A Genova l’Eucarestia include

Nella domenica della colletta per le vittime del terremoto il presidente della CEI, card. Angelo Bagnasco, a Genova ha concluso il Congresso Eucaristico Nazionale dando voce all’attesa di una ‘pienezza’ di felicità e di un ‘per sempre’ nell’amore, che alberga nel cuore di ognuno: “E’ questa fame dell’anima che spinge la folla a seguire Gesù, nell’intuizione che le sue sono parole autentiche che svelano e portano a compimento il mistero dell’esistenza.

Ora, in ogni rapporto di comunione, soprattutto sponsale, viene il momento in cui, da sole, le parole non bastano più. Si fa allora prepotente l’esigenza del dono totale di sé, che quelle parole invera. L’Eucaristia è proprio questo dono, dove la Parola si fa Carne e Sangue, Pane che nutre di grazia la vita, principio e forza di un nuovo modo di stare nel mondo”.

Questo dinamismo eucaristico significa lasciarsi plasmare da Cristo ed il mangiare il Pane eucaristico non è un’abitudine, né un gesto di amicizia fraterna: “La carità rivela che nell’Eucaristia abbiamo incontrato il Signore e non noi stessi; che abbiamo adorato Dio e non il nostro io. Le opere di misericordia, tanto raccomandate dal Papa in quest’Anno santo, sono infatti opere eucaristiche: scandiscono la lunga tradizione della Chiesa, ne rendono attuale la storia e interpellano tutta la nostra esistenza…

Come comunità ecclesiale, vogliamo infine rivolgerci al nostro amato Paese, a quanti guardano a questo grande cenacolo con l’attesa di una parola particolare. Vorremmo dirvi che vi siamo sinceramente vicini, che ci state a cuore, che ci anima una piena disponibilità a incontrarvi; insieme con voi ci sentiamo pellegrini verso casa.

Siamo Pastori di una Chiesa esperta in umanità: la nostra voce è discreta, ma ora, come una vela al largo, sostenuta dal vento dello Spirito, prende vigore e proclama: O uomini che ci ascoltate: la nostra gioia è grande e si chiama Gesù!” Ed ugualmente vibrante era stata la sua introduzione all’adorazione eucaristica al Porto Antico, preludio alla cena eucaristica: “Se la celebrazione eucaristica è un’immersione nel cielo, l’adorazione è distillare l’eterno nel quotidiano; se l’Eucaristia è nucleo incandescente, l’adorazione è un avvicinarsi al fuoco, fino a irradiarne la luce sul mondo.

Adorare è riconoscere con gioia, fino alle lacrime, il primato di Dio e, quindi, la verità di ciò che siamo, piccole creature, ma creature amate. Adorare è recuperare la misura delle cose, quell’essenziale che conta davvero nel cammino della vita. Adorare è lasciarci guardare da Lui, che conforta e incoraggia, illumina e sostiene; Lui, che resta con noi sempre e che ci è così prossimo da farsi trovare a portata di cuore.

L’adorazione eucaristica ci consegna a uno ‘stare’ alla presenza di Colui che ci vuol bene e che ci conosce per nome. E questo basta a sentire che non siamo soli nelle tempeste, che siamo importanti per qualcuno, che siamo avvolti da un abbraccio d’amore. Questo basta a rendere buona e giusta la vita”.

Inaugurando il XXIV Congresso Eucaristico il card. Bagnasco aveva ribadito che Dio si lascia cercare dall’uomo nella propria casa: “Questa casa, più che un luogo, è un cuore, il cuore di Cristo. L’Eucaristia è il sacramento di questo cuore umano e divino, il volto di quella misericordia di Dio che il Papa ci fa vivere in quest’anno di grazia; è il ‘nascondiglio’, l’Eucaristia, della sua reale presenza: lasciarsi afferrare dal mistero eucaristico vuol dire, ogni volta di nuovo, consegnarsi ‘per Lui, con Lui e in Lui’ all’eterna Luce della Trinità”.

La Chiesa, ha sottolineato, è il Corpo di Cristo: “Annunciare il Vangelo è vivere Cristo, e partecipare alla missione è vivere la Chiesa. E quando si vive l’incontro con Gesù, così come si vive un rapporto d’amore, l’orizzonte cambia, il cielo è diverso, la vita prende spessore. In Lui tutto è diventato luce, anche le croci.

E se la missione è attrazione, ogni cristiano dovrebbe vivere in modo tale da fare ‘invidia’, santa invidia!, ad altri che, sorpresi, si chiederanno il segreto di questo singolare modo di stare nel mondo, di vivere le cose di tutti, gioie e affanni. Il nostro segreto non è nostro, ma di tutti, poiché Dio abita là dove lo si fa entrare: come Gesù ad Emmaus, che sembra precipitarsi nella locanda con i due discepoli che l’hanno invitato a fermarsi!”

Nelle mattinate di questi giorni si sono svolte le catechesi, nelle quali il vescovo di Sanremo-Ventimiglia, mons. Antonio Suetta, ha detto che “il tema della trasfigurazione è proprio questione di sguardo: non è una trasfigurazione che modifica la realtà, come noi vorremmo, ma si tratta piuttosto di un riconoscere, di cogliere una presenza, e questo ha a che fare profondamente con l’eucaristia: l’eucaristia è mistero in questo senso…

Il sacramento eucaristico ci aiuta ad abbandonare la concezione che Dio possa essere altrove: l’eucaristia ci dice che Dio è piuttosto altrimenti, cioè in un modo diverso da come noi possiamo immaginarcelo e aspettarcelo. Nella nostra storia e nella nostra vita, così com’è, è presente Dio, nelle nostre situazioni, nelle nostre difficoltà, anche nelle nostre infedeltà”.

Il vescovo di Tortona, mons. Vittorio Viola, ha affermato che l’Eucaristia è la via dell’annuncio: “Quando l’evangelista Luca racconta dei due discepoli che, dopo l’incontro con Gesù Risorto partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme mi viene sempre da pensare a una sorta di prima processione eucaristica della storia. Quei due non avranno lasciato quel pane sulla tavola di Emmaus, ma l’avranno portato con sé per raccontare come l’avevano riconosciuto…

Il pane spezzato è la chiave di lettura per comprendere la resurrezione: senza di esso sembra che l’evidenza più forte ce l’abbia la croce, la tomba vuota. Non c’è nessun annuncio possibile se non a partire da questo incontro, dall’esperienza della presenza viva di Gesù”.

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