Suggestioni sonore

Ascolto quell’incantevole brano di Wagner Siegfried Jdyll e rimango sempre affascinato!
L’Idillio di Sigfrido è struggente nella sua pura tenerezza, estatico nel suo modulare trasognato, intenso nella sua profondità cromatica, elevato nella sua architettura espressiva di trama musicale quasi inestricabile. Il solo ascolto è già incarnazione sonora di eventi, di personaggi e di sentimenti!
Non basta imparare le regole del combinar le note: bisogna conoscere bene tutta la musica!

Non basta sapere usare il metronomo: bisogna saper captare la musica del ritmo!

Non basta avere in mano il diapason: bisogna saper percepire la musica del suono!
Non basta l’ascolto dei suoni e dei ritmi: bisogna che essi diventino arte per essere musica.
Soltanto allora avviene il miracolo del ridonare la bellezza sonora in cui ogni rapporto tra vita e arte si trasfigura in poesia e in canto.

Fare arte è percepire l’invisibile Mistero. L’arte si misura sempre con l’ineffabile Mistero, non è foto-copia del mondo reale. L’artista opera arte per urgenza interiore di verità, per suggestione palpitante del cuore che esplode quando vuole avventurarsi nell’infinita molteplicità delle sue impressioni ed espressioni.

L’arte vera non è imitazione di modelli secondo “canoni assoluti” di bellezza ma ascolto di sentimenti che aprono sentieri inesplorati nel mistico giardino delle meraviglie che incantano. L’arte deve fare sempre passi in avanti per non morire nel “già detto”. L’arte vera è processo di creatività, è trasfigurazione di nuove luci, di variegati colori, di suoni inediti e ammalianti. Il vero artista, pur rimanendo fedele alle esigenze tecniche, deve possedere l’audacia di creare il nuovo, altrimenti non supererà mai quella sorta di “pio archeologismo” che blocca ogni creatività della ragione filtrata dal cuore.

L’arte è soglia che nasconde e rivela, vela l’ineffabile e svela l’invisibile. L’arte è tutta simbolica: mette insieme realtà di ordine diverso per poi sconnetterle in un continuo divenire tra equilibrio e lacerazione, tra concordanza e dissonanza di luci e di penombre, di silenzi e di suoni. L’arte è il grembo fecondo in cui l’amata bellezza si genera e si rigenera. La bellezza non conosce la separazione cartesiana tra spirito e corpo perché tutto passa attraverso il corpo mentre raggiunge lo spirito. La bellezza, come l’amore, è arte che, quando raggiunge il cuore, lo fa esplodere!

Il processo di scrittura sia letteraria sia musicale, ha lo stesso principio di comunicazione e di rivelazione del pensiero. Comporre, eseguire e interpretare, dunque, non significa scrivere, suonare o cantare soltanto note, anche se scritte o eseguite tecnicamente perfette. Il compositore o l’interprete deve creare e ricreare musica vera nella “temporalità sonora”, altrimenti, invece di essere eccellente musicista rischia di apparire mediocre musicante.

Ben sappiamo che il travaglio della ricerca artistica spinge sempre verso inedite luci verbo-melodiche che sono canto ed enigma: canto per il cielo ed enigma per la terra, attraverso il fuoco creativo della passione che brucia e non consuma, come il roveto ardente sul monte Sinai. L’informe è costantemente in cerca della forma così come, un tempo, le nebulose sarebbero diventate soli, stelle, lune e terre.

Ogni composizione artistica è creazione e rischio perché è un donarsi con tutte le proprie forze senza frenare gli slanci creativi che si agitano all’interno di se stessi e che portano verso regioni ancora vergini della pura arte. E così si spicca il volo verso architetture semplici o complesse che sono danze in concordia discors, anche se le orecchie sorde, mal preparate o impigrite, sono incapaci di riconoscere tali armonie.

Certa società che non lascia posto al nuovo, fa di tutto per abbattere il profeta e annientare la sua arte, al fine di integrarlo nel giro disarmonico della sciatta consuetudine. Il vero profeta è scomodo perché trasmette inquietudini di ricerca, mette a nudo i luoghi comuni, le false certezze e le sporche menzogne. Essendo un anticonformista, rifiuta la menzogna, lotta e persevera per annunziare la verità. Se l’arte ha una storia luminosa e continua a vivere nel tempo, è perché non si ostina a percorrere sentieri già battuti. La profezia artistica è la vita e la fecondità della vera arte.

Oggi, la comunità umana è in crisi perché non trova forza di alzare i toni culturali per andare avanti profeticamente. Ritengo che l’origine di tutto questo abbia tre motivi: l’imbecillitas mentis, la superbia cordis e la pigritia voluntatis. All’interno di quella diabolica smania mercantile, questi tre atteggiamenti annullano ogni autentico e fecondo lavoro artistico. All’interno della prigione dell’arroganza prepotente dei potenti, il profeta d’arte è condannato a morte, pur rimanendo vivo nella sua libertà di coscienza e fecondità artistica. La storia ci tramanda che i profeti vengono sempre esiliati e rinchiusi nel martirio della loro testimonianza: martiri di un’inutile utopia? No, martiri perché l’arte della risurrezione l’hanno capita soltanto loro. Essi, infatti, sono segno di un altro mondo che non si può fingere di ignorare proprio a causa della loro testimonianza.

La creazione artistica non si riduce allo sfruttamento mercificato di un talento, ma è responsabilità di un’ascesi, così come l’ispirazione non ha come fine il donare vita alla tecnica, ma è la tecnica che offre un corpo vivo all’ispirazione. Tutto il travaglio artistico somiglia al lavoro ascetico dei mistici e dei profeti, compresi i momenti drammatici della “notte oscura”. I veri artisti, al di là delle tecniche, degli stili e delle forme, sanno donare vita alla misteriosa realtà che possiedono interiormente. Mi piace paragonare l’artista al mitico pellicano che offre le proprie viscere come cibo per i suoi piccoli. E, allora, si esortino i mistici e i profeti a non spegnere il canto della Parola rivelata e celebrata nella divina Liturgia!

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