Libia: fermare il massacro dei migranti

Dalla Libia continuano a giungere i migranti e sono sempre più coloro che finiscono annegati nel mar Mediterraneo. Appena la settimana scorsa si stimano che in un naufragio sono 239 le vittime, tra cui una decina di bambini.

E circa un mese fa nella comunità di Sant’Egidio si sono incontrati i rappresentanti delle tribù Awlad Suleiman e Tebu della città di Sebha, capitale del Fezzan, la grande regione del Sud della Libia, che hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta in cui si afferma la volontà di ristabilire la fiducia reciproca e di lavorare insieme per la convivenza pacifica a Sebha, città strategica per tutto il Paese, dove, sin dall’inizio della crisi libica, sono avvenuti scontri tra le diverse componenti della popolazione determinando una situazione di grande incertezza.

La comunità di Sant’Egidio ha espresso la sua soddisfazione per un’intesa che riguarda la città più importante del Sud libico, regione chiave per la pacificazione dell’intero Paese. Essa è impegnata da diversi anni per una soluzione della crisi libica e in particolare ha svolto un ruolo di primo piano per la stabilizzazione del Fezzan.

Alcuni passi importanti in quella direzione erano già stati fatti nel novembre del 2015 dalle tribù Tuareg e Ubari per la pacificazione della città di Ubari, e, nel giugno scorso, da tutte le componenti del Sud libico con la firma, sempre a Sant’Egidio, di un accordo umanitario che ha portato ad una distribuzione di medicine e materiale sanitario nei sette ospedali principali del sud della Libia.

Intanto nel mar Mediterraneo sono oltre 10.000 le vittime dal 2014, secondo l’Onu: nel 2014 le vittime sono state 3.500, salite a 3.771 lo scorso anno, nei soli primi 5 mesi del 2016 sono state 2.814. Per questo la Comunità di Sant’Egidio ha attivato i corridoi umanitari, che è un progetto-pilota, realizzato con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Tavola Valdese, completamente autofinanziato.

Ha come principali obiettivi evitare i viaggi con i barconi nel Mediterraneo, che hanno già provocato un numero altissimo di morti, tra cui molti bambini; impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini che fanno affari con chi fugge dalle guerre; concedere a persone in ‘condizioni di vulnerabilità’ (ad esempio, oltre a vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo.

E’ un modo sicuro per tutti, perché il rilascio dei visti umanitari prevede i necessari controlli da parte delle autorità italiane. La Comunità di Sant’Egidio ha spiegato il funzionamento: “Arrivati in Italia, i profughi sono accolti a spese delle nostre associazioni in strutture o case. Insegniamo loro l’italiano, iscriviamo a scuola i loro bambini, per favorire l’integrazione nel nostro paese e aiutarli a cercare un lavoro.

Le associazioni inviano sul posto dei volontari, che prendono contatti diretti con i rifugiati nei paesi interessati dal progetto, predispongono una lista di potenziali beneficiari da trasmettere alle autorità consolari italiane, che dopo il controllo da parte del Ministero dell’Interno rilasciano dei visti umanitari con Validità Territoriale Limitata, validi dunque solo per l’Italia. Una volta arrivati in Italia legalmente e in sicurezza, i profughi potranno presentare domanda di asilo”.

Tra febbraio e ottobre 2016, sono già arrivate circa 400 persone, siriani in fuga dalla guerra. Ma il progetto prevede l’arrivo di 1000 persone nell’arco di due anni. Nel frattempo l’ong ‘Porte Aperte’ denuncia la persecuzione nei confronti dei cristiani. Un cristiano libico è stato arrestato a Benghazi, da ufficiali della Amministrazione Generale per l’Investigazione Criminale: “A quanto pare il cristiano arrestato, di cui non si sa il nome, è accusato di ‘proselitismo attraverso social media e denigrazione dell’islam’”.

Secondo fonti locali l’accusa ha sostenuto che l’uomo, un ex-musulmano convertitosi già da alcuni anni al cristianesimo, avrebbe usato i
social media per evangelizzare altri: “La cosiddetta Costituzione provvisoria libica del 2011 dichiara che l’slam è la religione della Libia e che la fonte principale della legislazione è la legge islamica (sharia).

Questa carta provvisoria non parla esplicitamente della conversione, tuttavia: ‘Abbandonare l’islam è totalmente inaccettabile per gran parte dei libici’, afferma apertamente il ‘Libya Herald’. Tra l’altro, nei mesi passati svariati cristiani non-libici sono stati arrestati da differenti milizie (il paese è diviso e l’amministrazione non è nelle mani di un’unica fonte di potere). Nessuno di loro è stato liberato finora”.

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