Approfondendo ‘Amoris laetitia’ (5). Per una spiritualità coniugale

Uno dei capitoli più interessanti e significativi di tutta l’esortazione postsinodale ‘Amoris laetita’ è probabilmente il capitolo nono, l’ultimo capitolo dal titolo “Spiritualità coniugale e familiare”.

Sembra strano ma, se è vero che la Chiesa in tanti anni della sua storia ha parlato della famiglia e del matrimonio, è altrettanto vero che la verità della famiglia e del matrimonio non è qualcosa di astratto. Ecco perché c’è bisogno di un’attenzione alla spiritualità, cioè ad un vissuto quotidiano fatto di fede, di speranza e carità.

E in questo campo è davvero all’opera la fantasia dello Spirito perché, se esiste una spiritualità che deriva dal sacramento del matrimonio che è per ogni coppia lo stesso, ogni famiglia è diversa e, quindi, esistono molteplici e differenti modi di vivere la grazia ricevuta nel sacramento. “La spiritualità matrimoniale – scrive papa Francesco – è una spiritualità del vincolo abitato dall’amore divino (n. 315). Una comunione familiare vissuta bene è un vero cammino di santificazione nella vita ordinaria e di crescita mistica, un mezzo per l’unione intima con Dio (n. 316)”.

Parlare del matrimonio e della famiglia non può e non deve far dimenticare che in ogni coppia abita il Signore e, dunque, c’è un vissuto quotidiano fatto di gesti e parole che dicono la particolare e speciale Presenza che vi abita. Questo vissuto concreto e reale ha una forza straordinaria di cui le famiglie e la chiesa tutta dovrebbero avere più coscienza: è un vissuto che ha il profumo del Vangelo!

Il pontefice con la sua esortazione sull’amore nella famiglia ricorda alla chiesa tutta che “la spiritualità dell’amore familiare è fatta di migliaia di gesti concreti e reali. In questa varietà di doni e di incontri che fanno maturare la comunione, Dio ha la propria dimora. Questa dedizione unisce valori umani e divini perché è piena dell’amore di Dio” (n. 315).

Francesco non poteva non dedicare, con il suo sguardo rivolto alla concretezza del vivere cristiano che lo contraddistingue, un capitolo – tra i più brevi – alla spiritualità coniugale e familiare. Un matrimonio fruttifica se fa circolare nel quotidiano e in tutte le stagioni della vita dei coniugi quella grazia ricevuta in forza del sacramento stesso.

Questa grazia che è presente nelle sofferenze, nelle lotte, nelle gioie, nelle fragilità e nei buoni propositi quotidiani di ogni famiglia è probabilmente la migliore e più credibile testimonianza a favore del matrimonio. Non ci sposa perché si è capito qualcosa o tutto della “dottrina” di un sacramento, ma perché ci è stato data la grazia di incontrate una famiglia che, pur con tutti i suoi limiti, testimonia con gioia, con letizia, la bellezza di ciò che è. E’ la testimonianza che attrae, non una pur nobile e alta idea!
(fine)

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