Papa Francesco in Armenia, alle origini di un Genocidio fisico e culturale

Per il suo XIV viaggio apostolico, il Santo Padre è impegnato fino al 26 Giugno in un pellegrinaggio agli albori della fede. L’Armenia è come un prisma: ha molteplici sfaccettature. Una di queste è l’essere il primo paese cristiano. Nel videomessaggio papa Francesco ha ricordato che si recherà nel Paese caucasico ‘come un pellegrino’: “Vengo verso le mistiche alture dell’Armenia come vostro fratello, animato dal desiderio di vedere i vostri volti, di pregare insieme a voi e di condividere il dono dell’amicizia…

La vostra storia e le vicende del vostro amato popolo suscitano in me ammirazione e dolore: ammirazione, perché avete trovato nella croce di Gesù e nel vostro ingegno la forza di rialzarvi sempre, anche da sofferenze che sono tra le più terribili che l’umanità ricordi; dolore, per le tragedie che i vostri padri hanno vissuto nella loro carne”.

Prima tappa di un viaggio nel Caucaso che comprenderà anche la Georgia e l’Azerbaigian per fine settembre, l’Armenia ha un passato importante e ingombrante. Nel 301 con il patriarca Gregorio Illuminatore è stato il fondatore della Chiesa apostolica armena, iniziando un cammino alla sequela del messaggio di Cristo. Una scelta di vita pagata con il sangue.

Il Genocidio compiuto nel 1915 ad opera degli Ottomani alleati dei tedeschi durante la Prima guerra mondiale grida allo scandalo. Una ferita ancora aperta, attenuata parzialmente dal riconoscimento da parte del Bundestag, la camera bassa del parlamento tedesco, dell’avvenuto massacro, con le conseguenze diplomatiche tra Erdogan e la Merkel su uno sterminio frutto di una ideologia mortifera.

Non solo fisica, la distruzione ha coinvolto anche i luoghi simbolo della storia armena. Centinaia di Chiese, seminari e scuole vennero rase al suolo. Un attacco diretto che mirava a distruggere la tradizione, eliminando dalle fondamenta ogni tentativo di ripristino di una memoria collettiva. Nella diaspora c’è stata la ricostruzione, sia degli edifici che del senso di appartenenza comune, anche se viziato da un periodo altrettanto negativo, quello del comunismo.

Nei 70 anni sotto un regime duro e dispotico, la religione cristiana è stata attaccata non da confessioni ‘altre’, come accaduto con i turchi, bensì dall’interno. Man mano che le generazioni si avvicendavano, le pratiche religiose cadevano nel dimenticatoio grazie alla radicale operazione comunista che cercava di screditare il cristianesimo.

La visita di Papa Francesco è per tali motivi carica di attesa. Un viaggio dal carattere ecumenico con il tentativo dell’incontro tra la Chiesa romana e quella Armena. Di certo, ciò che il Pontefice troverà sarà un ambiente speranzoso, che ha fatto i conti con il proprio passato ma che è altrettanto pronto a ripartire.

Inoltre dalla loro c’è l’aspetto fideistico che pian piano ha riacquistato un primato dal sapore del riscatto. Non a caso il Successore di Pietro, prima del rientro in Vaticano si soffermerà in preghiera nel Monastero di Khor Virap, in cui secondo la tradizione fu tenuto prigioniero per 12 anni Gregorio l’Illuminatore, e in seguito, in direzione del monte Ararat dove saranno liberate delle colombe.

Un forte impatto emotivo, proprio al confine con quella Turchia refrattaria alle scuse e al compromesso, che non vuole saperne di ammettere un Olocausto sotto gli occhi di tutti.

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