Caritas: siamo tutti con Aleppo

siriani_cristiani
Facebook0Twitter0Google+1LinkedIn1Email

L’operazione di evacuazione di Aleppo est è iniziata e la città inizia a svuotarsi dei suoi 250.000 abitanti molto lentamente, in quanto le fonti ufficiali siriane sostengono che l’evacuazione ha fatto uscire finora da Aleppo più di 8.000 persone, e la sospensione è avvenuta perché i ribelli e le forze jihadiste non avrebbero rispettato i termini dell’accordo, provando a portare con sé alcuni prigionieri.

Intanto Caritas Internationalis ha lanciato un nuovo appello ed una campagna per la pace in Siria in occasione del Natale: ‘Siamo tutti con Aleppo’ per una “immediata fine del conflitto, per la protezione delle vite dei civili e la possibilità che gli aiuti umanitari raggiungano tutte le persone in difficoltà…

Questa guerra è il peggiore inverno per la Siria. Ma noi sappiamo che dopo l’inverno viene la primavera. Con il vostro sostegno Caritas in tutto il mondo si è impegnata e ha lavorato per rendere possibile la pace in Siria. Lo stesso papa Francesco ha incoraggiato la nostra campagna ‘Siria: la pace è possibile’, implorando la grazia della conversione dei cuori di quanti hanno la responsabilità del destino di quella amrtoriata regione”.

In questi due anni la Caritas ha stanziato quasi 117.000.000 di dollari. I beneficiari diretti sono stati in totale più di 4.000.000 di profughi nei 7 paesi più toccati dalla crisi siriana e quella limitrofa dell’Iraq: Siria, Iraq, Libano, Giordania, Turchia, Egitto, Cipro. E nei giorni scorsi appeso all’albero di Natale della stazione Termini di Roma è stato lasciato da un anonimo viaggiatore anche un pensiero per la città siriana sotto assedio: “Cari umani, vorrei un corridoio umanitario ad Aleppo”.

Anche il papa, nella benedizione natalizia ‘Urbe et Orbi’, ha chiesto di non dimenticare la città siriana: “Pace agli uomini e alle donne nella martoriata Siria, dove troppo sangue è stato sparso. Soprattutto nella città di Aleppo, teatro nelle ultime settimane di una delle battaglie più atroci, è quanto mai urgente che, rispettando il diritto umanitario, si garantiscano assistenza e conforto alla stremata popolazione civile, che si trova ancora in una situazione disperata e di grande sofferenza e miseria. E’ tempo che le armi tacciano definitivamente e la comunità internazionale si adoperi attivamente perché si raggiunga una soluzione negoziale e si ristabilisca la convivenza civile nel Paese”.

Mentre il card. Luis Antonio Tagle, presidente di Caritas internationalis, nel messaggio di Natale alla popolazione siriana ha denunciato la situazione: “Sembra che in Siria sia sempre inverno e mai Natale. Sono 5 anni che il popolo soffre a causa dei crudeli venti di guerra. Milioni di persone sono senza casa e coloro che hanno un riparo non hanno riscaldamento o elettricità.

Anche il personale Caritas inizia a bruciare i mobili per riscaldarsi. Le scuole ancora aperte non possono più pagare il combustibile e i bambini devono avvolgersi in grandi coperte durante le lezioni per restare seduti nei propri banchi”.

Inoltre 224 organizzazioni della società civile hanno scritto agli Stati membri delle Nazioni Unite per denunciare le atrocità della guerra: “Il Consiglio di sicurezza ha tradito i siriani. In quasi sei anni di conflitto, quasi 500.000 persone hanno perso la vita e 11.000.000 sono state costrette a lasciare le loro case.

Di recente, i governi della Siria e della Russia e i loro alleati hanno portato a termine attacchi illegali sui quartieri orientali di Aleppo, nel totale disprezzo per i 250.000 civili lì intrappolati. I gruppi armati di opposizione a loro volta hanno colpito con colpi di mortaio e altri proiettili i quartieri di Aleppo ovest, anche se secondo l’Alto commissario Onu per i diritti umani “gli attacchi indiscriminati contro la parte orientale della città da parte delle forze governative e dei loro alleati sono responsabili della stragrande maggioranza delle vittime civili.

I tentativi di porre fine a queste atrocità e di chiamare a risponderne i responsabili sono stati ripetutamente bloccati dalla Russia, che continua a fare cattivo uso del suo potere di veto all’interno del Consiglio di sicurezza”. E secondo un nuovo rapporto di Oxfam meno del 3% dei 5.000.000 di rifugiati siriani ha trovato reinsediamento nei paesi ricchi:

dall’analisi delle politiche di reinsediamento, che ha riguardato paesi come Australia, Canada, Germania, Olanda, Russia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, risulta che in alcuni si siano registrati ingiustificati ritardi nell’accoglienza dovuti a lungaggini di procedura, indagini di sicurezza e un clima politico sempre più ostile, mentre in altri si è proceduto celermente grazie a una maggiore disponibilità di risorse umane e finanziarie e all’esistenza di una volontà politica.

E per quanto riguarda la politica di accoglienza dell’Italia Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia, ha lanciato un appello in vista del G7 a Taormina: “Secondo gli accordi presi in sede di Unione Europea, I’Italia si è impegnata a reinsediare dai luoghi di conflitto direttamente sul territorio italiano 1.989 rifugiati.

Ad oggi il nostro paese ne ha accolti circa un terzo, senza contare il prezioso apporto della società civile impegnata in iniziative volontarie. Si tratta di persone che stanno cercando un futuro di speranza lontano dagli orrori di una guerra, come quella siriana, di cui vediamo i tragici effetti quotidianamente.

In questo contesto gli impegni presi dall’Europa sono già di per sé un numero piuttosto basso se comparato ai bisogni della crisi umanitaria. Per questo chiediamo che l’Italia, che ospiterà il G7 e che ha più volte dichiarato una speciale attenzione a questo tema, faccia di più per rafforzare e potenziare il programma di reinsediamento, in modo da raggiungere quanto prima la soglia stabilita dall’Ue”.