Charles de Foucauld ed il valore della Santa Famiglia

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Ricorreva il 1 dicembre un secolo dalla morte del beato Charles de Foucauld; e, alla fine del mese di ottobre si è ricordato i 130 anni da quel giorno nel quale Charles de Foucauld incontrò a Parigi l’abbé Huvelin che, attraverso la confessione e la comunione, gli fece ritrovare il Cristo conosciuto nell’infanzia, dimenticato nell’adolescenza, sostituito in giovinezza dalla ricerca leggera del piacere e della dissipazione.

Per l’apertura del Sinodo sulla famiglia papa Francesco indicò proprio Charles de Foucauld come colui che ha incarnato il significato della famiglia di Nazaret: “Charles de Foucauld, forse come pochi altri, ha intuito la portata della spirituale che emana da Nazaret. Questo grande esploratore, ha abbandonato improvvisamente la sua carriera militare, affascinato proprio dal mistero della Santa Famiglia, della relazione quotidiana di Gesù con i suoi genitori e i suoi parenti, del suo lavoro silenzioso e della sua umile preghiera.

Guardando alla Famiglia di Nazaret, fratel Charles ha compreso la sterilità del desiderio di ricchezza e di potere; si è fatto tutto a tutti attraverso l’apostolato della bontà; attirato dalla vita eremitica, egli ha capito che non si cresce nell’amore di Dio evitando le esigenze delle relazioni umane.

E’ infatti amando gli altri che impariamo ad amare Dio; ci si eleva quindi fino a Dio mettendoci al servizio del prossimo. Attraverso la vicinanza fraterna e solidale con i più poveri e i più abbandonati, egli ha capito che, in fin dei conti, sono loro che ci evangelizzano aiutandoci a crescere in ‘umanità’.

Per capire la famiglia oggi, entriamo anche noi, come Charles de Foucauld, nel mistero della Famiglia di Nazaret, nella sua vita nascosta, ordinaria e comune, come è la situazione della maggior parte delle nostre famiglie, con le loro pene e le loro semplici gioie; vita intessuta di serena pazienza nelle contrarietà, di rispetto per la condizione di ciascuno, di questa umanità che libera e che fiorisce nel servizio; vita di fraternità che scaturisce dall’esperienza di sentirsi un unico corpo”.

Nei suoi ‘Diari di Tamanrasset’ scrive a proposito della famiglia di Nazaret: “Mio Dio, voi mi avete portato in questa famiglia, oggetto dell’attaccamento appassionato della mia infanzia…Voi avete ispirato loro a ricevermi come il figlio prodigo al quale non si vuole nemmeno far pesare di aver abbandonato la casa paterna.

Voi avete dato loro lo stesso amore per me come se non avessi mai sbagliato… Io mi attaccavo sempre di più a questa famiglia amatissima…Vivevo in quell’ambiente così virtuoso che la mia vita riprendeva a vista d’occhio; era come la primavera che restituiva la vita alla terra dopo l’inverno”.

E nel 1894 nella lettera a Raymond de Blic scrive che occorre affidare la propria vita a Dio: “Quando la vita si fonda profondamente su Dio, è anche fondata nella felicità, Lui infatti è il Sommo Bene, e quando tutti i membri della famiglia sono uniti da una fede viva, si sperimentano sempre momenti di pace e di consolazione profonda…

La famiglia è il luogo della santità evangelica, vissuta nelle condizioni più ordinarie. Vi si respira la memoria di generazioni, si affondano radici che ci permettono di andare lontano. E’ il luogo del discernimento, dove ci si educa a riconoscere il disegno di Dio sulla propria vita e ad abbracciarlo con fiducia. E’ un luogo di gratitudine, di presenza discreta, fraterna e solidale, un luogo dove si impara ad uscire da sé stessi per accogliere l’altro, per perdonare e per ricevere il perdono”.

Anche i vescovi algerini hanno ricordato con una lettera ai propri fedeli il centenario del ‘piccolo fratello’, come testimone di misericordia: “Charles de Foucauld resta una figura esemplare per il nostro mondo e per la testimonianza del Vangelo. La sua esistenza è stata segnata dalla preghiera, dall’adorazione, dal senso profondo dell’Eucaristia ma anche dalla presenza di Gesù nei più poveri. Ha superato le barriere dell’appartenenza religiosa, sì è fatto uomo per tutti”.

Nel saluto ai piccoli fratelli per la sua beatificazione, avvenuta il 13 novembre 2015, papa Benedetto XVI ha ricordato il primato della vita contemplativa: “Rendiamo grazie per la testimonianza resa da Charles de Foucauld. Attraverso la sua vita contemplativa e nascosta a Nazareth, ha incontrato la verità dell’umanità di Gesù, invitandoci a contemplare il mistero dell’Incarnazione; in questo luogo, ha imparato molto dall’imitare il Signore, che voleva seguire con umiltà e povertà.

Ha scoperto che Gesù, unito a noi nella nostra umanità, ci invita alla fraternità universale, ha vissuto più tardi nel Sahara, per l’amore che Cristo ci ha dato l’esempio. Come sacerdote ha messo l’Eucaristia e il Vangelo al centro della sua esistenza, le due tavole della Parola e del Pane, fonte della vita e della missione cristiana”.