quasi 17.000.000 di persone ha giocato almeno una volta somme di denaro; di questi oltre 5.500.000 sono giovani adulti di 15-34 anni, con una prevalenza equivalente al 42,7%:

“L’aumento è generalizzato per tutte le fasce d’età, in quasi tutte le aree geografiche e per entrambi i generi: anche se la percentuale più alta resta quella fra i ragazzi, 51% contro 32% delle femmine, l’incremento maggiore è quello di quattro punti registrato fra le ragazze 16-17enni, dal 27% al 31%. Anche il 38% dei minori scolarizzati (15-17 anni), circa 550,000 studenti, riferisce di aver giocato d’azzardo nel 2015 (erano il 35% del 2014)”.

Da questi dati mons. Alberto D’Urso, presidente della Consulta nazionale Antiusura, ha fortemente criticato la proposta governativa, che intende togliere potere a sindaci e regioni: “Ridurre il numero di apparecchiature, infatti, non equivale a ridimensionare la quantità di gioco d’azzardo: basta attivare maggiori prestazioni con nuovi strumenti (nella bozza circolata si dice ‘upgrade tecnologico’) e i livelli conseguiti con 397.211 slot machine (attive al novembre scorso) si possono anche superare con le 264.674 ‘contingentabili’ a seguito di un accordo in Conferenza Unificata.

Non solo con nuove piattaforme ‘performanti’, ma anche (e soprattutto) con la sottrazione alla potestà regolamentare dei Comuni e a quella legislativa delle Regioni (altro punto chiave della bozza) con un 30% in meno di strumenti si può marciare verso nuovi traguardi di crescita. Insomma, un rimedio peggiore del male: gli esercizi di tipo ‘A’ potranno offrire azzardo anche accanto a luoghi sensibili e ultrasensibili (scuole, ospedali, uffici postali, oratori, chiese, centri giovanili, giardini pubblici con attrezzature di gioco per bambini…).

E i Comuni, notiamo con sconcerto, non potranno più ostacolare tale deriva, al di là dei danni che venissero arrecati alle comunità locali. Basta questo ‘dispositivo’ a smascherare il castello dell’evocato ‘accesso selettivo all’ingresso della sala’. Con 18.000 locali siffatti e con gli altri che offrono le restanti e numerose tipologie di gioco (scommesse, altri apparecchi da puntata di azzardo, gratta e vinci, 10 e lotto, superenalotto ecc. ecc.) l’offerta di gioco d’azzardo continuerà a gettare la sua rete capillarmente, con invariata aggressività, sfuggendo in larga parte ai controlli.

Ma a peggiorare la situazione, i Comuni non potranno intervenire neppure dinnanzi a gravi effetti sulla salute, sulla socialità, sulle fasce deboli della popolazione. Infine, un dettaglio solo in apparenza secondario e curioso: il cambiamento di terminologia. In origine furono chiamati (legge Finanziaria 2003) ‘videogiochi a gettone’, poi li si denominò ‘apparecchi da intrattenimento’ (da art. 110 comma 6 del diritto di polizia) e li si commercializzò come ‘newslot’.

Nella bozza si ricorre a un acronimo, che tradotto nelle parole di rimando – AWP, in inglese ‘divertimento con premio’, Amusement with price – evocano soavità, ricreazione, e dunque innocuità. Come sempre l’impostura viaggia sulle parole contraffatte. Anche in spregio alla corretta scrittura in italiano comprensibile di leggi e regolamenti”.

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