Le Acli si accendono di passione popolare

Popolo e democrazia sono il centro dell’incontro nazionale di studi delle Acli che si svolgerà a Roma dal 16 al 17 settembre con il titolo: ‘Passione popolare. La persona, le Acli, il popolo: la democrazia scritta e quella che scriveremo’. Presentando l’incontro l’Ufficio studi delle Acli ha sottolineato che occorre riflettere sul rapporto tra popolo e democrazia:

“Vogliamo riflettere con l’aiuto di studiosi, testimoni ed esperti su come vive e cambia il popolo italiano, su quale rapporto si instaura nella democrazia tra la politica e le derive populiste, su come collaborare con la nostra chiesa italiana per rafforzarne la dimensione popolare. Ci proponiamo poi di approfondire alcune aree di azione per comunicare, per coinvolgere meglio le comunità locali, per avviare nuove forme di mobilitazione, per sostenere e promuovere lavoro partecipato e rilanciare iniziative di educazione popolare.

Infine vogliamo rilanciare il rapporto tra istituzioni e popolo a partire dalla riscoperta della carta costituzionale, per individuare criteri di discernimento chiari e comprensibili per valutare le questioni di riforma su cui gli italiani saranno chiamati a esprimersi. Le Acli sentono il bisogno di valorizzare la loro dimensione popolare; il loro essere tra le persone, accanto ai cittadini con i loro bisogni e i desideri, vicino alle famiglie con le loro ricchezze e le loro fatiche, insieme ai lavoratori e le lavoratrici con i loro diritti e le loro difficoltà.

Le Acli abitano le gioie e i drammi delle città e dei paesi in cui si trovano per essere al servizio di quelle comunità uniche e particolari, come abitano le gioie e i drammi del nostro paese per essere vicino ai cittadini e alle istituzioni che li rappresentano. Qui si riconosce il loro essere popolari”. E nel ‘Manifesto’ di presentazione le Acli si chiedono cosa significa essere popolare: “Popolare innanzitutto è un aggettivo che dà una colorazione a un soggetto.

Lo caratterizza perché lo avvicina al popolo, lo rende ad esso comprensibile e capace di ascoltare i suoi bisogni. Essere popolare significa stare in mezzo agli altri, frequentare gli stessi ambienti, sintonizzarsi con i linguaggi e le modalità espressive, utilizzare gli stessi mezzi di comunicazione. E’ il radicamento diffuso che rende prossimi e che insegna anche a interpretare e dare voce alle necessità. Essere popolari significa anche essere credibili, perché ci si mostra autentici e concreti, perché si sa raccontare una storia composta da idee, da realtà quotidiana e da tante biografie uniche e normali.

Nella nostra esperienza concreta intercettiamo tra le altre alcune principali istanze nella società italiana di oggi: la paura di perdere il livello di benessere raggiunto, il desiderio di vivere in un contesto di minore corruzione e maggiore etica civile, l’esigenza di poter esprimere la propria individualità, il desiderio e il bisogno di lavoro soprattutto per i giovani, la speranza di offrire un futuro dignitoso ai bambini e agli anziani, dentro l’incertezza di non essere in grado di garantirlo.

Ma come si può rappresentare questo sentire popolare? Come si può concorrere ad organizzare una azione culturale e politica che porti queste istanze all’attenzione pubblica? I bisogni e i desideri più diffusi possono anche diventare oggetto e contenuto di una progettualità sociale e politica?”

Per le Acli resta fondamentale la conoscenza della Carta costituzionale per essere popolo: “Nella Costituzione, inoltre, sono definite le forme e le modalità con cui si esercita la sovranità popolare. La nostra Costituzione è nata da un alleanza, costruita nel dialogo conflittuale e collaborativo, tra tradizioni e culture diverse: cattolici e comunisti, socialisti e liberali in un preciso momento storico, insieme nella loro specificità, hanno espresso e rappresentato differenti e compresenti sensibilità, mondi e valori di riferimento del popolo italiano.

L’autorevole esercizio della rappresentanza e la capacità di mediazione alta dei padri costituenti, hanno garantito, anche al di là del dato giuridico, legittimità e forza al patto democratico, che impegna e responsabilizza i singoli verso il bene comune. La Costituzione è frutto e garanzia della fiducia tra le parti, per questo è estremamente delicata e preziosa, ma indica anche la prospettiva di un futuro possibile da costruire insieme.

Non può rappresentare un’immagine statica della realtà, ma deve proiettare una visione, un orizzonte, una città dell’uomo. Per questo una costituzione viva deve essere anche aperta, perché ha il compito di indirizzare un percorso e di rispondere alla storia che si vive, non a quella che è già stata vissuta”.

Per questo le Acli sono appassionate del popolo, secondo la definizione che dà papa Francesco nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’: “Vogliamo inserirci a fondo nella società, condividiamo la vita con tutti, ascoltiamo le loro preoccupazioni, collaboriamo materialmente e spiritualmente nelle loro necessità, ci rallegriamo con coloro che sono nella gioia, piangiamo con quelli che piangono e ci impegniamo nella costruzione di un mondo nuovo, gomito a gomito con gli altri.

Ma non come un obbligo, non come un peso che ci esaurisce, ma come una scelta personale che ci riempie di gioia e ci conferisce identità” (n^ 269).

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