Don Arice (Cei): “Un anziano su tre è vittima di forme di violenza”

Il Direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, don Carmine Arice, non usa mezze misure per focalizzare l’attenzione su un ‘problema’ dei nostri tempi: gli anziani. Tra le righe della relazione per il convegno ‘Dignità della persona anziana e qualità della cura. Una sfida ad abuso e contenzione’, l’esponente della Conferenza episcopale italiana ha dichiarato:

“La società odierna rischia di creare moderne rupi tarpee, più dolci nella forma, non meno drammatiche nella sostanza”. Si ricorda che la Rupe Tarpea ha un valore simbolico molto rilevante, che affonda le sue radici nel pensiero romano. E’ una parete rocciosa nei pressi del Campidoglio dalla quale si gettavano i traditori e i condannati a morte, per sancirne platealmente l’espulsione dalla città, decretandone l’oblio.

Un termine forte, che richiama alla Storia non per la forma bensì per la sostanza. Sì perché di fatto, l’anziano è lasciato al proprio destino, specie nella fase terminale della vita. Ecco perché l’Ufficio Cei si è fatto promotore a Roma, insieme al Gruppo di studio ‘La cura nella fase terminale della vita’ della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) e il Centro per la promozione e lo sviluppo dell’assistenza geriatrica dell’Università Cattolica (Cepsag), di questo focus su problematiche legate alla ‘terza età’.

Restando in Italia, l’anziano è considerato un peso piuttosto che un valore aggiunto; una zavorra che rallenta il ritmo frenetico della vita. Da qui le ripercussioni e le mortificazioni morali e corporali. Come ha sottolineato don Arice: “un anziano su tre è vittima di una forma di violenza: 2.900.000 over 65 sono sottoposti a maltrattamenti psicologici, 600.000 subiscono truffe finanziarie, 400.000 vengono maltrattati fisicamente, 100.000 sono oggetto di abusi sessuali”. Un dato che definire inquietante è quantomeno riduttivo.

Come ha ribadito papa Francesco, a seguito della sua visita al Cottolengo di Torino dello scorso anno, è necessario ‘far conoscere la situazione reale e passare dalla denuncia alla risposta’. La cultura della morte in nome dell’individualismo sta prevalendo su più fronti.

In ambito politico, allo studio della XII Commissione della Camera dei Deputati, che si occupa di affari sociali, sono al vaglio ben 15 proposte di legge in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari e 6 proposte di legge in materia di eutanasia. Stralciare l’etica solidale in virtù di una visione distorta del bene comune è frutto di egoismo fine a se stesso.

Conclude il religioso: “La storia ci chiede senso di responsabilità e coraggio perché i diritti dei deboli rischiano di diventare sempre più diritti deboli e l’avanzare di una cultura mortifera e senza scrupoli non può lasciarci indifferenti”.

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