In Italia la decrescita è infelice

A Roma è stato presentato il rapporto annuale dell’Istat e la fotografia emergente non è rassicurante, come ha scritto nella presentazione il suo presidente, Giorgio Alleva: “L’Italia è oggi, con Giappone e Germania, tra i paesi più vecchi del mondo. Il prolungamento della speranza di vita è dovuto in primo luogo ai miglioramenti della medicina e dei sistemi di cura, ma anche al diffondersi di comportamenti e abitudini più salutari, oltre che alla diffusione della prevenzione. Esso comporta però la rapida crescita di bisogni specifici di una popolazione che vive sì più a lungo, ma non sempre in buona salute”.

Il 1° gennaio 2015 le persone con 100 anni e più, donne nell’84% dei casi, sono quasi 20.000: 31,4 ogni 100.000 residenti. L’Italia è inoltre uno dei paesi con la più bassa incidenza delle nuove generazioni: la quota delle persone fino a 24 anni dal 1926 al 2016 è scesa dal 49% a poco più del 23%”. La fotografia è quella di un’Italia che statisticamente arretra: nello scorso anno la popolazione residente si riduce di 139.000 unità (-2,3 per mille) rispetto all’anno precedente. Al 1° gennaio 2016 si stima sia pari a 60.700.000 residenti.

Quella di cittadinanza italiana scende a 55.600.000, con una perdita di 179.000 unità. La stima dell’indice di vecchiaia al 1° gennaio 2016 è pari a 161,1 persone di 65 anni e oltre ogni 100 giovani con meno di 15 anni (171,8 nel Centro e 143,5 nel Mezzogiorno). Al contempo le nascite sono state 488.000 (otto per mille residenti), 15.000 in meno rispetto al 2014 e nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia. Per il quinto anno consecutivo diminuisce la fecondità, giungendo a 1,35 figli per donna.

Nel 2015 i morti sono stati 653.000, 54.000 in più dell’anno precedente (+9,1%); nello stesso periodo la differenza tra nascite e decessi è scesa ulteriormente (saldo naturale pari a -165.000). Il saldo naturale decisamente negativo, non più contrastato efficacemente dal saldo migratorio, positivo ma sempre più contenuto, determina la decrescita della popolazione registrata nel 2015. Il saldo migratorio netto con l’estero stimato per il 2015 è di 128.000 unità (273.000 iscrizioni dall’estero meno 145.000 cancellazioni per l’estero), circa un quarto di quello stimato per il 2007, anno di massimo storico per i flussi migratori internazionali. La stima della vita media alla nascita è pari a 80,1 anni per gli uomini (nel 2014 era 80,3) e a 84,7 per le donne (nel 2014 era 85 anni).

Su 100.000 residenti 31,4% hanno 100 anni e più, l’83,8% sono donne. Di contro la popolazione fino a 24 anni di età è scesa sotto il 25%, mentre in Francia questa quota è del 30,4%: vuol dire 6.000.000 di giovani in meno. Inoltre l’Istat ha sottolineato che il 70,1% dei giovani di 25-29 anni della ‘Generazione del millennio’ e il 54,7% delle loro coetanee vive ancora in famiglia con il ruolo di figli. La prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine è dovuta a molteplici fattori, tra cui l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi, le difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro e la condizione di precarietà, gli ostacoli a trovare un’abitazione:

“L’effetto di questi fattori è stato amplificato negli ultimi anni dalla congiuntura economica sfavorevole che ha spinto sempre più giovani a ritardare ulteriormente, rispetto alle generazioni precedenti, le tappe verso la vita adulta, tra cui quella della formazione di una famiglia”. Di conseguenza la propensione al primo matrimonio tra le giovani generazioni è in forte calo per via di una accentuazione della posticipazione verso età più mature. Nel 2014 l’età media al primo matrimonio è di 34,3 anni per gli sposi e di 31,3 per le spose (un anno in più per entrambi rispetto al 2008).

L’innalzamento dell’età media al primo matrimonio è da mettere in relazione con la posticipazione degli eventi caratterizzanti il processo di transizione allo stato adulto. Particolarmente esplicativo è il caso delle giovani donne: rispetto al 2008, nel 2014 quelle che non hanno ancora lasciato la famiglia di origine all’età di 30 anni sono aumentate di circa 48.000 unità (sono oltre 2.700.000 e rappresentano il 68,4% delle trentenni). Nel contempo sono diminuite di circa 41.000 unità le spose alle prime nozze tra 18 e 30 anni. Anche le nascite diminuiscono.

L’Inps rileva che si va dai 2,5 figli delle donne nate nei primissimi anni Venti (cioè subito dopo la Grande Guerra), ai 2 figli per donna delle generazioni dell’immediato secondo dopoguerra (anni 1945-49), fino a raggiungere il livello stimato di 1,5 figli per le donne della generazione del 1970. La recente diminuzione della fecondità è in gran parte da attribuire al rinvio delle nascite da parte della ‘Generazione del millennio’.

La posticipazione riguarda tutte le tappe del ciclo di vita. Ad esempio, è diventata nonna entro il cinquantacinquesimo compleanno il 38,2% delle nate prima del 1940 contro il 30% delle nate nei primi anni Cinquanta. Sul fronte maschile, i nonni entro i 60 anni sono il 38,7% fra i nati prima del 1940 e il 33,1% tra i nati del periodo 1945-49. In media, si diventa nonni a 54,8 anni. In conclusione l’Istat ha evidenziato che negli ultimi 20 anni è cambiata la divisione di ruoli in famiglia tra uomini e donne nelle diverse fasi della vita; ciò vale in particolar modo nell’età adulta, meno in quella anziana.

Da un lato, diminuisce la quota dei genitori in coppia, dall’altro aumentano quelle dei single, dei partner in coppia senza figli e dei genitori soli. Nella dinamica del ciclo di vita familiare, la fase del cosiddetto ‘nido vuoto’ è un passaggio cruciale perché rimette in discussione gli equilibri interni, i rapporti intergenerazionali, la condizione economica, il vissuto quotidiano e lo stato psicologico.

Hanno vissuto questa fase di transizione il 36% delle donne e il 29,8% degli uomini; le prime l’hanno sperimentata in media a 55,3 anni, i secondi a 57,4 anni, una differenza che approssima lo scarto d’età della coppia all’unione. Il successivo passaggio nel ciclo di vita è diventare nonni, uno stato che riguarda circa 12.500.000 di persone con 35 anni e più, il 28,1% degli uomini e il 37,5% delle donne in questa fascia di età (2009). Si diventa nonni in media a 54,8 anni (53,4 le donne e 56,9 gli uomini).

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