Il papa ha chiesto risposte politiche a crisi economiche

“La lotta contro la povertà non è soltanto un problema economico, ma anzitutto un problema morale, che fa appello ad una solidarietà globale e allo sviluppo di un approccio più equo nei confronti dei bisogni e delle aspirazioni degli individui e dei popoli in tutto il mondo. Alla luce di questo compito impegnativo, l’iniziativa della vostra Fondazione è particolarmente tempestiva.

Traendo ispirazione dal ricco patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa, la presente Conferenza esplora da diversi punti di vista le implicazioni pratiche ed etiche dell’attuale economia mondiale, mentre, nel medesimo tempo, cerca di porre le fondamenta per una cultura economica e degli affari che sia più inclusiva e rispettosa della dignità umana”:

così si è espresso papa Francesco incontrando i partecipanti alla Conferenza internazionale, ‘Iniziativa imprenditoriale nella lotta contro la povertà: l’emergenza profughi la nostra sfida’, organizzata dalla Fondazione ‘Centesimus Annus – Pro Pontifice’, a 25 anni dalla promulgazione della Lettera Enciclica di San Giovanni Paolo II.

Papa Francesco, mettendo al centro dell’azione ‘politica’ dei cattolici ha ribadito non solo la validità della Dottrina sociale della Chiesa, ma anche il magistero sociale di san Giovanni Paolo II: “Una visione economica esclusivamente orientata al profitto e al benessere materiale è, come l’esperienza quotidianamente ci mostra, incapace di contribuire in modo positivo ad una globalizzazione che favorisca lo sviluppo integrale dei popoli nel mondo, una giusta distribuzione delle risorse, la garanzia di lavoro dignitoso e la crescita dell’iniziativa privata e delle imprese locali…

Gli effetti sono percepiti anche nelle società più sviluppate, nelle quali la crescita in percentuale della povertà e il decadimento sociale rappresentano una seria minaccia per le famiglie, per la classe media che si contrae e, in modo particolare, per i giovani”. Ed ha augurato che i presenti possano “generare nuovi modelli di progresso economico più direttamente orientati al bene comune, all’inclusione e allo sviluppo integrale, all’incremento del lavoro e all’investimento nelle risorse umane.

Il Concilio Vaticano II ha giustamente sottolineato che, per i cristiani, l’attività economica, finanziaria e degli affari non può essere separata dal dovere di lottare per il perfezionamento dell’ordine temporale in conformità con i valori del Regno di Dio”.

Ed in sintonia con le parole del papa il card. Luis Antonio G. Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis, ha fatto una panoramica degli insegnamenti della Chiesa sullo sviluppo umano integrale, partendo dall’enciclica ‘Popolorum Progressio’ di papa Paolo VI:

“Ma il vero sviluppo integrale ha bisogno di coltivare le capacità veramente umane di pensare, riflettere e pregare… Una visione esclusivamente funzionale della vita ci convince erroneamente che siamo noi la fonte e gli autori di noi stessi, della vita umana, e di tutti gli aspetti della società. Tutto gira intorno al ‘mio successo’. Non c’è nulla di donato o ricevuto, solo raggiunto e meglio se raggiunto da solo. Una tale visione del mondo cancella la gratitudine, la fiducia e la genuine condivisione genuina”.

Mettendo in luce il binomio della gratuità e della fraternità che si fondono insieme, l’arcivescovo filippino ha posto il problema su cosa si lascia alle nuove generazioni: “Dovremo agire come amministratori buoni e fedeli della creazione, perché il Creato è un dono di Dio per tutti, solo così saremmo responsabili del nostro modo di utilizzare e sviluppare la terra. C’è bisogno di una ricerca del bene comune.

L’attività economica come motore per la generazione di ricchezza deve marciare insieme con la giustizia distributiva al fine di raggiungere il bene comune. Da questo punto di vista, il bene comune è l’ambiente sociale in cui le singole persone e le famiglie possono crescere e svilupparsi le loro piene potenzialità. Così l’ambiente sociale è ricchezza comune, tesoro comune e bene comune.

Così come noi abbiamo bisogno di un ambiente sociale sano per crescere, tutti abbiamo bisogno di contribuire al suo sviluppo. Correlata al perseguimento del bene comune è la visione della destinazione universale dei beni terrestre”. Poi ha ricordato alcune sue visite nei campi profughi, chiedendo ai cattolici di mantenere un contatto con la realtà:

“Questa mancanza di contatto fisico e di incontro, a volte favorita dalla frammentazione delle nostre città, aiuta a cauterizzare la coscienza e a ignorare parte della realtà in analisi parziali. Ciò a volte convive con un discorso ‘verde’. Ma oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri.

Gli esclusi non sono categorie o numeri, ma persone, come noi, con i sentimenti, i sogni, le sofferenze. A volte si guarda ai poveri non in modo condiscendente, ma da una posizione di superiorità, invece bisogna relazionarci a loro con solidarietà, con un atteggiamento di umile apprendimento dalla loro saggezza”.

Ha concluso l’intervento riflettendo sul n^ 80 dell’enciclica ‘Populorum Progressio’: “Siamo tutti uniti in questo progresso verso Dio. Abbiamo voluto ricordare a tutti, quanto sia cruciale il momento presente, quanto sia urgente il lavoro da fare. La posta in gioco è la sopravvivenza di tanti bambini innocenti. Per tante famiglie significa uscire dalla miseria, avere accesso a condizioni adatte per gli esseri umani; in gioco ci sono la pace del mondo e il futuro della civiltà. E’ tempo per tutti i popoli di far fronte alle loro responsabilità”.

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