Papa: il rosario è sintesi della storia della misericordia di Dio

Nell’omelia per la messa del Giubileo Mariano papa Francesco ha ricordato che anche Maria, la Madre di Dio, è stata per lungo tempo ‘straniera in Egitto’, sperimentando, ‘insieme col suo sposo Giuseppe, la lontananza dalla sua terra’, ma grazie alla sua fede ‘ha saputo vincere le difficoltà’:

“In questa giornata giubilare ci viene proposto un modello, anzi, il modello a cui guardare: Maria, la nostra Madre. Lei, dopo aver ricevuto l’annuncio dell’Angelo, lasciò sgorgare dal suo cuore un cantico di lode e di ringraziamento a Dio: ‘L’anima mia magnifica il Signore…’. Chiediamo alla Madonna di aiutarci a comprendere che tutto è dono di Dio, e a saper ringraziare: allora, vi assicuro, la nostra gioia sarà piena. Solo colui che sa ringraziare, sperimenta la pienezza della gioia. Per saper ringraziare, occorre anche l’umiltà”.

Prendendo spunto dalle letture proprie il papa ha sottolineato che è importante saper lodare Dio, come ha fatto il samaritano guarito, uno straniero, rispetto agli altri nove, che nella loro ‘religione’ obbediscono ai precetti: “Uno soltanto fa eccezione: un samaritano, uno straniero che vive ai margini del popolo eletto, quasi un pagano!

Quest’uomo non si accontenta di aver ottenuto la guarigione attraverso la propria fede, ma fa sì che tale guarigione raggiunga la sua pienezza tornando indietro ad esprimere la propria gratitudine per il dono ricevuto, riconoscendo in Gesù il vero Sacerdote che, dopo averlo rialzato e salvato, può metterlo in cammino e accoglierlo tra i suoi discepoli”. Dio agisce nella piccolezza delle cose, come è avvenuto con Naaman il siro, a cui chiede di immergersi nel fiume, un ‘comandamento’ piccolo e banale:

“Ammalato di lebbra, per guarire accetta il suggerimento di una povera schiava e si affida alle cure del profeta Eliseo, che per lui è un nemico. Naaman è disposto però ad umiliarsi. Ed Eliseo non pretende niente da lui, gli ordina solo di immergersi nell’acqua del fiume Giordano. Tale richiesta lascia Naaman perplesso, addirittura contrariato: ma può essere veramente un Dio quello che chiede cose così banali? Vorrebbe tornarsene indietro, ma poi accetta di immergersi nel Giordano e subito guarisce”.

Ugualmente è accaduto a Maria, umile ragazza di un villaggio sperduto, a cui Dio ha chiesto di essere Sua Madre: “Il cuore di Maria, più di ogni altro, è un cuore umile e capace di accogliere i doni di Dio. E Dio, per farsi uomo, ha scelto proprio lei, una semplice ragazza di Nazaret, che non viveva nei palazzi del potere e della ricchezza, che non ha compiuto imprese straordinarie.

Chiediamoci, ci farà bene, se siamo disposti a ricevere i doni di Dio, o se preferiamo piuttosto chiuderci nelle sicurezze materiali, nelle sicurezze intellettuali, nelle sicurezze dei nostri progetti… Teniamo stretta a noi questa fede semplice della Santa Madre di Dio; chiediamo a Lei di saper ritornare sempre a Gesù e dirgli il nostro grazie per tanti benefici della sua misericordia”.

E nella veglia di preghiera del giubileo mariano papa Francesco aveva affermato l’importanza della recita del rosario: “La preghiera del Rosario è, per molti aspetti, la sintesi della storia della misericordia di Dio che si trasforma in storia di salvezza per quanti si lasciano plasmare dalla grazia. I misteri che passano dinanzi a noi sono gesti concreti nei quali si sviluppa l’agire di Dio nei nostri confronti. Attraverso la preghiera e la meditazione della vita di Gesù Cristo, noi rivediamo il suo volto misericordioso che va incontro a tutti nelle varie necessità della vita”.

Inoltre papa Francesco ha sottolineato che la recita del rosario non significa estraniazione dalla vita: “La preghiera del Rosario non ci allontana dalle preoccupazioni della vita; al contrario, ci chiede di incarnarci nella storia di tutti i giorni per saper cogliere i segni della presenza di Cristo in mezzo a noi. Ogni volta che contempliamo un momento, un mistero della vita di Cristo, siamo invitati a riconoscere in quale modo Dio entra nella nostra vita, per poi accoglierlo e seguirlo.

Scopriamo così la via che ci porta a seguire Cristo nel servizio ai fratelli. Accogliendo e assimilando dentro di noi alcuni avvenimenti salienti della vita di Gesù, noi partecipiamo alla sua opera di evangelizzazione perché il Regno di Dio cresca e si diffonda nel mondo”. Il rosario non è una ripetizione passiva di preghiera, ma è un moto all’azione nell’attenzione alle necessità dell’altro:

“E’ così che la Vergine Maria si recò subito da Elisabetta per aiutarla nella sua gravidanza; a Betlemme diede alla luce il Figlio di Dio; a Cana si prese cura di due giovani sposi; sul Golgota non indietreggiò davanti al dolore ma rimase sotto la croce di Gesù e, per sua volontà, divenne Madre della Chiesa; dopo la Risurrezione, rincuorò gli Apostoli riuniti nel cenacolo in attesa dello Spirito Santo, che li trasformò in coraggiosi araldi del Vangelo.

In tutta la sua vita, Maria ha realizzato quanto è chiesto alla Chiesa di compiere in memoria perenne di Cristo. Nella sua fede, vediamo come aprire la porta del nostro cuore per obbedire a Dio; nella sua abnegazione, scopriamo quanto dobbiamo essere attenti alle necessità degli altri; nelle sue lacrime, troviamo la forza per consolare quanti sono nel dolore. In ognuno di questi momenti, Maria esprime la ricchezza della divina misericordia, che va incontro ad ognuno nelle necessità quotidiane”.

E nell’Angelus ha ripetuto le parole pronunciate da san Giovanni Paolo II nel 2000, per l’Atto di Affidamento giubilare a Maria: ‘O Madre vogliamo affidarti il futuro che ci attende. L’umanità può fare di questo mondo un giardino, o ridurlo a un ammasso di macerie’.

Di seguito ha dato l’annuncio della creazione di 19 nuovi cardinali, provenienti da 11 nazioni, nel concistoro del prossimo 19 novembre, tra cui mons. Mario Zenari, che per espressa volontà del papa rimane Nunzio Apostolico nella Siria; don Ernest Simoni, sacerdote albanese dell’Arcidiocesi di Shkodrë-Pult (Scutari), martire vivente della fede, che fino al 1991 fu condannato ai lavori forzati e considerato ‘nemico del popolo’ e obbligato a lavorare nelle fogne di Scutari.

Gli altri sono: mons. Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui (Repubblica Centrafricana); mons. Carlos Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid; mons. Sérgio da Rocha, arcivescovo di Brasilia; mons. Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago; mons. Patrick D’Rozario, arcivescovo di Dhaka, in Bangladesh; il venezuelano mons. Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida; mons. Jozef De Kesel, arcivescovo di Malines-Bruxelles; mons. Maurice Piat, arcivescovo di Port-Louis (Isole Mauritius); mons. Kevin Joseph Farrell, prefetto del dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita; mons. Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Tlalnepantla (Messico); mons. John Ribat, arcivescovo di Port Moresby, in Papua Nuova Guinea; mons. Joseph William Tobin, arcivescovo di Indianapolis; mons. Anthony Soter Fernandez, arcivescovo emerito di Kuala Lumpur (Malaysia); mons. Renato Corti, vescovo emerito di Novara; mons. Sebastian Koto Khoarai, vescovo emerito di Mohale’s Hoek (Lesotho).

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