Un teologo amato da papa Francesco. Breve ritratto di Henri de Lubac

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Henri de Lubac è non solo uno tra i più importanti teologi cattolici del XX secolo, ma anche un uomo la cui vicenda biografica va conosciuta. Nato a Cambrai il 20 febbraio 1896, entrò nella Compagnia di Gesù, a Lione, il 9 ottobre 1913. Fu ordinato presbitero nel 1927 e divenne professore di teologia fondamentale nella facoltà teologica di Lione, dove insegnò dal 1929 al 1950. Nel 1938 pubblicò il suo primo libro ‘Cattolicesimo, gli aspetti sociali del dogma’.

Egli, in questa opera, mette sotto accusa un’eccessiva tendenza nella chiesa cattolica a concepire la salvezza in termini estremamente individualistici ed evidenzia come una delle caratteristiche della chiesa è quella di essere cattolica, cioè universale.

Durante la Seconda guerra mondiale fu costretto a vivere clandestinamente per la sua partecipazione alla resistenza francese. In quegli anni, in particolare nel 1942, fondò con l’amico Jean Daniélou la prestigiosissima collana ‘Sources Chrétiennes’ che permise la pubblicazione di numerose opere dei Padri della Chiesa.

Al cuore di tutta la ricerca di padre De Lubac sta la straordinaria passione per la Tradizione, specialmente quella per i Padri della chiesa dai quali egli trasse i motivi ispiratori del suo pensiero: il primato della grazia, la Chiesa come mistero di unità, la Sacra Scrittura come vivente ricchezza di significati simbolici.

Del 1946 è ‘Soprannaturale. Studi storici’, tra le sue opere la più nota e la più discussa. Quando uscì generò un vasto dibattito. Egli, infatti, in questo breve saggio, scardinò la cosiddetta ‘dottrina dei due piani’ affermatasi nella chiesa cattolica a partire dall’epoca post-tridentina. Questa dottrina sosteneva il carattere estrinseco della grazia, concependola come un qualcosa che si aggiungeva dall’esterno e, per questo, perfezionava la natura umana.

De Lubac, invece, recuperando una lettura autentica di S. Tommaso d’Aquino e di tutta la tradizione patristica, affermò che la grazia è il desiderio di vedere Dio inscritto nella natura umana ed è, pertanto, costitutivo di ogni uomo, strutturale, per così dire, alla stessa natura umana. De Lubac dichiarava così il carattere inequivocabilmente intrinseco della grazia. Per questo fu accusato di modernismo e il suo indirizzo teologico bollato con l’epiteto, allora negativo, di ‘nouvelle théologie’ su L’Osservatore romano.

L’enciclica ‘Humani generis’ del 1950 di papa Pio XII, senza nominarlo, lo accusò di eresia e, di conseguenza, l’allora generale dei gesuiti gli tolse l’insegnamento. I suoi libri furono ritirati dalle scuole, dai seminari e messi all’indice. Inoltre egli fu costretto a lasciare Lione per Parigi, dove gli fu imposto il silenzio.

Durante questo periodo di prova il gesuita scrisse la poderosa opera ‘Esegesi medievale. I quattro sensi della Scrittura’, in quattro volumi, dove mostrò come la Scrittura è stata, nel tanto vituperato Medioevo, un cibo succulento che ha nutrito generazioni di cristiani, ricercando nella Parola di Dio un senso. De Lubac, in questo scritto, manifestò tutta la sua straordinaria conoscenza della Tradizione per la quale è noto.

Nel 1958 gli fu concesso di riprendere l’insegnamento. Nel 1960 fu nominato da papa Giovanni XXIII, che aveva avuto modo di conoscerlo quando era stato nunzio apostolico a Parigi, consultore della Commissione Teologica preparatoria al Concilio Vaticano II. Ma la vera riabilitazione fu quando due anni più tardi venne nominato perito al Concilio.

Da quel momento in poi è un teologo ascoltato, rispettato e benvoluto. Così egli ha potuto offrire un notevole contributo nella redazione di molti dei testi conciliari, in particolare significativo è stato il suo lavoro alla redazione della Costituzione dogmatica sulla Chiesa, ‘Lumen gentium’ nella quale si ritrovano molti dei temi da lui affrontati nelle sue opere.

Nel 1969 papa Paolo VI, che aveva letto i suoi scritti e lo apprezzava, gli offrì la berretta cardinalizia, ma egli, nel clamore del gesto, rifiutò, considerando che il requisito posto da papa Giovanni XXIII nel 1962 che tutti i cardinali fossero vescovi fosse ‘un abuso dell’ufficio apostolico’, come ebbe modo di dichiarare.

Papa Giovanni Paolo II gli offrì di nuovo la berretta cardinalizia nel 1983, esentandolo dall’ordinazione episcopale, e, per questo, egli accettò. Negli ultimi anni della sua vita continuò a scrivere, nonostante l’età, la malattia, la paralisi e la perdita della voce. Morì all’età di 95 anni il 4 settembre 1991. La sua salma è stata inumata nel cimitero parigino di Vaugirard.

A distanza di molti anni dalla loro pubblicazione, i libri di de Lubac continuano a inspirare molti nella Chiesa cattolica. Infatti, autore di un fortunatissima opera dal titolo ‘Meditazione sulla Chiesa’, egli è uno dei teologi amati da papa Francesco come lo stesso pontefice dichiarò in un intervista rilasciata a ‘Civiltà cattolica’ nel settembre del 2013. Si può, dunque, dire che anche grazie a persone come de Lubac stiamo vivendo una nuova stagione ecclesiale!

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