Il papa ai giovani italiani: costruite ponti umani

La prima serata del papa si è conclusa con un collegamento video alla festa degli italiani, organizzata dalla Cei durante ogni Giornata Mondiale della Gioventù, rispondendo a braccio ad alcune domande dei 90.000 giovani, riuniti nella spianata del Santuario della Divina Misericordia per una serata di musica e spettacolo.

La prima domanda è stata quella di una ragazza sul drammatico scontro di treni tra Corato ed Andria, in Puglia; la giovane ha confidato al Papa i suoi timori: “Ogni giorno prendo il treno per andare in università e quel giorno non ero lì per un puro caso. Ora abbiamo paura. Come possiamo tornare alla normalità?”. Ed il papa l’ha invitata a vivere in pienezza la vita, anche con i suoi dolori:

“Quello che è successo a te è una ferita. Alcuni sono stati feriti nell’incidente e te sei stata ferita nel tuo animo, nel tuo corpo, nel tuo cuore e la ferita si chiama paura. Tu hai subito uno shock che non ti lascia star bene, ti fa male, ma questo shock ti dà anche l’opportunità di superare te stessa, di andare oltre e come sempre nella vita succede quando siamo feriti restano i lividi o le cicatrici.

La vita è piena di cicatrici e con questo sempre nel ricordo di coloro che non ci sono più tu dovrai ogni giorno che prendi il treno sentire la traccia di questa ferita, quella cicatrice, quello che ti fa soffrire. Tu sei giovane e la vita è piena di questo. La saggezza umana è questo. Portare avanti le cose belle e le cose brutte della vita. Ci sono cose bellissime ma succede anche il contrario… Alla fine la partita è così: vinci la vita è meglio, la gioia ti porta avanti e ti salva da una malattia brutta, non diventare nevrotica, quello no”.

Ugualmente ha incoraggiato Andrea, 15enne di Bergamo arrivata in Italia 6 anni fa, presa in giro in maniera offensiva da tutti i compagni per la sua scarsa conoscenza della lingua. Una situazione insopportabile al punto da spingere la ragazza a pensare più volte al suicidio: Le tue parole pongono in luce un problema molto comune tra gli adulti come tra i bambini: la crudeltà è un atteggiamento umano che è alla base di tutte le guerre.

Anche i bambini sono crudeli alle volte e hanno la capacità di ferirti dove più ti faranno male, di ferirti il cuore, la dignità, la nazionalità come nel tuo caso… Tu hai scelto la strada giusta con il silenzio e la pazienza: perdonare non è facile perché uno può dire sì io perdono ma non mi dimentico e tu sempre porterai con te questo terrorismo delle parole brutte che feriscono, che cercano di buttarti via dalla comunità”.

La terza domanda è stata posta da tre giovani di Verona, che erano a Monaco nei giorni dell’attentato, sulla strada della Gmg, a cui è stato consigliato loro di tornare a casa e così hanno fatto. Successivamente è stata offerta loro l’opportunità di partecipare al grande appuntamento di Cracovia: ‘Come facciamo noi giovani a vivere e a diffondere la pace in questo mondo che è pieno di odio?’

Il papa, dolcemente ma con piglio fermo, ha ripetuto quello che aveva detto ai giornalisti in aereo: “La pace costruisce ponti, l’odio è il costruttore dei muri. Tu devi scegliere nella vita, o faccio ponti o faccio muri. I ponti uniscono e quando c’è il ponte l’odio può andare via perché io posso sentire l’altro, parlare con l’altro…

A me piace pensare e dire che noi abbiamo nelle nostre possibilità la capacità di fare un ponte umano. Quando stringi la mano a un amico tu fai un ponte umano, invece quando colpisci un altro tu costruisci un muro. L’odio cresce sempre con i muri. Alle volte succede che vuoi fare il ponte e dall’altra parte non te la prendono, sono le umiliazioni che nella vita dobbiamo subire ma sempre fare ponti…. Tu sei stato fermato e fatto tornare a casa, poi hai fatto una scommessa per il ponte e per tornare un’altra volta.

Questo è l’atteggiamento: se c’è una difficoltà, torno indietro e vado avanti. Non lasciarci cadere per terra, sempre cercare il modo per fare ponti… Io voglio vedere tanti ponti umani. Questo è il programma di vita: fare ponti, ponti umani!”. Prima di salutarli ha ricordato un ragazzo di 22 anni, Maciej Ciešla, volontario della Gmg, morto di cancro lo scorso 2 luglio:

“Aveva poco più di 22 anni; aveva studiato disegno grafico e aveva lasciato il suo lavoro per essere volontario della Gmg. Infatti sono suoi tutti i disegni delle bandiere, le immagini dei santi patroni, i kit del pellegrino e così via che adornano la città. Proprio in questo lavoro ha ritrovato la sua fede. A novembre gli fu diagnosticato un cancro. I medici non hanno potuto fare niente, neppure con l’amputazione della gamba.

Lui voleva arrivare vivo alla visita del Papa, aveva un posto prenotato nel tram in cui viaggerà il Papa. Ma è morto il 2 luglio. Ha fatto un grande bene a tutti voi… Qualcuno di voi può pensare ’questo Papa ci rovina la serata’. Ma è la verità, e noi dobbiamo abituarci alle cose buone e alle cose brutte, la vita è così cari giovani.

Ma c’è una cosa della quale noi non possiamo dubitare: la fede di questo ragazzo, di questo nostro amico, che ha lavorato tanto per questa Gmg lo ha portato in cielo, e lui è con Gesù in questo momento guardando tutti noi”.

Ed infine li ha invitati a fare chiasso tutta la notte, ricordando la frase tanto cara a san Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura, Dio è grande, Dio è buono e tutti noi abbiamo qualcosa di buono dentro… Adesso, mi congedo; domani ci rivedremo. Voi fate il vostro dovere, che è fare chiasso tutta la notte … E fate vedere la vostra gioia cristiana, la gioia che il Signore vi dà di essere una comunità che segue Gesù”.

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