Il papa ai volontari: imitate madre Teresa

Con l’hashtag #BeMercy visibile sui social media, ad inizio settembre, si è celebrato il Giubileo della Misericordia, l’evento giubilare dedicato al mondo del volontariato e agli operatori di misericordia, culminato domenica 4 settembre con la canonizzazione della Beata Madre Teresa di Calcutta.

Ai volontari papa Francesco ha detto: “Non c’è misericordia senza concretezza, voi siete la mano tesa di Cristo: ci avete pensato? Cari fratelli voi toccate la carne di Cristo con le vostre mani. Non dimenticatelo… Questo voltarsi per non vedere la fame, le malattie, le persone sfruttate è un peccato grave, è il peccato moderno, il peccato di oggi. Noi cristiani non possiamo permettercelo”.

Prima dell’incontro papa Francesco ha abbracciato Roberto Giannoni, che ha portato la sua testimonianza di vittima di un clamoroso errore giudiziario: “L’arresto, una famiglia distrutta, la carcerazione in regime di 41 bis, e poi l’assoluzione? ma chi ti ridà la tua vita di prima, i genitori morti, il lavoro perso?”

L’uomo è stato al centro di una vicenda giudiziaria che ha sconvolto la sua vita e distrutto la sua famiglia. Infatti Giannoni era il direttore della filiale di Sassetta della Cassa di Risparmio di Livorno; è stato arrestato il 10 giugno 1992 dagli uomini della DIA di Firenze con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, usura, concorso in usura, estorsioni, riciclaggio, traffico di stupefacenti ed armi:

“Tutto si regge sulle dichiarazioni rilasciate da due collaboratori di giustizia. Mi vengono negati gli arresti domiciliari, resta in carcere per 12 mesi, di cui 10 sotto il regime del 41 bis in custodia cautelare. Sono stato assolto su richiesta della stessa procura al termine di un processo durato quasi quattro anni ed una vicenda durata sei anni sei mesi sei giorni. Nel frattempo ho perso il posto di lavoro; mio padre è morto di crepacuore un mese prima dell’inizio del processo; mia madre un mese dopo la sentenza, sfinita dall’angoscia”.

Rivolgendosi ai volontari papa Francesco ha sottolineato: “Il mondo ha bisogno di segni concreti di solidarietà, soprattutto davanti alla tentazione dell’indifferenza, e richiede persone capaci di contrastare con la loro vita l’individualismo, il pensare solo a sé stessi e disinteressarsi dei fratelli in bisogno”.

Dipanando il suo discorso papa Francesco ha ribadito che i volontari sono un bene per la Chiesa: “Tra le realtà più preziose della Chiesa ci siete proprio voi che ogni giorno, spesso nel silenzio e nel nascondimento, date forma e visibilità alla misericordia. Voi esprimete il desiderio tra i più belli nel cuore dell’uomo, quello di far sentire amata una persona che soffre. Nelle diverse condizioni del bisogno e delle necessità di tante persone, la vostra presenza è la mano tesa di Cristo che raggiunge tutti.

La credibilità della Chiesa passa in maniera convincente anche attraverso il vostro servizio verso i bambini abbandonati, gli ammalati, i poveri senza cibo e lavoro, gli anziani, i senzatetto, i prigionieri, i profughi e gli immigrati, quanti sono colpiti dalle calamità naturali… Insomma, dovunque c’è una richiesta di aiuto, là giunge la vostra attiva e disinteressata testimonianza. Voi rendete visibile la legge di Cristo, quella di portare gli uni i pesi degli altri”.

Prendendo spunto dall’Inno alla carità dell’apostolo Paolo, il papa ha detto che il mondo ha bisogno di amore ed ha invitato i volontari a non essere presuntuosi: “Voi rendete visibile la legge di Cristo, quella di portare gli uni i pesi degli altri. Cari fratelli e sorelle, voi toccate la carne di Cristo con le vostre mani: non dimenticatevi di questo.

Voi toccate la carne di Cristo con le vostre mani. Siate sempre pronti nella solidarietà, forti nella vicinanza, solerti nel suscitare la gioia e convincenti nella consolazione… Siate sempre contenti e pieni di gioia per il vostro servizio, ma non fatene mai un motivo di presunzione che porta a sentirsi migliori degli altri.

Invece, la vostra opera di misericordia sia umile ed eloquente prolungamento di Gesù Cristo che continua a chinarsi e a prendersi cura di chi soffre. L’amore, infatti, ‘edifica’ e giorno dopo giorno permette alle nostre comunità di essere segno della comunione fraterna”.

Infine ha dato ai volontari il compito di imitare santa madre Teresa di Calcutta: “Fate come ha fatto Sister Preyma, come ci ha raccontato la suora: ha bussato alla porta del tabernacolo. Così coraggiosa! Il Signore ci ascolta: chiamatelo!… Il nocciolo della misericordia è questo dialogo con il cuore misericordioso di Gesù.

Domani, avremo la gioia di vedere Madre Teresa proclamata santa. Lo merita! Questa testimonianza di misericordia dei nostri tempi si aggiunge alla innumerevole schiera di uomini e donne che hanno reso visibile con la loro santità l’amore di Cristo. Imitiamo anche noi il loro esempio, e chiediamo di essere umili strumenti nelle mani di Dio per alleviare la sofferenza del mondo e donare la gioia e la speranza della risurrezione”.

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