Papa Francesco ribadisce lo slancio missionario di Giovanni Paolo II

La GMG polacca si avvia alla conclusione e le giornate del papa si fanno più intense: oggi, di primo mattino, ha visitato il santuario della Divina Misericordia, dove ha attraversato la Porta Santa, a visitato la Cappella del Convento delle Suore di Nostra Signora della Misericordia, accolto dalla Superiora Generale e dalla Superiora del Convento, atteso da 300 persone, tra le quali 80 ragazze assistite dalla Congregazione religiosa:

“Il Signore, oggi, ci vuol far sentire ancora più profondamente la sua grande misericordia. Non allontaniamoci mai da Gesù! Anche se pensiamo che per i nostri peccati e le nostre mancanze siamo i peggiori… Così ci preferisce Lui; così la sua misericordia si sparge. Approfittiamo di questo giorno per ricevere tutti la misericordia di Gesù. Preghiamo tutti insieme la Madre della Misericordia”.

Entrando, il Papa ha benedetto un grande quadro della Divina Misericordia. Nella Cappella, dove si trovavano circa 150 suore, papa Francesco si è raccolto in preghiera davanti alla tomba di Santa Faustina Kowalska; concludendo la visita, il Santo Padre ha firmato il Libro d’Onore, apponendovi la frase: ‘Misericordia io voglio e non sacrifici’. Di seguito ha presieduto il Rito della Riconciliazione di alcuni giovani.

Poi ha visitato il santuario di S. Giovanni Paolo II, presiedendo la Concelebrazione Eucaristica per i Sacerdoti, Religiose, Religiosi, Consacrati e Seminaristi polacchi. Il Centro Giovanni Paolo II ‘Non abbiate paura!’ è un omaggio al Papa polacco, che esprime l’eredità del pensiero e dello spirito trasmessa ai suoi connazionali, come ha sostenuto il card. Stanislaw Dziwisz:

“Vogliamo sviluppare questo patrimonio in modo creativo, affrontando nuove sfide alla luce di quanto abbiamo appreso, e fare in modo che le future generazioni portino avanti questa grande opera. Il centro non è un monumento, ma un importante luogo di incontro con Giovanni Paolo II, il suo pensiero, il suo spirito, la sua santità”.

Nell’omelia papa Francesco ha parlato dell’amore misericordioso di Dio: “Il passo del Vangelo che abbiamo ascoltato ci parla di un luogo, di un discepolo e di un libro… Gesù manda. Lui desidera, fin dall’inizio, che la Chiesa sia in uscita, vada nel mondo. E vuole che lo faccia così come Lui stesso ha fatto, come Lui è stato mandato nel mondo dal Padre: non da potente, ma nella condizione di servo”.

Ed ha ricordato ai sacerdoti l’invito di san Giovanni Paolo II a non avere paura di Cristo: “Questa chiamata è anche per noi. Come non sentirvi l’eco del grande invito di san Giovanni Paolo II: ‘Aprite le porte!’? Tuttavia, nella nostra vita di sacerdoti e consacrati può esserci spesso la tentazione di rimanere un po’ rinchiusi, per timore o per comodità, in noi stessi e nei nostri ambiti. La direzione che Gesù indica è però a senso unico: uscire da noi stessi.

E’ un viaggio senza biglietto di ritorno. Si tratta di compiere un esodo dal nostro io, di perdere la vita per Lui, seguendo la via del dono di sé. D’altra parte, Gesù non ama le strade percorse a metà, le porte lasciate socchiuse, le vite a doppio binario. Chiede di mettersi in cammino leggeri, di uscire rinunciando alle proprie sicurezze, saldi solo in Lui”.

Poi ha tratteggiato la figura di san Tommaso (che un pò ci assomiglia nella ricerca di Dio), inquadrandola nel grande affresco della Misericordia: “Nel Vangelo odierno, in secondo luogo, emerge la figura dell’unico discepolo nominato, Tommaso. Nel suo dubbio e nella sua ansia di voler capire, questo discepolo, anche piuttosto ostinato, un po’ ci assomiglia e ci risulta anche simpatico.

Senza saperlo, egli ci fa un grande regalo: ci porta più vicino a Dio, perché Dio non si nasconde a chi lo cerca. Gesù gli mostra le sue piaghe gloriose, gli fa toccare con mano l’infinita tenerezza di Dio, i segni vivi di quanto ha patito per amore degli uomini”. Indicando la figura di suor Faustina che ha accarezzato la tenerezza di Dio:

“Per noi discepoli, è tanto importante mettere la umanità a contatto con la carne del Signore, cioè portare a Lui, con fiducia e con totale sincerità, fino in fondo, quello che siamo. Gesù, come disse a santa Faustina, è contento che gli parliamo di tutto, non si stanca delle nostre vite che già conosce, attende la nostra condivisione, persino il racconto delle nostre giornate.

Così si cerca Dio, in una preghiera che sia trasparente e non dimentichi di confidare e affidare le miserie, le fatiche e le resistenze. Il cuore di Gesù è conquistato dall’apertura sincera, da cuori che sanno riconoscere e piangere le proprie debolezze, fiduciosi che proprio lì agirà la divina misericordia”.

Ha concluso l’omelia con l’affermazione che il Vangelo lancia una sfida: “Dopo il grande segno della sua misericordia, potremmo intendere, non è stato più necessario aggiungere altro. C’è però ancora una sfida, c’è spazio per i segni compiuti da noi, che abbiamo ricevuto lo Spirito dell’amore e siamo chiamati a diffondere la misericordia.

Si potrebbe dire che il Vangelo, libro vivente della misericordia di Dio, che va letto e riletto continuamente, ha ancora delle pagine bianche in fondo: rimane un libro aperto, che siamo chiamati a scrivere con lo stesso stile, compiendo cioè opere di misericordia. Vi domando, cari fratelli e sorelle: le pagine del libro di ciascuno di voi, come sono? Sono scritte ogni giorno? Sono scritte un po’ sì e un po’ no? Sono in bianco?”.

Terminata la celebrazione eucaristica il papa ha pranzato con 12 giovani di ogni continente (6 donne e 6 maschi), nel palazzo vescovile, dove Karol Wojtyla abitò per un po’ di tempo come studente (1944), successivamente il 1° novembre 1946 per la benedizione sacerdotale. In questa curia dal 1958 ricoprì il ruolo di vescovo e dopo di arcivescovo di Cracovia fino a a pochi giorni prima del 16 ottobre 1978, data della sua elezione di papa.

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