Il Papa ai giovani della Gmg: «Non siamo venuti al mondo per “vegetare”»

Con la Veglia di Preghiera di questa sera – presso il Campus Misericordiae polacco, al confine di Cracovia e Wieliczka – entriamo nel cuore della XXXI Giornata Mondiale della Gioventù. Il tema di questa trentunesima Gmg è strettamente legato al Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt5,7). Il Campus Misericordiae che ospita questa edizione polacca della Gmg accoglie i giovani provenienti da tutte le parti del mondo. In un solo colpo d’occhio è possibile scorgere i colori nazionali dei numerosi paesi presenti, ma soprattutto l’entusiasmo coinvolgente degli oltre due milioni di giovani che stanno per iniziare questo momento d’incontro internazionale con il Papa.

La veglia di preghiera è scandita da una rappresentazione scenica in cinque tempi (la fede ai dubbiosi, la speranza agli scoraggiati, l’amore agli indifferenti, il perdono a chi ha fatto del male, la gioia alle persone tristi), e si alterna con le testimonianze di tre giovani.

Papa Francesco inizia il suo discorso riprendendo l’intervento di uno dei giovani e la richiesta di preghiera per il suo paese segnato dalla guerra. «Che cosa c’è di meglio – risponde il Papa – che iniziare la nostra veglia pregando? Veniamo da diverse parti del mondo, da continenti, paesi, lingue, culture, popoli differenti. Siamo “figli” di nazioni che forse stanno discutendo per vari conflitti, o addirittura sono in guerra. […] Ci sono realtà che non comprendiamo perché le vediamo solo attraverso uno schermo (del cellulare o del computer). Ma quando prendiamo contatto con la vita, con quelle vite concrete non più mediatizzate dagli schermi, allora ci succede qualcosa di forte, sentiamo l’invito a coinvolgerci: “Basta città dimenticate”, come dice Rand; mai più deve succedere che dei fratelli siano “circondati da morte e da uccisioni” sentendo che nessuno li aiuterà». Papa Francesco invita tutti alla fratellanza e a non ripagare con la stessa moneta chi genera morte e distruzione: «Noi adesso non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci metteremo a litigare, non vogliamo distruggere. Noi non vogliamo vincere l’odio con più odio, vincere la violenza con più violenza, vincere il terrore con più terrore. E la nostra risposta a questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fraternità, si chiama fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia. Festeggiamo il fatto che veniamo da culture diverse e ci uniamo per pregare».
Poi un momento di silenzio su invito del Pontefice accompagnato alla fine da un lungo applauso.

Le testimonianze che sono state proposte e condivise – ricorda Francesco – sono un toccasana rispetto alla chiusura e alla paura che porta alla paralisi della persona e a non saper vedere nient’altro che scoraggiamento e difficoltà, facendoci perdere il gusto della vita e la gioia di camminare insieme agli altri. C’è però un’altra paralisi – afferma il Papa – «ancora più pericolosa e spesso difficile da identificare, e che ci costa molto riconoscere. Mi piace chiamarla la paralisi che nasce quando si confonde la FELICITÀ con un DIVANO / KANAPA! Sì, credere che per essere felici abbiamo bisogno di un buon divano. Un divano che ci aiuti a stare comodi, tranquilli, ben sicuri. Un divano, come quelli che ci sono adesso, moderni, con massaggi per dormire inclusi, che ci garantiscano ore di tranquillità per trasferirci nel mondo dei videogiochi e passare ore di fronte al computer. Un divano contro ogni tipo di dolore e timore. Un divano che ci faccia stare chiusi in casa senza affaticarci né preoccuparci».

Il Pontefice parla della “divano-felicità” come una sorta di paralisi silenziosa che può rovinarci di più, perché a poco a poco anestetizza il nostro animo senza rendercene conto. «Ci troviamo addormentati, ci troviamo imbambolati e intontiti mentre altri – forse i più vivi, ma non i più buoni – decidono il futuro per noi. Sicuramente, per molti è più facile e vantaggioso avere dei giovani imbambolati e intontiti che confondono la felicità con un divano; per molti questo risulta più conveniente che avere giovani svegli, desiderosi di rispondere al sogno di Dio e a tutte le aspirazioni del cuore». Cari giovani, – esorta il Papa – «non siamo venuti al mondo per “vegetare”, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta».

«È molto triste passare nella vita senza lasciare un’impronta. Ma quando scegliamo la comodità, confondendo felicità con consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà». La felicità non è sinonimo di comodità e non si può essere felici veramente camminando nella vita «addormentati, narcotizzati o intontiti», e le droghe (anche quelle socialmente accettate) – precisa il Pontefice – ci fanno male e ci rendono più schiavi.

Per seguire Cristo è necessario del coraggio, egli è «il Signore del rischio e del sempre “oltre”», «bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia. Andare per le strade seguendo la “pazzia” del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo. Andare per le strade del nostro Dio che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano, animatori sociali. Che ci stimola a pensare un’economia più solidale. In tutti gli ambiti in cui vi trovate, l’amore di Dio ci invita a portare la Buona Notizia, facendo della propria vita un dono a Lui e agli altri».

Papa Francesco invita i giovani ad aprirsi a Cristo, «tutti siamo chiamati a sperimentare. Dio aspetta qualcosa da te, Dio vuole qualcosa da te, Dio aspetta te. Dio viene a rompere le nostre chiusure, viene ad aprire le porte delle nostre vite, delle nostre visioni, dei nostri sguardi. Dio viene ad aprire tutto ciò che ti chiude. Ti sta invitando a sognare, vuole farti vedere che il mondo con te può essere diverso. E’ così: se tu non ci metti il meglio di te, il mondo non sarà diverso».

Oggi, nel nostro tempo c’è bisogno di giovani «titolari in campo», non c’è posto per le riserve. «Il mondo di oggi vi chiede di essere protagonisti della storia perché la vita è bella sempre che vogliamo viverla, sempre che vogliamo lasciare un’impronta. La storia oggi ci chiede di difendere la nostra dignità e non lasciare che siano altri a decidere il nostro futuro. Il Signore, come a Pentecoste, vuole realizzare uno dei più grandi miracoli che possiamo sperimentare: far sì che le tue mani, le mie mani, le nostre mani si trasformino in segni di riconciliazione, di comunione, di creazione. Egli vuole le tue mani per continuare a costruire il mondo di oggi. Vuole costruirlo con te».

Oggi è molto facile fissare l’attenzione su quello che ci divide, su quello che ci separa, ricorda il Papa, «vorrebbero farci credere che chiuderci è il miglior modo di proteggerci da ciò che ci fa male. Oggi noi adulti abbiamo bisogno di voi, per insegnarci a convivere nella diversità, nel dialogo, nel condividere la multiculturalità non come una minaccia ma come un’opportunità: abbiate il coraggio di insegnarci che è più facile costruire ponti che innalzare muri! E tutti insieme chiediamo che esigiate da noi di percorrere le strade della fraternità».

Ancora una volta il Pontefice ricorda l’esigenza di saper costruire “ponti” capaci di unire… stringiamoci la mano, «forza, fatelo adesso, qui, questo ponte primordiale, e datevi la mano».
Oggi Gesù, che è la via, – conclude Papa Francesco – «ti chiama a lasciare la tua impronta nella storia. Lui, che è la vita, ti invita a lasciare un’impronta che riempia di vita la tua storia e quella di tanti altri. Lui, che è la verità, ti invita a lasciare le strade della separazione, della divisione, del non-senso. Ci stai? Cosa rispondono le tue mani e i tuoi piedi al Signore, che è via, verità e vita?… Il Signore benedica i vostri sogni!».

La Veglia della GMG prosegue con l’Adorazione del Santissimo Sacramento. Dopo la benedizione finale, il Santo Padre rientra all’Arcivescovado mente i giovani vegliano l’intera notte in preghiera in attesa della Santa Messa conclusiva di domani mattina.

Foto: Conferenza Episcopale Polacca

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