Safer Internet Day: minori più connessi, ma più soli

Oggi si celebra la giornata della sicurezza in Rete, ‘Safer Internet Day’, progetto lanciato nel 2004 dall’Unione Europea, che si svolge in oltre 100 città del mondo (Italia compresa) per accendere i riflettori sulle vecchie e nuove insidie che i più giovani possono incontrare online.

Infatti secondo una ricerca di Skuola.net, portale dedicato ai più giovani che da anni ha un focus proprio su queste tematiche, il 17% dei teenager dice di essere connesso tra le 5 e le 10 ore al giorno e quasi 2 su 5 di non poter fare a meno di Internet (neanche a scuola). I social network sono il loro terreno di ‘battaglia’ preferito: più del 90% del campione analizzato ammette di usare le chat, di cui Whatsapp è la regina incontrastata, ogni giorno; qualcuno lo fa anche di notte (innescando il fenomeno del vamping).

E da un’indagine, condotta dalla prof. Anna Maria Giannini, docente all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, su 1.500 ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado è risultato che l’82% dei ragazzi non considera grave ‘insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social’. Commentando l’indagine all’Agenzia Dire la docente ha sottolineato il grave connubio vittima/carnefice: “C’è una sottostima degli effetti sulle vittime.

Ci sono gli insulti, azioni anche pesanti, via immagini e frasi, fino a persecuzioni reiterate rispetto alle quali si sottostima un impatto che avranno sulla vittima… L’autore dell’aggressione sottostima l’impatto sulla vittima, rispondendo anche ‘non è grave, mica l’ho picchiata’. Dall’altra parte la vittima sperimenta un complesso di emozioni che vanno da un senso di umiliazione a vergogna e autocolpevolizzazione…

Gli adolescenti per il loro modo di essere sono caratterizzati da dinamiche di aggressività che devono essere canalizzate, la rete senza opportuna formazione offre una specie di teatro per la sperimentazione di queste istanze, senza filtri e possibilità di freno”.

Inoltre una ricerca condotta in esclusiva da IPSOS per Save the Children ha riportato che il 50% degli adulti e il 58% dei ragazzi accetta che una app acceda ai propri contatti, pur di usarla, considerandolo il giusto prezzo per essere presenti online; 9 su 10 non fanno nulla per proteggere la propria immagine online, come cancellare post passati o rimuovere tag del proprio nome da una foto. Quasi un ragazzo su dieci utilizza carte prepagate o sistemi di pagamento online per scommesse e giochi legali on line, come poker o casino, riservati agli adulti.

Più di 1 su 5 invia video o immagini intime di se stesso a coetanei e adulti conosciuti in rete, o attiva la webcam per ottenere regali. Infatti adulti e ragazzi vivono una vita sempre più social, con una media di più di 5 profili a testa, e sono sempre più connessi via smartphone (il 95% degli adulti e il 97% dei ragazzi ne possiede uno), ma sono quasi del tutto inconsapevoli delle conseguenze delle loro attività in rete: sanno che mentre navigano i loro dati vengono registrati (i due terzi sia degli adulti che dei ragazzi) anche se non sanno esattamente quali; se ne dicono preoccupati (l’80% di entrambi i gruppi di riferimento), ma hanno ormai interiorizzato l’idea che la loro cessione sia il giusto prezzo per essere presenti on line e accedere ai servizi che interessano loro (circa il 90% di tutti coloro che consentono ad un’app l’accesso ai propri contatti).

Anche quando si tratta della condivisione di materiale intimo e riservato online, la percezione di insicurezza è alta a fronte però di forti contraddizioni nelle opinioni: il 75% degli adulti e il 72% dei ragazzi intervistati credono che non sia mai sicuro condividere online foto e video intimi e riservati, e la responsabilità è equamente distribuita tra chi ha diffuso (lo pensa il 67% degli adulti e il 65% dei ragazzi) e chi in seguito ha condiviso in modo allargato e non autorizzato un contenuto (per il 67% degli adulti e il 68% dei ragazzi).

Il 23% degli adulti e il 29% dei ragazzi, invece, sono convinti che sia sempre sicuro condividere foto o video intimi on line perché ‘lo fanno tutti’, mentre il 41% degli adulti e il 44% dei ragazzi, benché consapevoli dei rischi, ritengono che a volte non si abbia nessuna scelta alternativa; il 47% degli adulti e il 48% dei ragazzi ritengono che la condivisione di materiali intimi sia sicura se conoscono personalmente quelli con cui condividono; circa il 40% di entrambi se la condivisione è ristretta a utenti di cui ci si fida, anche se non ci si conosce di persona, o se ci si fa promettere che i contenuti condivisi non saranno ulteriormente diffusi (26% degli adulti e 32% dei ragazzi), il 42% degli adulti e il 44% dei ragazzi se non è possibile essere riconosciuti, mentre 1 ragazzo e 1 adulto su 3 non lo ritiene un comportamento pericoloso se l’altra persona condivide a sua volta qualcosa di intimo.

Infine sia tra i bambini che tra gli adulti è in forte crescita l’uso dello smartphone, la cui molteplicità di funzioni ha ormai rimpiazzato cellulari tradizionali, video e fotocamere, lettori mp3. Dalla ricerca emerge che quasi la totalità dei ragazzi (97%) e degli adulti intervistati (95%) ne possiede uno (+26% rispetto al 2013 per i ragazzi, +18% per gli adulti rispetto al 2014) e i bambini ricevono il loro primo smartphone a 11 anni e mezzo, età media più bassa di un anno rispetto al 2015.

Pur di essere presenti on line, i minori sono disposti anche a mentire sulla loro età: mediamente i ragazzi si iscrivono a facebook a 12 anni e mezzo (un anno in meno del 2015), dichiarando un’età superiore. Concludendo la ricerca Raffaela Milano, direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, ha commentato con preoccupazione i dati emersi:

“I risultati che emergono dalla ricerca dimostrano che adulti e ragazzi condividono le stesse conoscenze, gli stessi livelli di consapevolezza delle conseguenze dei loro comportamenti in rete e spesso anche i comportamenti stessi. Si tratta di un dato preoccupante se pensiamo che proprio gli adulti dovrebbero esercitare un ruolo di guida in un contesto complesso e in continua evoluzione, come quello del mondo e delle tecnologie digitali”.

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