Giuseppe Dossetti, fondatore della Piccola Famiglia dell’Annunziata

Domenica 11 dicembre ad Ain Arik, vicino a Ramallah, si è ricordato con una celebrazione eucaristica il ventesimo anniversario della morte di don Giuseppe Dossetti (15 dicembre 1996), fondatore della Piccola Famiglia dell’Annunziata presente nella città e a Ma’in in Giordania.
La celebrazione eucaristica, alla quale hanno partecipato anche religiosi e amici venuti da Gerusalemme e da Ramallah, è stata presieduta dall’abuna Rafiq Khoury che nell’omelia ha ricordato don Giuseppe Dossetti come “uomo di profonda fede in Gesù Cristo, una fede assoluta, radicale, totale, senza limiti.

La sua fede in Gesù Cristo impregnava tutto il suo essere, la sua anima, il suo pensiero, il suo cuore e il suo corpo. Questa fede guidava il suo sguardo su tutto: sul proprio cuore, sulla sua comunità e sul mondo intero”. Ha ricordato inoltre la sua passione per la Parola di Dio, che meditava ogni giorno, facendone la luce per la sua vita in tutti i campi; e la sua preghiera instancabile aperta ai drammi di tutta l’umanità:

“Don Giuseppe è uno dei grandi testimoni della nostra epoca. Testimone della santità in mezzo al mondo e per il mondo. Credo che l’immagine che lo definisce meglio sia il fuoco. Era abitato da un fuoco, un fuoco divino, un fuoco profetico come i profeti dell’Antico e del Nuovo Testamento (S. Giovanni Battista), che si trasformava qualche volta in una sacra rivolta, una sacra ira.

I suoi rari interventi da monaco nella vita pubblica erano dettati da questo fuoco profetico”. Don Giuseppe Dossetti è nato e vissuto nel secolo scorso (1913-1996) e ha partecipato in modo intenso sia alle vicende della chiesa che alle vicende storiche del suo tempo. Si è impegnato nella vita politica italiana sempre a favore dei diritti del popolo e in particolare delle classi più povere ed emarginate.

Con questi ideali ha contribuito inoltre in modo decisivo a scrivere la Costituzione italiana (1946). Ritiratosi dalla vita politica, nel 1954 ha fondato una comunità religiosa, la Piccola Famiglia dell’Annunziata, e nel 1959 è stato ordinato sacerdote. Il cardinale di Bologna, Giacomo Lercaro, lo volle con sé al Concilio Vaticano II come perito.

L’amore per la Parola di Dio lo portò negli anni ‘70 a partire per la Terra Santa (Gerusalemme e Gerico) per approfondire la conoscenza dei testi biblici e dei luoghi della storia della salvezza. Su richiesta del patriarca latino mandò un gruppo di fratelli e sorelle a Ma’in in Giordania (1984) e poi ad Ain Arik (1989), allo scopo di sostenere le piccole comunità cristiane del villaggio.

In uno scritto il prof. Enrico Galavotti così lo ha ricordato: “Nella prospettiva di Dossetti gli errori che anche i cattolici stavano compiendo sul piano politico avevano un’origine ben precisa, cioè la mancanza di un pensiero profondo che interrogasse la realtà circostante. Metteva dunque in guardia i suoi interlocutori dagli enormi rischi che l’Italia stava correndo nel vivere di rendita rispetto a un bacino culturale ormai disseccato come quello che aveva espresso il movimento cattolico italiano:

così Dossetti lasciava capire che anche continuare a guardare alla sua esperienza politica al cosiddetto dossettismo come a un pozzo da cui continuare ad attingere acqua non era semplicemente anacronistico, ma piuttosto insensato; la soluzione ai problemi che il paese si trovava di fronte, e che sarebbero diventati ancora più grandi, era una soltanto e cioè ricominciare a pensare. ‘Siamo dinnanzi all’esaurimento delle culture’, aveva detto Dossetti”.

E nel libro ‘Il Vangelo nella storia’ Giuseppe Dossetti scriveva: “Non vedo nascere un pensiero nuovo da nessuna parte, né da parte laica né da parte cristiana. Siamo tutti immobili, fissi su un presente, che si cerca di rabberciare in qualche maniera da parte di tutti, ma non con il senso che la terra è sconvolta. Questa visione non è catastrofica, è realista; non è pessimistica…

L’unico grido che vorrei far sentire oggi è il grido di chi dice: ‘Aspettatevi delle sorprese ancora più grosse e più globali e dei rimescolii più totali’; quindi attrezzatevi per questo, oppure convocate delle giovani menti che siano predisposte per questo e che abbiano, oltre all’intelligenza, il cuore per questo, cioè lo spirito cristiano”.

Questo pensiero era stato espresso nel 1966 in una riflessione sul Concilio Vaticano II, ‘Il Vaticano II. Frammenti di una riflessione’: “Un altro tipo di presenza è quella invece del cristiano che vuole essere presente perché si assume le sue responsabilità cristiane ed evangeliche di fronte ai problemi veri dell’umanità, e se le assume fino in fondo, costino quel che costino, costino per esempio anche l’incomprensione da parte di chi giudica dal punto di vista del quotidiano, o il rifiuto da parte del mondo, o in un’altra misura la perdita di ogni possibilità di potere, almeno in apparenza, sulla storia che si sta facendo in quel momento”.

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