Dieci anni senza il card. Pappalardo, il nemico della Mafia

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Uomo di fede, di carisma e di forte impatto mediatico, Salvatore Pappalardo non è stato solo una guida pastorale dell’Arcidiocesi di Palermo. Il suo indelebile ricordo oltrepassa il rapporto tra un pastore e il suo gregge per toccare le corde della familiarità.

Mons. Pappalardo è legato alla città di Palermo da un vincolo speciale, indissolubile, che neanche la morte ha potuto scalfire. A dieci anni dal suo ritorno alla casa del Padre, il capoluogo siciliano non ha dimenticato colui che si è schierato dalla parte dei cittadini onesti. Denunciando la criminalità organizzata ha segnato una rottura con il passato.

Esponendo se stesso e la sua storia, mettendoci la faccia, è stato in trincea quando si è trattato di riconoscere pubblicamente l’esistenza di ‘Cosa Nostra’. In carica nel periodo di maggiore forza della mafia a Palermo, il cardinale Pappalardo ha vissuto con i cittadini onesti la distruzione del pool antimafia, sgretolato dalle fondamenta dai corleonesi, con le stragi di Chinnici e Caponnetto, per finire con l’eccidio di Capaci – Falcone, la moglie e la sua scorta – e quello di Via d’Amelio – Borsellino e i suoi uomini.

Fece scalpore il suo discorso pronunciato nel 1982, durante l’Omelia del funerale al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel quale citando Tito Livio disse: “Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata”, a testimonianza delle colpe dello Stato italiano per il sangue versato dal Prefetto e dalla sua giovane compagna.

Come non ricordare la sua invettiva nel 1992 contro i colpevoli della strage di Capaci, durante i funerali di Giovanni Falcone, di sua moglie, Francesca Morvillo e della scorta, celebrati nella Cattedrale della città. In seguito, nonostante la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Palermo nel 1996, accolta da Giovanni Paolo II, per sopraggiunti limiti di età, resterà arcivescovo emerito sino alla morte, il 10 dicembre del 2006.

Ai funerali presieduti dal delegato di Papa Benedetto XVI, card. Angelo Sodano, parteciparono anche Salvatore de Giorgi suo successore metropolita – che tenne una commovente omelia – e Paolo Romeo, colui che gli succedette.

Tra le cariche onorifiche ricevute, oltre a quella di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, anche quella del Sacro Ordine costantiniano di San Giorgio e quella di Cavaliere di gran Croce dell’ordine al merito della Repubblica italiana, voluta dal Presidente Pertini per meriti contro la criminalità organizzata. A dieci anni dalla scomparsa, il suo lascito vive e produce ancora frutti copiosi.

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