Abruzzo: un’altra ‘ Terra dei Fuochi’

La Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di 10 persone imputate nel processo in merito alla mega discarica dei veleni della Montedison di Bussi sul Tirino nel pescarese: avvelenamento colposo delle acque è il reato individuato con una decisione che ribalta la prima sentenza di due anni fa della Corte d’Assise di Chieti.

Quanto al reato di disastro colposo la Corte, nel riconoscere le aggravanti nei confronti di alcuni imputati, ha di fatto interrotto la prescrizione del reato: sia l’avvelenamento delle acque sia il disastro ambientale vengono riqualificati in fatti di colpa. La sentenza è stata accolta positivamente dal Wwf Abruzzo:

“Il trascorrere del tempo conduce alla prescrizione il reato di avvelenamento ma non quello del disastro ambientale che viene affermato anche in termini di responsabilità penale per 10 degli imputati condannati a pene, condonate, variabili tra i 2 e i 3 anni. L’affermazione di responsabilità ha portato anche alla condanna al risarcimento del danno da quantificare in separata sede nonché alla condanna a varie provvisionali per oltre € 3.000.000, che vanno da € 1.000.000 in favore dell’ATO, ad € 500.000 in favore della Regione Abruzzo, ad € 200.000 in favore di tutti i Comuni, ad € 10.000 in favore del WWF Italia e di Legambiente, ad € 5.000 in favore delle restanti associazioni ambientaliste che si erano costituite parte civile”.

La discarica di Bussi e l’area interessata dall’inquinamento delle falde si trova all’incrocio di ben 3 parchi nazionali: Majella, Gran Sasso Monti della Laga e Abruzzo, Lazio e Molise. Mesi fa la rete abruzzese delle associazioni antimafie aveva denunciato che 2500 tonnellate di ecoballe abruzzesi sarebbero dirette in Marocco, verso i cementifici di Casablanca e di Settat:

“80 tonnellate di rifiuti pericolosi rinvenuti in due capannoni nel nucleo industriale di Avezzano e a Luco dei Marsi. La scoperta di un maxi traffico di rifiuti, provenienti da varie regioni e il cui approdo finale era la Marsica, conquistò la cronaca regionale nel gennaio 2015. E’ passato poco più di un anno e la cronaca viene nuovamente conquistata da una immensa discarica, 40 ettari, 20 volte il Colosseo, in località Cese San Marcello a Celano. In mezzo il terribile incendio che nell’estate scorsa colpì la discarica abusiva di Colle Sant’Antonio a Chieti”.

Infatti l’Abruzzo è stato al centro di traffici e rotte e tantissimi sono gli angoli della Regione dove sono stati stoccati, e anche interrati, immense quantità di rifiuti di ogni tipo: “La regione è stata, inoltre, al centro di indagini su traffici illeciti di rifiuti nei quali sono risultati coinvolti imprenditori senza scrupoli che potrebbero rappresentare un’efficace testa di ponte per i gruppi camorristici”, secondo le parole della Direzione Investigativa Antimafia dei mesi scorsi.

E davanti a questo quadro c’è poco da aggiungere o da girare la testa dall’altro lato. La discarica di Celano già nel 2009 fu documentata e denunciata da Angelo Venti, direttore di Site.it e responsabile regionale di Libera, in un dossier corredato da foto e video disponibile al link http://www.site.it/aaa-celano-25-ettari-di-discarica-abusiva-offresi/03/2009/.

Negli Anni ‘90 almeno 15 comuni hanno appaltato a Gaetano Vassallo, allora imprenditore dei rifiuti legato al clan dei Casalesi e successivamente collaboratore di giustizia, lo smaltimento dei rifiuti urbani. In alcune località della Regione giacciono vere ‘bombe’ ecologiche (tra le più famose l’ex fornace di Tollo e l’ex discarica di Scurcola Marsicana) che rappresentano una quotidiana minaccia:

“Nel settembre 2011 presentammo un corposo dossier sulle inchieste e sui traffici illeciti dei rifiuti in Abruzzo. La stragrandissima maggioranza non erano di 10 o 15 anni prima ma molto più recenti. E moltissime erano di quei mesi e anni. Ma la ‘Terra dei fuochi’, come già scritto, non è soltanto la storia di alcuni reati in serie. E’ molto di più… Ancor di più in Abruzzo.

Una regione dove le mafie, come abbiamo ricordato anche recentemente, agiscono da decenni (gli omicidi Maisto, Ferretti e Fabrizi son ormai di più di vent’anni fa!). Dove la massoneria ‘deviata’ compare improvvisamente nelle cronache, per poi ‘inabissarsi’ nuovamente. Cercando sul web si trova qualcuno che sembra voler denunciare una sua presunta influenza. Ma mai si è riusciti ad andare fino in fondo, a fare piena e totale luce.

La Procura Nazionale Antimafia ha recentemente illustrato il suo annuale rapporto. Si legge nel rapporto, dopo la meticolosa ricostruzione delle piovre che agiscono soprattutto nel traffico di stupefacenti, prostituzione, ricostruzione aquilana, caporalato e sfruttamento del lavoro nero, che ‘si è avuto modo di comprendere la stretta connessione rilevabile tra infiltrazioni della criminalità organizzata e corruzione’. E’ un passaggio riferito alla ricostruzione post terremoto ma che getta inquietanti ombre sulla gestione della ‘cosa pubblica’ in Abruzzo”.

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