Oratori: mons. Marciante ha aperto il nuovo anno pastorale del COR

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Proprio nel 50^ anniversario dalla scomparsa del fondatore del Centro Oratori Romani, il servo di Dio Arnaldo Canepa, che per decenni si prodigò per la pastorale oratoriana a Roma, mons. Giuseppe Marciante, vescovo ausiliare del Settore Est della diocesi, ha rivolto ai tanti giovani presenti il suo accorato appello di pastore perché aumenti il numero degli oratori nella capitale:

“Abbiamo bisogno di missionari, di giovani catechisti missionari per crescere ancora di più il numero degli oratori a Roma”. Mons. Marciante ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica per l’apertura dell’anno pastorale del COR, associazione di laici che da oltre 70 anni di dedica alla apertura di nuovi oratori e alla formazione di animatori e catechisti a Roma: “L’oratorio attira bambini e ragazzi insegnando loro la fede, la preghiera ed il gioco, ha aggiunto il Vescovo, e voi giovani sapete essere attrattivi verso altri giovani.

Siete i costruttori di cielo e terra nuovi vivendo pienamente le Beatitudini e il Vangelo. Voi siete la speranza del futuro, avendo come modello di animatore e catechista proprio Canepa sepolto in questa chiesa. Abbiatelo come modello di santità nella semplicità, ma anche nella straordinarietà della carità, della fede e della speranza cristiana, virtù gradite a Dio”.

Il vescovo ha anche ricordato la storia del COR nella Diocesi, partendo dalla testimonianza di alcuni sacerdoti e parroci romani che nel corso degli anni ebbero la grazia di collaborare con Canepa alla costruzione di nuovi oratori, soprattutto nella zona est della capitale, a cominciare dai quartieri del Quadraro e di Centocelle.

Durante la celebrazione eucaristica 4 nuovi soci effettivi hanno per la prima volta pronunciato la loro promessa, andandosi ad aggiungere a quanti già sono a servizio delle molte comunità parrocchiali e collaborano attivamente con il Servizio diocesano di Pastorale Giovanile.

La giornata di suffragio del COR si era aperta la stessa mattina del 2, anniversario della scomparsa del fondatore, con una santa messa, celebrata da mons. Gianrico Ruzza presso la clinica Madonna della Fiducia dove il Servo di Dio trascorse gli ultimi anni della sua vita in spirito di preghiera ed umiltà e dove morì proprio il 2 novembre 1966. Esattamente dopo 50 anni il COR, guidato dal presidente, Alessandro Ciafrei, e dall’assistente, don Giovanni Ippolito, ha posto una targa commemorativa a perenne ricordo del tempo trascorso in quella cappella da Canepa che vi passava ore in preghiera e meditazione.

E nel sussidio per le attività nel tempo di Avvento il COR ha pubblicato il sussidio ‘Questa è la mia casa, resta in attesa’, in cui propone un itinerario legato all’esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia’, in quanto l’oratorio “come luogo di incontro fra le diverse generazioni dei bambini e dei ragazzi, dei giovani catechisti e degli animatori come degli adulti genitori può e deve essere un luogo decisivo dove sperimentare ed annunziare l’amoris laetitia”.

L’opuscolo evidenzia “l’identità che vogliamo riscoprire in quest’anno di oratorio insieme è quella di ‘famigliari di Dio’, gente della sua casa. Il battesimo che ci ha fatti cristiani, ossia figli di Dio attraverso l’innesto in Gesù Cristo, ci ha reso parte del popolo che Dio ha scelto per sé, il popolo di Dio.

Adottati in questa figliolanza divina, otteniamo una nuova identità che completa quella naturale. La discendenza naturale, a cui apparteniamo grazie ai nostri genitori, ci fa ereditare caratteristiche biologiche, condizioni di vita, ci proietta in un tempo storico particolare, tutti fattori che contribuiscono a definire la nostra esistenza.

Per la discendenza in cui siamo inseriti col battesimo ereditiamo un patrimonio spirituale, insieme al nostro posto all’interno della storia della salvezza. Se alla vita terrena ci hanno generato i nostri genitori, alla vita divina ci genera l’altra famiglia a cui apparteniamo: la Chiesa. In questo itinerario educativo riscopriremo le caratteristiche dell’una e dell’altra famiglia, quella naturale che ci ha dato la vita, e quella spirituale che ci conduce alla vita eterna.

Accompagneremo i nostri ragazzi a comprendere l’una alla luce dell’altra, perché dalla concretezza di una si possa intuire la realtà dell’altra, e dalla perfezione di una si possa comprendere la bellezza piena della vita familiare cristiana”.

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