Approfondendo ‘Amoris laetitia’ (2). L’autocritica.

Leggendo ‘Amoris laetitia’ può sorprendere che il papa non si dedichi a denunciare con forza la mentalità relativistica ed edonistica che si riflette anche sulla famiglia. In realtà nel documento questa denuncia è presente.

Nei vari numeri dell’esortazione il pontefice fa capire che non c’è un “clima” favorevole all’instaurarsi di un amore stabile e duraturo tra uomo e donna.

Tuttavia Francesco sembra più interessato ad altro. Egli, infatti, vuol fare prendere coscienza alla chiesa tutta che un’eccessiva idealizzazione, “soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario (n. 36)”.

La catechesi, la predicazione e forse anche l’esempio di alcuni hanno generato, malgrado le buone intenzioni, un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalla effettive possibilità delle famiglie così come esse sono. Detto in altri termini non deve sorprendere l’assenza di una forte denuncia, ma devo stupire la forte autocritica che Francesco ci vuole spingere a fare come chiesa.

Il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e, allo stesso tempo, il modo di trattare le persone hanno generato ciò di cui oggi ci lamentiamo. “Molte volte, scrive il papa, abbiamo agito con atteggiamento difensivo e sprechiamo le energie pastorali moltiplicando gli attacchi al mondo decadente, con poca capacità propositiva per indicare strade di felicità” (n. 38).

Questa autocritica, dunque, appare necessaria per due ragioni. Per prima cosa occorre cambiare passo per comprendere che ci sono tanti fedeli che rispondo quanto meglio possibile al Vangelo, pur in mezzo ai loro limiti. In secondo luogo occorre chiedere perdono perché, con le parole e con i gesti, abbiamo allontanato molti uomini e donne dall’ideale evangelico, per cui il matrimonio deve essere presentato ‘come un cammino dinamico di crescita e realizzazione e non un peso da sopportare per tutta la vita’ (n. 37).

Senza questa necessaria e benefica autocritica, che ognuno è chiamato a fare, il Vangelo della famiglia resterà opaco e non risplenderà in tutta la sua bellezza.

Nel proporre un ideale esigente non si deve mai perdere la vicinanza compassionevole alle persone fragili, come ha fatto Gesù con l’adultera e con la samaritana. Coniugare verità e misericordia: questo è il compito arduo al quale la chiesa tutta è chiamata! La verità non può e non deve essere un clava da sbattere in testa alle persone che la cercano.

La verità senza misericordia non genera nulla. Ecco perché l’autocritica è necessaria. Troppo spesso la verità non è stata accompagnata dalla misericordia!
(segue)

89.31.72.207