Il Papa ai giovani: “No” al doping del successo e alla droga del pensare solo a sé stessi

La trentunesima edizione della Giornata Mondiale della Gioventù si conclude oggi in terra polacca con la celebrazione della Santa Messa, presieduta da Papa Francesco nella grande area del Campus Misericordiae, dove due milioni di giovani hanno trascorso la notte.
Dal 1986 ad oggi, questo grande raduno di giovani attorno al Papa (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco) è stato celebrato con due diverse modalità: diocesana (18 incontri fino ad oggi, svoltisi a Roma) e internazionale (13 incontri in diverse parti del mondo). A livello internazionale i raduni più imponenti sono stati celebrati nelle Filippine (Manila 1995) con la presenza di 5 milioni di giovani, e in Italia (Roma 2000) con 2.5 milioni. Tenuto conto dei dati forniti dalle autorità al termine di ogni raduno, si stima – in questi tredici incontri internazionali – una presenza di giovani superiore ai 20 milioni.

Le parole del Papa durante l’omelia si concentrano attorno alla figura redenta di Zaccheo. L’incontro con Cristo cambia la vita di questo esattore delle tasse, anche se – sottolinea il Pontefice – Zaccheo ha dovuto superare alcuni ostacoli prima di incontrare Gesù. Il primo ostacolo riguarda la bassa statura di Zaccheo e il rischio di non sentirsi all’altezza di Cristo standogli distanti, con una bassa considerazione di se stessi. La nostra vera identità è l’essere “figli” di Dio, «capite allora – precisa Papa Francesco – che non accettarsi, vivere scontenti e pensare in negativo significa non riconoscere la nostra identità più vera: è come girarsi dall’altra parte mentre Dio vuole posare il suo sguardo su di me, è voler spegnere il sogno che Egli nutre per me. Dio ci ama così come siamo, e nessun peccato, difetto o sbaglio gli farà cambiare idea. Per Gesù – ce lo mostra il Vangelo – nessuno è inferiore e distante, nessuno insignificante, ma tutti siamo prediletti e importanti: tu sei importante! E Dio conta su di te per quello che sei, non per ciò che hai: ai suoi occhi non vale proprio nulla il vestito che porti o il cellulare che usi; non gli importa se sei alla moda, gli importi tu. Ai suoi occhi vali e il tuo valore è inestimabile».

Il secondo ostacolo può essere rappresentato dalla “vergogna” che spesso ci impedisce i movimenti. Zaccheo supera la vergogna perché l’attrattiva di Cristo è più forte. «Davanti a Gesù – afferma il Papa – non si può rimanere seduti in attesa con le braccia conserte; a Lui, che ci dona la vita, non si può rispondere con un pensiero o con un semplice “messaggino”!
Cari giovani, non vergognatevi di portargli tutto, specialmente le debolezze, le fatiche e i peccati nella Confessione: Lui saprà sorprendervi con il suo perdono e la sua pace. Non abbiate paura di dirgli “sì” con tutto lo slancio del cuore, di rispondergli generosamente, di seguirlo! Non lasciatevi anestetizzare l’anima, ma puntate al traguardo dell’amore bello, che richiede anche la rinuncia, e un “no” forte al doping del successo ad ogni costo e alla droga del pensare solo a sé e ai propri comodi».

Il terzo ostacolo è la “folla mormorante” capace di bloccarci con le sue critiche, «cercando di farvi credere che Dio è distante, rigido e poco sensibile, buono con i buoni e cattivo coi cattivi. Invece il nostro Padre «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni» (Mt 5,45) e ci invita al coraggio vero: essere più forti del male amando tutti, persino i nemici. Potranno ridere di voi, perché credete nella forza mite e umile della misericordia». Non abbiate timore, ricorda Francesco ai giovani, «potranno giudicarvi dei sognatori, perché credete in una nuova umanità, che non accetta l’odio tra i popoli, non vede i confini dei Paesi come delle barriere e custodisce le proprie tradizioni senza egoismi e risentimenti. Non scoraggiatevi: col vostro sorriso e con le vostre braccia aperte voi predicate speranza e siete una benedizione per l’unica famiglia umana, che qui così bene rappresentate!».

Il Papa incoraggia i giovani, ricordando loro che Cristo va oltre i nostri difetti e vede la persona, «non si ferma al male del passato, ma intravede il bene nel futuro; non si rassegna di fronte alle chiusure, ma ricerca la via dell’unità e della comunione; in mezzo a tutti, non si ferma alle apparenze, ma guarda al cuore»; «Non fermatevi alla superficie delle cose e diffidate delle liturgie mondane dell’apparire, dal “maquillage” dell’anima per sembrare migliori. Invece, installate bene la connessione più stabile, quella di un cuore che vede e trasmette il bene senza stancarsi. E quella gioia che gratuitamente avete ricevuto da Dio, gratuitamente donatela (cfr Mt 10,8), perché tanti la attendono!».

Terminata la celebrazione della Messa, Papa Francesco, durante l’Angelus ringrazia l’episcopato polacco e tutti i giovani per l’accoglienza riservatagli. «Qui accanto all’altare c’è l’immagine della Vergine Maria venerata da san Giovanni Paolo II nel Santuario di Calvaria. Lei, la nostra Madre, ci insegna in che modo l’esperienza vissuta qui in Polonia può essere feconda; ci dice di fare come lei: non disperdere il dono ricevuto, ma custodirlo nel cuore, perché germogli e porti frutto, con l’azione dello Spirito Santo. In questo modo ognuno di voi, con i suoi limiti e le sue fragilità, potrà essere testimone di Cristo là dove vive, in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni e nei gruppi, negli ambienti di studio, di lavoro, di servizio, di svago, dovunque la Provvidenza vi guiderà nel vostro cammino».

Infine Papa Francesco annuncia il luogo della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolgerà a Panamà, in America Centrale.

Foto: Conferenza Episcopale Polacca

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