ONG: l’accordo con la Libia penalizza i migranti

Nei giorni scorsi anche l’Europa ha dato pieno sostegno al memorandum d’intesa stipulato tra Italia e Libia, cui seguiranno misure comuni. Il premier maltese Joseph Muscat, che detiene la presidenza di turno Ue, ha affermato:

“Per la prima volta da mesi non vi sono state controversie sulla migrazione… L’Ue si compiace ed è pronta a sostenere l’Italia nella sua attuazione del Memorandum d’intesa… Abbiamo concordato misure immediatamente operative che dovrebbero ridurre il numero di migranti irregolari e nel contempo salvare vite”.

Infatti un punto cruciale è la questione dei campi in cui finiscono migranti e profughi in Libia, al momento in situazioni spaventose. Il memorandum italiano prevede che saranno gestiti dal Ministero dell’Interno libico, l’Italia fornirà personale di sostegno, materiale e medicinali. L’Unione Europea vuole favorire campi sotto il controllo delle grandi agenzie umanitarie, cui aumenteranno gli aiuti europei.

Altro punto cruciale, i rimpatri, sia quelli volontari dai campi libici, sia però anche quelli dall’Ue, la dichiarazione parla infatti di ‘rafforzare le capacità dell’Unione’. Però la chiusura delle frontiere marittime meridionali dell’Unione europea metterebbe migliaia di rifugiati e migranti che salpano dalla Libia a rischio di detenzione e di spaventose violazioni dei diritti umani, ha ammonito Amnesty International, come ha dichiarato Iverna McGowan, direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee:

“La proposta di ritirare le operazioni navali europee dalle attività di ricerca e soccorso per incoraggiare – e, indirettamente, finanziare – la guardia costiera libica a occuparsene per tappare il divario, è un piano sottilmente velato per impedire a rifugiati e migranti di raggiungere l’Europa.

Intrappolerà decine di migliaia di persone in un paese devastato dal conflitto e li esporrà al rischio di tortura e sfruttamento. Questo piano è solo l’ultimo indicatore, ma forse il più insensibile della volontà dei leader europei di voltare le spalle ai rifugiati. Con ogni probabilità, le persone intercettate dalla guardia costiera libica saranno riportate in centri di detenzione in Libia”.

Anche Save the Children è contraria all’accordo, che metterebbe a rischio l’incolumità soprattutto dei bambini, come ha dichiarato Ester Asin, direttore dell’Ufficio Advocacy UE di Save the Children a Bruxelles: “Limitarsi a riportare indietro bambini disperati in un paese che in molti descrivono come un inferno non è una soluzione.

L’Unione Europea sta di nuovo delegando la sua responsabilità per la protezione dei migranti e dei rifugiati, senza alcuna garanzia su quello che succederà ai molti uomini, donne e bambini che verranno riportati in Libia. I rifugiati non possono essere detenuti in Libia, dove le condizioni di detenzione sono da più parti considerate inumane.

Le persone coinvolte hanno dichiarato di essere state picchiate, torturate o appese a degli alberi per essere frustate. Abbiamo raccolto un numero infinito di testimonianze di donne e bambini che hanno sofferto persecuzioni, percosse e stupri. Siamo preoccupati anche che le famiglie possano essere rimandate con la forza negli stessi paesi dai quali sono fuggite a causa di persecuzioni, conflitti, stupri, torture e sfruttamento”.

Infatti nelle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo Centrale, Save the Children ha salvato, tra settembre e dicembre 2016, più di 2.700 persone, compresi 400 bambini per la maggior parte non accompagnati. Anche Gianfranco Cattai, presidente del FOCSIV, ha criticato l’impianto dell’accordo:

“E’ scandaloso come i nostri politici si agitino per fermare le migrazioni quando il vero problema è la guerra in Libia. Guerra della quale parte delle responsabilità ricadono proprio su alcuni paesi europei. Si presentano piani e si impegnano finanziamenti per evitare che uomini, donne e bambini, in condizioni estreme, cerchino protezione nei nostri paesi, mentre non esiste alcun piano dell’Unione Europea per contribuire alla risoluzione del conflitto in Libia.

Retoricamente si prendono misure per salvare vite umane e proteggerle, evitando che intraprendano i viaggi per mare. In realtà si condannano i più deboli a rimanere in Libia in balia della guerra civile, delle bande di guerreggianti e delle reti criminali della tratta degli uomini. Forti con i deboli, deboli con i forti”.

Per il Focsiv l’Unione Europea continua a comportarsi da ipocrita, in quanto “se da un lato sbatte il mostro Trump in prima pagina, accusato di bandire le possibilità di rifugio e di costruire il muro con il Messico, dall’altra sta attuando le stesse politiche nel Nord Africa e con i paesi saheliani.

FOCSIV ha denunciato lo scandalo e l’irresponsabilità di un’Europea che rinnega i valori su cui si fonda: chiude le porte ai più deboli, mentre è pronta a sostenere governi guerreggianti che non rispettano i diritti umani. Denuncia parimenti la strumentalizzazione della cooperazione allo sviluppo, sempre più condizionata alla politica dei muri. E fa appello a tutte le forze della società civile ed ai politici di buona coscienza e volontà affinché si operi per la protezione dei più deboli e per un vero sviluppo umano contro guerre e ipocrisie”.

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