In Grecia per ricostruire l’Europa

Congiuntamente agli aderenti della Campagna ‘Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro’, Missio, Focsiv e Caritas in questo mese hanno organizzato ad Atene un evento dal titolo ‘Grecia, paradosso europeo, tra crisi e profughi’, per riflettere sulle conseguenze della doppia crisi che affligge il Paese, bloccato da una impasse economica che da oltre 6 anni soffoca la vita e le speranze di un popolo, e da un’emergenza profughi che a partire dal 2015 ha visto transitare sul territorio nazionale oltre un milione di persone in fuga da guerre, violenze, povertà.

L’incontro, ha detto il presidente della Conferenza episcopale greca, monsignor Francesco Papamanolis, è un’ancora di salvezza per i greci: “Fortunatamente Caritas Hellas ha trovato collaboratori generosissimi nelle Caritas dei paesi europei. Perciò ringrazio di cuore tutti voi”. Il seminario ha avuto anche lo scopo di fornire un’analisi aggiornata della situazione condivisa con le Chiese locali, per avanzare proposte a livello ecclesiale, sociale, istituzionale ed europeo e fare il punto sui progetti di solidarietà.

Al termine dell’evento è stato diffuso un appello per una Europa dei diritti, dell’accoglienza e dell’inclusione, partendo dal discorso di papa Francesco del 30 giugno scorso per un continente accogliente: “Noi qui presenti, rappresentanti delle campagne ‘Il Diritto a rimanere nella propria terra’ e ‘Una sola Famiglia Umana, cibo per tutti: è compito nostro’, e della chiesa in Grecia, riuniti in questi giorni ad Atene in occasione del Seminario internazionale ‘Grecia, paradosso europeo, tra crisi e profughi’, rivolgiamo un appello alle istituzioni italiane, greche ed europee, affinché prendano in considerazione le richieste che emergono da questo consesso…

Chiediamo agli Stati e alle istituzioni europee di adottare politiche che promuovano sviluppo ed integrazione, rimettendo al centro i valori della solidarietà e della sussidiarietà, principi cardine per il perseguimento della coesione sociale e per la sopravvivenza stessa dell’Europa. Occorre una nuova strategia che aiuti la Grecia e le altre economie europee in difficoltà ad uscire dalla morsa del debito e delle politiche di austerità che continuano ad avere costi sociali altissimi”.

Le organizzazioni hanno chiesto che l’Europa riparta dai giovani, che subiscono le conseguenze della crisi economica e riveda il proprio modello di sviluppo: “Chiediamo di mettere in discussione il modello di sviluppo che genera disuguaglianze, insicurezza umana, precarietà e scarti, e quindi migrazioni. Chiediamo che si cambi la politica dei muri, delle barriere, della militarizzazione dei confini, nonché della loro esternalizzazione tramite accordi con Paesi extra UE che non tengano conto della tutela dei diritti umani”.

Per la concretizzazione dell’Europa dei popoli le associazioni hanno chiesto di “investire con risorse adeguate in politiche di cooperazione internazionale allo sviluppo, favorendone la coerenza con le altre politiche nazionali ed europee (es. slegare la cooperazione allo sviluppo dagli interessi economici, porre limiti allo sfruttamento delle risorse dei paesi impoveriti, modificare gli accordi commerciali internazionali non equi);

investire con decisione in vere e incisive politiche di pace, scegliendo la nonviolenza come mezzo di risoluzione dei conflitti, promuovendo i corpi civili di pace, intervenendo sulla produzione di armi e impedirne il commercio con Paesi in guerra o che violano palesemente i diritti umani”.

Aprendo l’incontro l’arcivescovo di Agrigento, card. Francesco Montenegro, presidente di Caritas Italiana, ricordando i tre anni della visita del papa a Lampedusa, ha sottolineato l’indifferenza dell’Europa alla crisi greca: “Questa Europa sembra frantumarsi tra nazionalismi e spinte di fuga, tra muri e interessi particolari, anteposti a tutto e a tutti quelli che svaniscono così nel nulla, fino all’oblio…

Un purgatorio, questa Grecia, dal quale si affacciano migliaia di occhi che guardano con speranza a un paradiso, cieco e sordo, chiamato Europa… Sono ormai passati tre anni, da quando il papa è venuto a Lampedusa, nella mia carissima diocesi di Agrigento, denunciando la ‘globalizzazione dell’indifferenza’. Questo è infatti uno dei mali più gravi del nostro tempo: l’indifferenza, che giunge al limite del totale oblio.

I migranti, i rifugiati, gli esuli, i poveri sono invece tutti volti della stessa umanità che ci interpella e che ci chiede aiuto. E che non possono essere nascosti e dimenticati”. Il presidente della Caritas italiana ha affermato che una Europa diversa potrà esistere solo se i cristiani, come cittadini, ribadiscono il proprio impegno civile:

“Così si fa la storia, una storia diversa, salvifica, basata su diritti e doveri, personali e collettivi. Il Signore quindi ci invita come singoli e come Chiesa a metterci in gioco, a darci da fare insieme, uscendo dalle nostre prospettive ristrette e aprendoci ad altre, ampie… Se dunque vogliamo guardare a un futuro che sia dignitoso, se vogliamo un domani di pace per le nostre società, se vogliamo un’Europa che possa essere immagine riflessa del Regno di Dio, bisogna impegnarsi con creatività e bisogna anche lottare”.

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