Approvata la nuova legge contro il caporalato

La Camera ha approvato in via definitiva la legge contro il caporalato con 346 i voti a favore. Sono previste pene non solo per il caporale ma anche per le imprese che sfruttano il lavoratore: fino a sei anni di carcere (che possono arrivare fino ad otto se c’è violenza o minaccia) per chi commette il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Oltre al carcere, è punito anche con una multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, che possono arrivare fino a 2.000 euro per ogni lavoratore se vi è l’aggravante della minaccia o violenza.

Queste alcune delle novità più importanti contenute nel provvedimento che si compone di 12 articoli ed è stato promosso da cinque ministeri: Politiche agricole, Giustizia, Lavoro, Economia e Interno. E’ modificato l’articolo 603-bis del codice penale (‘Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro’), che riscrive il reato di caporalato introducendo la sanzionabilità anche del datore di lavoro; è prevista la pena della reclusione da uno a sei anni e la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. Se i fatti sono commessi mediante violenza o minaccia, si applica la pena della reclusione da cinque a otto anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Inoltre costituisce ‘indice di sfruttamento’ la sussistenza di una o più delle seguenti condizioni: la reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali; la reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie; la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro; la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.

Per la prima volta si estende il Fondo Antitratta anche alle vittime del caporalato. Stando alle statistiche, secondo il rapporto sulle agromafie, le infiltrazioni mafiose nella filiera alimentare e nella gestione del mercato del lavoro attraverso la pratica del caporalato muovono in Italia un’economia illegale e sommersa che va dai 14 ai 17,5 miliardi di euro. Secondo i dati Istat sull’economia ‘non osservata’, l’agricoltura è tra i settori con il più alto tasso di lavoro irregolare.

Stando al report più recente dell’Istituto di statistica, nel caso dei lavoratori dipendenti, la percentuale di sommerso è pari al 43%. In realtà, tra campi e frutteti, è ormai appurata la presenza di un esercito di 430.000 persone che, stando al rapporto ‘Agromafie e caporalato’ realizzato dall’Osservatorio ‘Placido Rizzotto’, rispetto ad appena due anni fa, conta su un numero di vittime aumentato tra le 30.000 e le 50.000 unità, che per le organizzazioni mafiose e criminali rappresenta un ulteriore fonte di economia illegale che per tutta la filiera agroalimentare è stimata tra i 14 e i 17 miliardi di euro.

Mediamente, il salario di questi lavoratori è la metà della retribuzione prevista dai contratti di settore e si attesta tra i 25-30 euro al giorno, per 10-12 ore di lavoro. Circa 2 euro all’ora. Per un totale di 420.000.000 di euro di evasione contributiva stimata. D’altro canto le ispezioni sono cresciute del 59% nell’ultimo anno. E i dati forniti dal ministero del Lavoro sugli interventi ispettivi del 2015 nel comparto agricolo sono eloquenti: le 8.662 ispezioni effettuate nelle imprese hanno fatto registrare un tasso incredibile di irregolarità pari al 56%. Oltre 8.800 le aziende ispezionate in cui sono stati trovati 6.153 lavoratori irregolari, di cui 3.629 totalmente in nero. Sono 713, invece, i fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive.

Le associazioni ed i sindacati sono soddisfatti dell’approvazione della legge, anche se non tutto è perfetto. Caritas italiana, impegnata sul territorio italiano con il Progetto Presidio, che ha fatto finora emergere dallo sfruttamento oltre 3.900 lavoratori migranti, ha scritto che la norma ‘ci rafforza nella lotta alla piaga dello sfruttamento lavorativo che colpisce indistintamente italiani e stranieri. E’ un ulteriore passo verso una cultura della legalità che sempre più dovrà interessare la lunga filiera del lavoro agricolo a partire dal datore di lavoro per arrivare alla grande distribuzione”.

Per le organizzazioni che aderiscono alla Campagna #FilieraSporca, l’approvazione del testo è ‘un punto di partenza importante’, ma serve più trasparenza sull’intera filiera: “All’azione meramente repressiva è necessario affiancare quanto prima una legislazione basata sulla prevenzione, e dunque sulla trasparenza della filiera.

Una pressione corale sulla Grande Distribuzione Organizzata e sugli altri punti chiave della catena, che contribuiscono a determinare i prezzi e le derive amorali del mercato del lavoro, è possibile soltanto a partire dall’adozione di una etichetta narrante. Serve per questo un cambio di paradigma che rimetta al centro la dignità delle persone e riempia di senso il concetto di made in Italy, prima che rimanga soltanto un guscio vuoto”.

Secondo la Coldiretti con la legge sul caporalato l’Italia si pone all’avanguardia nella tutela del lavoro nei campi che va estesa anche ai prodotti importati che sono ottenuti anche dallo sfruttamento del lavoro minorile che riguarda 100.000.000 di bambini secondo l’Organizzazione Internazionale del lavoro (ILO):

“Occorre ora garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una equa distribuzione del valore. Se i prodotti agroalimentari italiani sono ora garantiti, dalle rose alle banane, dallo zucchero di canna all’olio di palma, dal cacao al caffè fino ai gelsomini sono molti i prodotti importati sui quali pesa addirittura l’ombra dello sfruttamento minorile.

Un fenomeno diffuso nel tempo della globalizzazione dei mercati che si fa paradossalmente finta di non vedere solo perché avviene in Paesi lontani e che è spesso incentivato da accordi europei agevolati per l’importazione di prodotti alimentari, dal riso del Myanmar all’olio dalla Tunisia fino alle trattative in corso, anche per i prodotti frutticoli, con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) dove non ci sono le stesse norme di tutela dei lavoro vigenti in Italia”.

Acli Terra ha definito l’approvazione del ddl che contrasta il Caporalato un importante passo in avanti per contrastare il grande problema dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, tematica fortemente attuale e dibattuta: “E’ inammissibile che più di 400.000 lavoratori, stranieri e italiani, vedano compromessa la loro dignità umana a causa di condizioni di lavoro poco dignitose e quanto questo incida anche sulla qualità della produzione agricola delle nostre terre.

Siamo riusciti a mantenere l’impegno che portiamo avanti da anni, ormai. Dopo la firma del protocollo sperimentale dello scorso maggio, ci troviamo di fronte ad un traguardo importantissimo e siamo grati all’impegno del Ministero delle politiche agricole. Ora auspichiamo che l’attenzione verso i reati in agricoltura resti costante, al fine di coinvolgere tutti gli operatori nella denuncia di ogni forma di schiavitù e di mancanza di tutela del comparto agricolo”.

Positivo anche il commento del Forum Nazionale Agricoltura Sociale: “Un passo importante per contrastare una vera nuova forma di schiavitù. Una legge a tutela dei lavoratori e della dignità umana, un grande passo di civiltà. Lavoro nero e sfruttamento sono cresciuti negli ultimi anni in tutto il territorio nazionale e con un ruolo sempre maggiore da parte delle mafie. Se questa legge verrà applicata chi sfrutta la terra e l’uomo per affari criminali avrà vita difficile, ma bisogna comunque mantenere l’attenzione alta e procedere rapidamente alla sua applicazione”.

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