Papa Francesco: «È il dono della preghiera che sono venuto stasera a domandarvi»

La visita apostolica di Papa Francesco in Armenia prosegue con la visita alla Cattedrale Armeno Apostolica delle Sette Piaghe a Gyumri, una città dell’Armenia di circa 146.200 abitanti, situata a 120 km dalla capitale Erevan, ed è la seconda città più popolosa del Paese.
Qui il Pontefice viene accolto dal Catholicos e dall’Arcivescovo apostolico, insieme ad alcuni vescovi armeni apostolici, un gruppo di persone disabili e un gruppo di profughi siriani. Il Papa e il Catholicos pregano insieme davanti ad un’icona della Vergine Maria e venerano il Crocifisso, dopo la Benedizione si prosegue il tragitto per la visita alla Cattedrale Armeno Cattolica dei Santi Martiri. Ad attendere Papa Francesco l’Arcivescovo armeno cattolico e il parroco della Cattedrale, insieme ad alcuni sacerdoti e benefattori. Dopo un momento di preghiera, prima del congedo, il Papa saluta alcuni collaboratori dell’arcidiocesi. Terminata la visita, il Pontefice – rientrato ad Erevan con un volo diretto – si reca a Piazza della Repubblica per un incontro ecumenico e di preghiera per la Pace. Un evento, questo, molto atteso che vede la partecipazione di migliaia di persone e numerose autorità civili e religiose.

Nel suo messaggio, il Catholicos di Tutti gli Armeni, Sua Santità Karekin II, ringrazia Papa Francesco per la sua presenza e per le iniziative di pace: «Santità, è evidente che il suo servizio pastorale riflette veramente la sua dedizione sincera al comandamento elargito da Dio per la pace nel mondo e la riconciliazione tra i popoli. […] La nostra gente è grata a Sua Santità e a tutti coloro che sostengono la giustizia, e auspicano che la Turchia, seguendo il suo messaggio mostri abbastanza coraggio per affrontare la storia, per porre fine all’illegale blocco dell’Armenia e cessino le provocazioni militari dell’Azerbaijan contro il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh di vivere in libertà e pace. In effetti, la pace non può essere realizzata senza la giustizia, le vite umane non possono diventare oggetto di speculazioni e non possono essere trascurate. […] Solo la giustizia che affonda le sue radici nella tutela dei diritti degli individui e delle nazioni, può diventare una solida base per la prevenzione dei crimini commessi contro l’umanità, e il percorso di maggior successo verso la risoluzione completa dei conflitti. È con un cuore desideroso che noi preghiamo Dio per la realizzazione di questo obiettivo, in modo che egli possa ascoltare le nostre preghiere e versando abbondantemente le grazie dello Spirito Santo, Egli può coronare l’amore fraterno e la collaborazione delle Chiese con proficui risultati».

«Sono venuto pellegrino da Roma – dichiara Papa Francesco durante il suo discorso – per incontrarvi e per esprimervi un sentimento che sale dalle profondità del cuore: è l’affetto del vostro fratello, è l’abbraccio fraterno della Chiesa Cattolica intera, che vi vuole bene e vi è vicina». Il Pontefice si compiace del cammino comune intrapreso nelle due chiese, ed esprime l’auspicio di poter guardare «al giorno in cui, con l’aiuto di Dio, saremo uniti presso l’altare del sacrificio di Cristo, nella pienezza della comunione eucaristica. Verso quella meta tanto desiderata». Tra le figure dei grandi Padri, Papa Francesco cita il Catholicos Nerses Shnorhali, che nutriva un amore straordinario nei confronti del suo popolo e delle sue tradizioni, desideroso di compiere la volontà di Cristo ricercando l’unità fra le altre chiese. «L’unità – afferma Papa Francesco – non è infatti un vantaggio strategico da ricercare per mutuo interesse, ma quello che Gesù ci chiede e che sta a noi adempiere con la buona volontà e con tutte le forze, per realizzare la nostra missione: donare al mondo, con coerenza, il Vangelo». Per realizzare l’unità è necessaria ed indispensabile la preghiera di tutti. «È bello essere qui radunati per pregare gli uni per gli altri, gli uni con gli altri. Ed è anzitutto il dono della preghiera che io sono venuto stasera a domandarvi».

Il Pontefice ricorda poi gli ostacoli che si frappongono sul cammino della pace e le conseguenze drammatiche delle guerre, «penso alle popolazioni – precisa – costrette ad abbandonare tutto, in particolare in Medio Oriente, dove tanti nostri fratelli e sorelle soffrono violenza e persecuzione, a causa dell’odio e di conflitti sempre fomentati dalla piaga della proliferazione e del commercio di armi, dalla tentazione di ricorrere alla forza e dalla mancanza di rispetto per la persona umana, specialmente per i deboli, per i poveri e per coloro che chiedono solo una vita dignitosa».
Ancora una volta Papa Francesco ricorda le prove terribili del “Grande Male” sperimentate dal popolo armeno, l’immane e folle sterminio, il «tragico mistero di iniquità che il vostro popolo ha provato nella sua carne, rimane impresso nella memoria e brucia nel cuore. Voglio ribadire che le vostre sofferenze ci appartengono: “sono le sofferenze delle membra del Corpo mistico di Cristo” (Giovanni Paolo II) ricordarle non è solo opportuno, è doveroso: siano un monito in ogni tempo, perché il mondo non ricada mai più nella spirale di simili orrori!»; e ancora: «Quelle terribili piaghe di dolore patite sulla croce, trasfigurate dall’amore, sono divenute sorgenti di perdono e di pace. Così, anche il dolore più grande, trasformato dalla potenza salvifica della Croce, di cui gli Armeni sono araldi e testimoni, può diventare un seme di pace per il futuro».

Papa Francesco invita alla pace, e a superare ogni ostacolo e desiderio di vendetta, un futuro dove si possa ancora parlare di pace, «un lavoro dignitoso per tutti, la cura dei più bisognosi e la lotta senza tregua alla corruzione, che va estirpata».
Cari giovani – conclude il Pontefice –, «questo futuro vi appartiene: facendo tesoro della grande saggezza dei vostri anziani, ambite a diventare costruttori di pace: non notai dello status quo, ma promotori attivi di una cultura dell’incontro e della riconciliazione. Dio benedica il vostro avvenire e “conceda che si riprenda il cammino di riconciliazione tra il popolo armeno e quello turco, e la pace sorga anche nel Nagorno Karabakh” (Messaggio agli Armeni, 12 aprile 2015). […] Il mondo intero ha bisogno di questo vostro annuncio, ha bisogno della vostra presenza, ha bisogno della vostra testimonianza più pura. Kha’ra’rutiun amenetzun! (Pace a voi!)»

Al termine del discorso il Papa e il Catholicos si scambiano un segno di pace; l’evento si conclude con un’offerta di doni al Papa e con la Benedizione. Quindi rientrano in auto ad Etchmiadzin. E così si chiude la penultima giornata di Francesco in Armenia.

Foto: CTV

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