Tobji, la tragedia di Aleppo e la speranza dei bambini

La situazione nella città siriana è sempre più decadente; una spirale della morte che fagocita tutto ciò che si trova davanti. Ecco che l’Arcivescovo maronita di Aleppo, Joseph Tobji, piuttosto che invitare alla resa, all’abbandono del territorio da parte dell’ormai piccola comunità cristiana, sprona ad avere fede e continuare a sperare.

Da cinque anni a questa parte, le macerie fanno da contorno a scenari apocalittici, in cui i corpi dei bambini dilaniati dalle bombe si mescolano con quelli che giocano con ciò che resta delle attività ludiche. Proprio dagli infanti, il prossimo 6 ottobre è prevista una preghiera comune, in cui cristiani e musulmani imploreranno la pace e la liberazione della propria città dagli orrori della guerra.

La fiducia in un intervento risolutore, che possa cessare il fuoco, è la più grande aspettativa dei locali, che con fede non demordono e non abbandonano ciò che resta delle proprie case. Di fatto, dichiara l’Arcivescovo in merito alla situazione attuale: “La speranza e anche la responsabilità di noi pastori è quella di aiutare tutti a vivere la fede, la speranza e la carità nella condizione in cui ci troviamo.

Stiamo raccogliendo le storie di cristiani che sono stati rapiti, e poi sono tornati. Ci sono testimonianze incredibili di persone – continua Tobji – che non hanno studiato teologia, che sanno solo dire le preghiere più semplici, e quando gli hanno messo il coltello al collo hanno detto che l’amore a Gesù era per loro la cosa più preziosa, e non l’avrebbero rinnegato, qualsiasi cosa fosse accaduta”.

Nonostante i suoi 45 anni, l’Arcivescovo di Aleppo dimostra una tempra da navigato ed esperto pastore del suo gregge. Encomiabile è la sua volontà a mantenere – nonostante il conflitto – una presenza fissa sul territorio. Aggiunge il Presule:

“Facciamo quello che si può fare. Con molte cose ridotte ai minimi termini. Gli scout hanno fatto anche quest’anno i loro campi. A luglio, mentre c’era in corso la Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia, i nostri giovani hanno fatto la loro GMG aleppina, visto che a Cracovia non potevano andare”.Le ondate di sangue a corrente alternata non scalfiscono dunque la piccola comunità cristiana quasi ridotta ai minimi termini, garantendo una presenza che affonda le sue radici in una tradizione millenaria.

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