Istat: italiani sempre più vecchi e famiglie in affanno

Dal 1878 l’Annuario statistico italiano accompagna il percorso della statistica ufficiale, offrendo un patrimonio di dati statistici solido e strutturato e molte chiavi di lettura sui principali temi ambientali, sociali ed economici che interessano il Paese.

Per quanto riguarda questa edizione l’annuario ribadisce che a conclusione del 2015 la popolazione italiana è ancora in calo di 130.000 abitanti rispetto all’inizio dell’anno: 60.665.551 persone (29.456.321 maschi e 31.209.230 femmine). La differenza fra nascite e morti si conferma negativa (-161.791), mentre quella fra iscrizioni e cancellazioni anagrafiche, sebbene positiva (+31.730), riesce solo in minima parte a contenere il declino della popolazione. Anche il saldo con l’estero è positivo (+133.123), ma in diminuzione rispetto al 2014.

A livello territoriale, il calo si presenta piuttosto omogeneo ma sono il Sud e le Isole a far registrare il maggiore decremento annuo (-0,3%). Nel 2015 i nati vivi sono stati 485.780 da 502.596 del 2014. Il quoziente di natalità, uniforme sul territorio, scende a 8 nati per mille abitanti da 8,3 dell’anno precedente. Di conseguenza il numero dei decessi cresce rispetto all’anno precedente e raggiunge le 647.571 unità (49.207 in più rispetto all’anno precedente), con la speranza di vita alla nascita (vita media), dopo anni di crescita costante, che nel 2015 subisce una battuta d’arresto, passando da 80,3 anni a 80,1 anni per i maschi e da 85,0 a 84,7 per le femmine.

Infatti, secondo l’edizione dell’Annuario statistico italiano dell’Istat ogni 100 giovani ci sono 161,4 over65, da 157,7 dell’anno precedente. Sul territorio, è la Liguria la regione con l’indice di vecchiaia più alto (246,5 anziani ogni 100 giovani) mentre quella con il valore più basso è la Campania (117,3%), ma in entrambi i casi i valori sono in aumento rispetto al precedente anno. Nell’Ue a 28 paesi, al 31 dicembre 2014 l’Italia si conferma al secondo posto nel processo di invecchiamento della popolazione, preceduta dalla Germania che ha circa 160 anziani ogni 100 giovani.

Per quanto riguarda gli stranieri sono 5.026.153 quelli residenti in Italia, l’8,3% del totale della popolazione, con un incremento di 11.716 unità sull’anno precedente (+0,2%), di molto inferiore rispetto alla cifra di 92.352 registrata nel corso del 2014. Il Nord-ovest è la macro regione in cui risiede il maggior numero di stranieri (34,1%); complessivamente il Nord ne ospita il 58,6% e la proporzione fra cittadini stranieri e italiani arriva a 11 su 100, contro i circa 4 ogni 100 del Mezzogiorno.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro nel 2015 gli occupati sono stati 22.465.000, 186.000 in più sull’anno precedente (+0,8%), ma ancora 626.000 in meno rispetto al 2008. La crescita dell’occupazione, che riguarda sia le donne (+47.000, +0,5%) sia soprattutto gli uomini (139.000 unità, +1,1%), in circa la metà dei casi si è registrata nel Mezzogiorno (+94.000). Quanto alla tipologia degli occupati, a crescere sono esclusivamente i dipendenti (+207.000 unità, +1,2%), mentre gli indipendenti continuano a diminuire (-0,4%).

A livello settoriale, oltre il 90% della crescita di occupati è concentrata nei servizi (+173.000 unità, +1,1%), unico settore in cui i livelli occupazionali superano quelli del 2008. Il tasso di occupazione per la fascia di età 15-64 anni è al 56,3% (+0,6% in un anno), ancora molto lontano dalla media Ue28 (65,6%); sul territorio raggiunge il 64,8% nel Nord, mentre si attesta al 42,5% nel Mezzogiorno; nell’ottica di genere è al 65,5% fra gli uomini (in linea con la media europea) e al 47,2% fra le donne.

Inoltre è proseguita la crescita sostenuta del tasso di occupazione dei 55-64enni, che arriva al 48,2% dal 46,2% di un anno prima. Tuttavia, rispetto al 2014, il tasso di occupazione registra un leggero incremento anche fra i giovani di 25-34 anni (59,7% +0,3 punti percentuali) e fra gli adulti di 35-44 anni (72,1% +0,4 punti percentuali) e 45-54 anni (70,6%, +0,3 punti percentuali). Resta stabile al 15,6% il tasso di occupazione dei 15-24enni. Infine dopo 7 anni di aumento ininterrotto, nel 2015 la stima del numero di disoccupati diminuisce in misura consistente, soprattutto nella seconda parte dell’anno, attestandosi a poco più di 3.000.000.

Al calo del numero di disoccupati (-203.000, il 6,3% in meno) corrisponde la riduzione del tasso di disoccupazione, che passa dal 12,7% del 2014 all’11,9% in media nazionale; il calo è più accentuato nel Mezzogiorno (-1,3%), dove l’indicatore scende al 19,4%. Il calo dei disoccupati coinvolge sia gli uomini (-4,2%, 73.000 in meno rispetto a un anno prima) sia soprattutto le donne (-8,7%, -130.000). Si riduce anche la quota di quanti cercano lavoro da almeno 12 mesi (58,1%, -2,7 punti su anno).

Nonostante ciò le famiglie continuano a dichiarare difficoltà di accesso a molti servizi di pubblica utilità, in particolare per il pronto soccorso (55,5%), le forze dell’ordine (36,4%), gli uffici comunali (34,1%), i supermercati (28,5%) e gli uffici postali (25,6%). Le famiglie residenti nel Sud hanno più problemi soprattutto per il pronto soccorso (64,4% contro 49,0% delle famiglie del Nord-ovest).

La quota di persone di 18 anni e oltre che hanno utilizzato almeno una volta nell’anno servizi allo sportello varia dal 64,3% degli uffici postali al 34,9% degli uffici anagrafici, in posizione intermedia gli uffici amministrativi delle Asl (44,5%). Nella fornitura dei servizi, tempi di attesa oltre i 20 minuti sono dichiarati da circa un utente su due sia per ritirare la pensione presso gli uffici postali (56%), che per fare un versamento in conto corrente postale (47,5%) o per le prestazioni delle Asl (51,5%).

Inoltre dal 2013 è in continuo aumento, anche se in misura lieve, la spesa media mensile familiare, che nel 2015 si attesta ad € 2.499,37. Scende invece la percentuale di famiglie che hanno limitato la quantità o la qualità dei prodotti alimentari (53,8%, rispetto al 58,7% del 2014 e al 62,4% del 2013), mentre rimane pressoché invariata la percentuale di famiglie che acquistano gli alimentari presso hard discount (12,4%).

Lombardia e Trentino-Alto Adige hanno la spesa media più elevata (rispettivamente € 3.030,64 ed € 3.022,16), mentre la Calabria è la regione con la spesa minore (1.729,20 euro mensili). Per quanto riguarda la casa nel 2015 calano di poco sia le famiglie proprietarie dell’abitazione in cui vivono (da 81,5% del 2014 a 81%), sia quelle con un mutuo in corso (da 19,3% del 2014 a 17,7%).

La rata media mensile del mutuo è di € 586,41, ma varia da € 619 del Centro ad € 497 delle Isole mentre nelle città metropolitane si raggiungono € 636 mensili. Le famiglie che pagano un affitto per l’abitazione in cui vivono sono il 18,0%; la percentuale è più bassa nelle Isole (10,8%) e sfiora il 20% al Nord-ovest e al Sud.

Infine il 91% delle famiglie italiane possiede almeno un telefono cellulare o smartphone, circa un punto percentuale in più rispetto all’anno precedente. I valori più alti, superiori al 93%, si osservano nel Nord-est e nel Centro. Il personal computer è invece presente nelle case di sei famiglie su dieci (62,3%); ancora una volta i valori sono più elevati al Nord rispetto a Sud e Isole.

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