Papa Francesco: il gender è una sfida per la Chiesa

Nel primo giorno della visita in Polonia papa Francesco ha incontrato i vescovi di quella nazione ed ha risposto alle loro domande, con una sua personale nota sulla questione del ‘gender’: “E qui vorrei concludere con questo aspetto, perché dietro a questo ci sono le ideologie. In Europa, in America, in America Latina, in Africa, in alcuni Paesi dell’Asia, ci sono vere colonizzazioni ideologiche.

E una di queste, lo dico chiaramente con ‘nome e cognome’, è il gender! Oggi ai bambini, ai bambini!, a scuola si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti. E questo è terribile. Parlando con papa Benedetto, che sta bene e ha un pensiero chiaro, mi diceva:

‘Santità, questa è l’epoca del peccato contro Dio Creatore!’. E’ intelligente! Dio ha creato l’uomo e la donna; Dio ha creato il mondo così, così, così…, e noi stiamo facendo il contrario. Dio ci ha dato uno stato ‘incolto’, perché noi lo facessimo diventare cultura; e poi, con questa cultura, facciamo cose che ci riportano allo stato ‘incolto’! Quello che ha detto Papa Benedetto dobbiamo pensarlo: ‘E’ l’epoca del peccato contro Dio Creatore!’. E questo ci aiuterà”.

Quindi la questione ‘gender’, per la Chiesa e per papa Francesco, non è mai stata archiviata; è ‘una questione che ci interpella’, come sta scritto nell’ultimo fascicolo di ‘Credere Oggi’ (3/2016), il bimestrale delle Edizioni Messaggero Padova, dedicato ad ‘Antropologia e questione di genere’. Il taglio, si legge nell’editoriale, “è quello di una riflessione articolata, che dà spazio alle complessità del tema, nella convinzione che, in merito al gender, vi sono certamente alcune interpretazioni non condivisibili, soprattutto alla luce di una visione antropologica cristiana, ma anche ‘istanze che meritano di essere seriamente considerate’, per usare le parole di una nota dello scorso anno dell’Ufficio pastorale Educazione e scuola della Diocesi di Padova”.

Quello proposto dalla rivista si pone come ‘un punto di vista lontano dalla logica di contrapposizione’: “Nel dibattito mediatico, sembra prevalere una visione del gender nella sua versione più radicale. Secondo questa impostazione, il genere è una pura costruzione sociale, mentre il dato biologico assume un rilievo secondario: ciò che veramente conta è la scelta dell’individuo. Si tratta, come noto, delle posizioni assunte da frange estreme del femminismo di genere, posizioni rifiutate anche da coloro che alla riflessione sul gender hanno fornito un contributo fondamentale (la stessa Judith Butler ha preso le distanze da queste tesi).

Con tutto questo, però, non si può banalizzare né considerare superflua la discussione sul gender, derubricando la questione a semplice espressione di minoranze ideologizzate. La storia è lì a ricordarci che sull’asse delle differenze di genere, lungo i secoli, ma ancor oggi in diverse parti del mondo, si sono praticate discriminazioni, ‘giustificando’ le diseguaglianze unicamente in rapporto all’appartenenza a un sesso piuttosto che a un altro.

Detto altrimenti, se da una parte, occorre riconoscere il proprium del maschile e del femminile, rispettando e valorizzando le diversità, a partire dal dato biologico, dall’altra, la difesa dei ‘confini naturali’ non può più significare la marginalizzazione del femminile. Si tratta di rivedere posizioni astratte, che ignorano come l’essere umano sia sempre un ‘essere situato’ in una cultura, una storia, uno spazio, ma ancor prima in un corpo sessuato.

Da più parti, ormai, si coglie il carattere datato di certe ‘narrazioni’ della femminilità e della mascolinità, consapevolezza che deve tradursi in uno stimolo alla ricerca di nuovi linguaggi e modalità espressive che valorizzino lo specifico di ciascun sesso, in un’epoca segnata da nuove modalità dell’essere”.

In questa direzione, si muovono i contributi ospitati nel fascicolo: Lucia Vantini (Voci della differenza sessuale: genere, differenza, differenze), Serena Noceti (L’antropologia incompiuta), Italo De Sandre (Uno sguardo sociologico sul genere, campo di conflitti), Marinella Perroni (Uomini e donne nella Bibbia), Pier Davide Guenzi (Genere e magistero), Aristide Fumagalli (Antropologia dei corpi sessuati), Aldo Natale Terrin (Maschile e femminile nella storia delle religioni e i problemi del gender), Placido Sgroi (‘Nato da donna’. Un percorso fra teologia e maschilità), Elisabetta Musi (Identità, differenze. Note a margine del dibattito sul gender).

Secondo la rivista questo è un tema su cui occorre lavorare ancora, e dove il magistero si è speso molto, senza dimenticare che ‘la sessualità umana riguarda non solo il corpo, ma l’intera persona’, come ha spiegato don Aristide Fumagalli sottolineando il rischio moderno di una concezione dissociata e strumentale del corpo rispetto allo spirito.

In un mondo plurale, l’appello di ‘Credere Oggi’ è rivolto a tutti, in particolare quanti sono investiti di responsabilità educative: avviare un proprio percorso di ricerca per comprendere le questioni del presente al di là delle facili semplificazioni e dedicando un tempo adeguato all’ascolto, riprendendo l’art. 56 dell’esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia’:

“Un’altra sfida emerge da varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che ‘nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo’…

Una cosa è comprendere la fragilità umana o la complessità della vita, altra cosa è accettare ideologie che pretendono di dividere in due gli aspetti inseparabili della realtà. Non cadiamo nel peccato di pretendere di sostituirci al Creatore. Siamo creature, non siamo onnipotenti. Il creato ci precede e deve essere ricevuto come dono. Al tempo stesso, siamo chiamati a custodire la nostra umanità, e ciò significa anzitutto accettarla e rispettarla come è stata creata”.

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