‘Internet day’ celebra la rete italiana

Il 29 aprile la scuola è protagonista dell’Internet Day italiano, per celebrare il 30° anniversario della prima connessione dell’Italia in rete, avvenuta il 30 aprile 1986, con iniziative in tutto il Paese e il ministero dell’Istruzione, con una circolare, ha invitato le scuole a partecipare organizzando eventi e momenti di studio per approfondire il ruolo di Internet nella società, evidenziandone il suo valore formativo ed educativo, le sue potenzialità e la necessità di un suo uso consapevole.

Le iniziative saranno coerenti con le azioni e gli obiettivi del Piano Nazionale per la Scuola Digitale e prevedono il coinvolgimento diretto degli animatori digitali, i referenti scolastici per l’innovazione, secondo le parole del ministro, Stefania Giannini: “L’Internet Day si inserisce perfettamente nella cornice educativa del Piano Nazionale Scuola Digitale che sta andando avanti, da un lato con le azioni di formazione del personale, dall’altro con la diffusione di una nuova cultura educativa nelle scuole in cui la tecnologia sta diventando sempre più strumentale alle esigenze di una didattica flessibile e collaborativa”.

Dal Ministero dell’Istruzione è stato fornito un ‘kit’ con alcune indicazioni, quale le attività di ‘Public Speaking’, attraverso le attività formative in partnership con TED (www.tedxyouthbologna.com); la campagna nazionale ‘I Super Errori’ promossa dal consorzio Generazioni Connesse (www.generazioniconnesse.it)E e ‘Internetopoli’ (www.internetopoli.it), il gioco didattico multimediale che illustra agli studenti le tematiche più importanti legate al mondo di internet.

Infine, nel kit, è stata inserita una iniziativa sulla Dichiarazione dei diritti in Internet, documento approvato dalla Commissione per i diritti e doveri relativi a Internet della Camera dei Deputati, fondamentale per sensibilizzare all’esercizio di una cittadinanza digitale attiva nel rispetto della libertà e della dignità della persona.

Infatti il 30 aprile 1986 dal Cnuce-Cnr di Pisa, creato nel 1974 dal Centro nazionale universitario di calcolo elettronico dell’Università di Pisa, fu inviato un pacchetto IP di dati che raggiunse via satellite la rete americana Arpanet, l’antenata di Internet. Dagli Usa rispose un altro computer: la prima connessione era stabilita.

Dietro a questo risultato c’era un lavoro di preparazione iniziato attorno alla fine degli anni ’70 e il valore aggiunto per la riuscita fu proprio la passione e la lungimiranza dei ricercatori che avevano intuito che quelle grandi macchine di calcolo avrebbero avuto un’influenza straordinaria nella trasmissione di informazioni e contenuti, come ha spiegato Antonio Blasco Bonito, il primo ricercatore italiano a collegarsi a Internet:

“Di certo non immaginavamo di scrivere un pezzo di storia. Internet non si chiamava neppure così: noi usavamo la connessione alla rete Satnet, dopo un lungo preliminare burocratico e tecnico tra Telespazio, Italcable e Cnr. La realizzazione e la preparazione della strumentazione avvennero importando l’apparecchiatura essenziale dagli Stati Uniti: del resto, sul lato terrestre ci collegavamo a una rete già pronta proprio negli Usa, Arpanet, mentre sul fronte satellitare l’Italia si unì al gruppo europeo che già comprendeva Norvegia, Inghilterra e Germania”.

A questa data si deve aggiungere quella del 23 dicembre 1987, quando fu registrato il primo dominio italiano: cnuce.cnr.it, come ha ricordato Domenico Laforenza, direttore dell’Istituto di informatica e telematica (Iit): “Bastano queste due date per comprendere la centralità delle competenze del Cnr pisano a livello nazionale nello sviluppo della cultura di internet… La rete è prepotentemente entrata nella vita quotidiana, cessando di essere uno strumento riservato a una cerchia di ricercatori e accademici, per diventare un nuovo e polivalente mezzo di comunicazione di massa. Internet è un catalizzatore per la crescita di creatività, collaborazione e innovazione”.

Ed alcuni anni più tardi, il 24 novembre 1995, la Segretaria di stato vaticana affidò ad un gruppo di esperti una ricerca riguardante la presenza istituzionale e autonoma della Santa Sede su Internet. Intanto già era stato allestito un web server nel territorio vaticano e si era anche già registrato il dominio (.va). Lo studio fu affidato alla Sala stampa del Vaticano in collaborazione con l’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede (Apsa).

I testi pontifici del Natale 1995 furono fra i primi ad essere caricati nella rete. Ricordando i 20 anni della Sana Sede in internet, celebrati l’anno scorso, mons. Lucio Adrian Ruiz, capo ufficio del Servizio Internet Vaticano e segretario della Segreteria per la Comunicazione, sottolineò a Radio Vaticana:

“E’ un processo che non ha una data di inizio precisa, ma in quel periodo sono stati fatti i primi passi del World Wide Web. E’ stata una ‘profezia’ di Giovanni Paolo II: al nascere di una realtà culturale nuova la Chiesa è presente”. Ed in un documento del 2002 del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ‘Etica in Internet’ si può leggere:

“Desideriamo sottolineare che la Chiesa cattolica, insieme ad altri organismi religiosi, dovrebbe essere attivamente presente su Internet e partecipare al dibattito pubblico sulla sua evoluzione… Internet può offrire un prezioso contributo alla vita umana. Può promuovere la prosperità e la pace, lo sviluppo intellettuale ed estetico, la comprensione reciproca fra i popoli e le nazioni su scala globale. Può anche aiutare gli uomini e le donne nella loro continua ricerca di autocomprensione.

In ogni epoca, inclusa la nostra, la gente si pone sempre le stesse domande fondamentali: ‘Chi sono? Da dove vengo e dove vado? Perché la presenza del male? Cosa ci sarà dopo questa vita?’. La Chiesa non può imporre le sue risposte, ma può e deve proclamare al mondo le risposte che ha ricevuto”.

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