In Irak ed in Siria si continua a morire

Nonostante i proclami e le ‘avanzate’ del fronte occidentale nel cuore caldo del Medio Oriente in Siria ed in Irak la popolazione inerme continua a morire a causa dei conflitti interni tra lo stato islamico e i governi dei due Stati, come hanno denunciato Amnesty International e Save the Children.

Nel rapporto ‘Uccisi per i crimini di Daesh: violazioni dei diritti umani contro gli sfollati iracheni ad opera delle milizie e delle forze governative’ Amnesty International ha denunciato che milizie paramilitari e forze governative irachene hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani, tra cui crimini di guerra, nei confronti di migliaia di civili fuggiti dalle zone controllate dal gruppo che si è denominato Stato islamico (Is o Daesh) per il controllo della città di Mosul.

Il rapporto si basa su oltre 470 interviste a ex detenuti, testimoni, familiari di persone uccise, scomparse o in prigionia, funzionari, attivisti, operatori umanitari e altri ancora: “Dopo essere fuggiti dall’orrore della guerra e dalla tirannia dell’Is, i civili arabi sunniti vanno incontro alla brutale vendetta delle milizie e delle forze governative e vengono puniti per i crimini commessi da quel gruppo.

L’Is costituisce un’assai concreta e mortale minaccia alla sicurezza dell’Iraq ma non può esservi alcuna giustificazione per le esecuzioni extragiudiziali, le sparizioni forzate, la tortura e le detenzioni arbitrarie”, ha dichiarato Philip Luther, del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Le ricerche di Amnesty International hanno provato che, durante le operazioni di maggio e giugno 2016 per riconquistare la città di Falluja e le zone limitrofe, le milizie a maggioranza sciita e probabilmente anche le forze governative hanno commesso crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani. Una commissione d’inchiesta istituita dal governatore di Anbar ha concluso che 49 persone catturate a Saqlawiya sono state uccise (fucilate, bruciate o torturate a morte) e che altre 643 restano scomparse.

Il governo locale ha annunciato l’apertura di indagini e il compimento di arresti ma non ha fornito informazioni sugli sviluppi. Il rapporto di Amnesty International denuncia il costante ricorso alla tortura, da parte delle forze di sicurezza e delle milizie, nei centri usati per i controlli di sicurezza, nelle strutture detentive non ufficiali gestite dalle milizie e in quelle ufficiali dirette dai ministri della Difesa e dell’Interno nelle province di Anbar, Baghdad, Diyala e Salah al-Din.

Finora in questo anno sono state eseguite almeno 88 condanne a morte, per lo più per reati di terrorismo. Sono state emesse altre decine di condanne a morte e almeno 3000 prigionieri si trovano nei bracci della morte in attesa di esecuzione. E d’altra parte, mentre le forze irachene e della coalizione alleata hanno circondato la città di Mosul per prenderne il controllo, la vita di oltre mezzo milione di bambini è appesa a un filo, come ha dichiarato anche Aram Shakaram, vicedirettore di Save the Children in Iraq:

“Se non verranno aperte vie sicure per sfuggire ai combattimenti in corso, molte famiglie non avranno altra scelta che restare, con il rischio di rimanere vittime del fuoco incrociato o dei combattimenti, intrappolati in luoghi privi di accesso agli aiuti umanitari, al cibo e alle cure mediche. Coloro che tenteranno la fuga dovranno attraversare una città infestata da ordigni esplosivi, cecchini e mine antiuomo. Se non si agisce subito per assicurare a queste persone una via di fuga sicura, assisteremo a un bagno di sangue di civili su vasta scala”.

Le famiglie assediate a Mosul affermano di non potersi permettere cibo, acqua e medicinali di base e di aver predisposto dei rifugi nelle loro case nel caso che queste vengano bombardate. Molti di loro affermano di avere troppa paura per lasciare la città se le strade non verranno rese sicure. Anche coloro che riescono a fuggire, si trovano ad affrontare una situazione di grande incertezza. I campi che sono stati allestiti possono ospitare solamente 60.000 persone circa: una percentuale esigua rispetto al numero di coloro, si stima che siano fino ad 1.000.000, che potrebbero lasciare Mosul.

L’appello d’emergenza lanciato dalle Nazioni Unite ha ricevuto finora solo la metà dei fondi richiesti, ma i campi potrebbero essere invasi dagli sfollati entro pochi giorni. Migliaia di famiglie sono fuggite dall’area di Hawija e almeno 5.000 persone hanno abbandonato i villaggi attorno a Mosul e attraversato la frontiera con la Siria nord-occidentale nella scorsa settimana, dove si trovano ora in condizioni disperate.

Inoltre la stessa organizzazione ha denunciato che ad Aleppo nell’ultimo mese sono morti o feriti più di 500 bambini e circa 100.000 bambini hanno bisogno di cibo, acqua potabile e cure mediche, come ha riferito Helle Thorning-Schmidt, direttore generale dell’Ong: “Quello che sta succedendo ad Aleppo e in tutta la Siria è una delle sfide politiche e morali cruciali dei nostri tempi. La mancata protezione dei bambini sta mettendo a repentaglio tutto il sistema del diritto umanitario internazionale. Senza un’azione urgente, questo diventerà uno degli episodi più tragici dei nostri tempi…

Il mondo non può voltarsi dall’altra parte mentre questi bambini rischiano la vita. I bambini siriani sono stati dimenticati troppo a lungo ed è necessario uno sforzo congiunto di tutte le parti per trarli in salvo mentre la situazione ad Aleppo peggiora. La storia ci giudicherà sulla base della risposta che sapremo fornire”.

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