Insieme per l’Europa: l’unità è possibile

A Monaco di Baviera si è svolta la testimonianza dei Movimenti e Comunità cristiane della rete ecumenica ‘Insieme per l’Europa’, che nel messaggio conclusivo ha affermato il valore dell’unità nella diversità: “Questa speranza europea è oggi più attuale che mai. L’Europa non deve diventare una roccaforte ed alzare nuove frontiere. All’insieme non esiste alternativa.

Un insieme in una diversità riconciliata è possibile. Gesù Cristo ha pregato per l’unità e dato la sua vita per questo. Questo ci dice il Vangelo, che da quasi 2000 anni è una forza determinante per la cultura in Europa. Gesù Cristo ci insegna l’amore senza limiti per tutte le persone. Lui ci indica la strada della misericordia e della riconciliazione: possiamo chiedere perdono e perdonarci a vicenda. Il Vangelo di Gesù Cristo è una fonte potente, dalla quale possiamo attingere speranza per il futuro.

Le terribili esperienze delle Guerre mondiali ci hanno insegnato che la pace è un dono prezioso che dobbiamo conservare. Il nostro futuro deve essere caratterizzato da una cultura del rispetto e della stima dell’altro, anche dello straniero. Chiediamo a tutti i cristiani, specialmente ai responsabili delle Chiese, di superare le divisioni. Esse hanno causato sofferenza, violenza, ingiustizia ed hanno minato la credibilità del Vangelo. Come cristiani vogliamo vivere insieme riconciliati ed in piena comunione…

Andiamo incontro a persone di convinzioni e religioni diverse con rispetto e cerchiamo il dialogo con loro. Ci impegniamo affinché nel mondo crescano umanità e pace. Abbiamo la visione di un insieme in Europa che è più forte di ogni paura ed egoismo. Poniamo la nostra fiducia nello Spirito Santo che rinnova e vivifica continuamente il mondo”.

L’incontro si era aperto con due videomessaggi incoraggianti; papa Francesco aveva chiesto di dare un’anima al continente: “Cari amici di Insieme per l’Europa, vi so riuniti a Monaco di Baviera in tanti Movimenti e Gruppi, provenienti da varie Chiese e Comunità. Avete ragione.

E’ ora di mettersi insieme, per affrontare con vero spirito europeo le problematiche del nostro tempo… Mantenete la freschezza dei vostri carismi; tenete vivo il vostro ‘Insieme’, e allargatelo! Fate che le vostre case, comunità e città siano laboratori di comunione, di amicizia e di fraternità, capaci di integrare, aperti al mondo intero”.

Anche il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha inviato un messaggio: “Anche quando la tentazione ci suggerisce di non stare insieme, i cristiani in particolare sono chiamati a dimostrare il principio fondamentale della Chiesa, che è comunione (koinonia). E’ solo quando condividiamo i doni così generosamente e liberamente elargiti da Dio che siamo in grado di farne piena esperienza”.

La manifestazione è stata intitolata ‘500 anni di divisione bastano – l’unità è possibile!’, richiamando i 500 anni di separazione tra la Chiesa cattolica e le Chiese della Riforma protestante. Sul tema dell’unità è intervenuta Maria Voce, presidente dei Focolari: “Tre parole-chiave caratterizzano questa nostra manifestazione: incontro – riconciliazione – futuro…

Vogliamo insieme chiedere perdono delle divisioni del passato che hanno innescato guerre e morte in Europa. Vogliamo insieme testimoniare oggi la nostra unità nel rispetto e nella bellezza delle diversità delle nostre Chiese e comunità. Vogliamo insieme metterci a servizio di una novità che oggi serve per poter riprendere il cammino europeo. Ciò che noi possiamo offrire, impegnando la nostra vita, è la novità del Vangelo.

Gesù prima di morire ha pregato: ‘Padre, che tutti siano uno’. Ha mostrato che tutti siamo fratelli, che un’unica ‘famiglia umana’ è possibile, che l’unità è possibile, che l’unità è il nostro destino. Oggi noi qui ci impegniamo ad essere strumenti di questa svolta, strumenti di una nuova visione dell’Europa, strumenti di una accelerazione nel cammino verso l’unità, aprendo con tutti e per tutti gli uomini e donne del nostro pianeta un dialogo profondo”.

In apertura del convegno il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, che si era soffermato sul bisogno che gli europei hanno di riscoprire la bellezza dell’identità e della missione dell’Europa, ma anche sul bisogno che il mondo, a partire dall’Africa, ha di un’Europa solidale e accogliente: “I cristiani devono scegliere un’altra volta per l’Europa. Lo devono fare per realismo: non si può affrontare il futuro da soli.

Ma soprattutto, perché l’Europa è nostra: la sua storia è una storia imperniata di cristianesimo, non solo quella lontana, ma anche l’ultimo mezzo secolo fin dalla fondazione. Lo stesso 1989 è tanto legato alle radici cristiane del continente: basterebbe pensare alla caduta del Muro e al processo di liberazione della Polonia, in cui hanno fortemente giocato gli elementi religiosi, la capacità di resistenza dei credenti, a partire dallo stesso ruolo di Giovanni Paolo II”.

Dopo aver ricordato i tanti martiri cristiani che hanno versato il proprio sangue per l’Europa, il prof. Impagliazzo ha sottolineato: “La fede cristiana ha un messaggio forte all’Europa, rivolgendosi agli europei. Chiama a non vivere per se stessi… Il cristianesimo, lo mostra papa Francesco, è un’istanza critica alla riduzione della società alle sole dimensioni del mercato.

Nelle nostre comunità cristiane, nell’impegno di quello che è un vero popolo in tanti angoli d’Italia e d’Europa, nonostante i limiti che sono a noi tutti noti, già viviamo un umanesimo: lo vorrei chiamare un umanesimo spirituale. La vita delle Chiese e delle comunità è già, molto spesso, una riserva di umanità: è una risorsa per i poveri e per quanti hanno bisogno; rappresenta una vera pagina di umanesimo scritta nella vita delle società.

Dobbiamo avere il coraggio di far emergere tutto questo -che è vita, solidarietà, legame- come una cultura condivisa. Il vissuto di un popolo può divenire una vera cultura, anzi una proposta culturale nel vuoto di pensieri o in mezzo a dibattiti gridati… L’Europa non è un sogno lontano. Cari amici, noi siamo europei più di quanto ne siamo consapevoli.

I cittadini dei nostri paesi sono più europei di quanto sanno. Le istituzioni europee contano molto nei vari paesi. Il tessuto umano e culturale, in cui viviamo, è europeo. Il compito dei cristiani è quello di dare un nuovo vigore e un nuovo slancio ai valori con cui i padri europei hanno fondato l’Europa. Perché l’Europa non sia soltanto dei padri, ma anche dei figli”.

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