Il Centro Astalli e le comunità di ospitalità

Nelle settimane scorse è stato presentato a Roma dal Centro Astalli il Rapporto annuale 2015 con un videomessaggio di auguri per i 35 anni di attività da parte di papa Francesco: “Carissimi rifugiati, cari volontari, operatori e amici del Centro Astalli, in questo anno della misericordia ricorrono i 35 anni di Servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia, un’attività che è stata prima di tutto un camminare insieme, come un unico popolo. E questo è bello e giusto!.. Ero forestiero… Ognuno di voi rifugiati che bussate alle nostre porte ha il volto di Dio, è carne di Cristo.

La vostra esperienza di dolore e di speranza, ci ricorda che siamo stranieri e pellegrini su questa Terra accolti da qualcuno con generosità e senza alcun merito. Chi come voi è fuggito dalla propria terra a causa dell’oppressione, della guerra, di una natura sfigurata dall’inquinamento e dalla desertificazione, dell’ingiustizia o dell’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta è un fratello con cui dividere il pane, la casa, la vita. Troppe volte non vi abbiamo accolto! Perdonate la chiusura e l’indifferenza delle nostre società che temono il cambiamento di vita e di mentalità che la vostra presenza richiede.

Trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono. Siete la testimonianza di come il nostro Dio clemente e misericordioso sa trasformare il male e l’ingiustizia di cui soffrite in un bene per tutti. Perché ognuno di voi può essere un ponte che unisce popoli lontani, che rende possibile l’incontro tra culture e religioni diverse, una via per riscoprire la nostra comune umanità. …e mi avete accolto, ero forestiero e mi avete accolto. Sì, il Centro Astalli è esempio concreto e quotidiano di questa accoglienza nata dalla visione profetica di padre Pedro Arrupe. E’ stato il suo canto del cigno in un centro di rifugiati in Asia. Grazie a voi tutti, donne e uomini, laici e religiosi, operatori e volontari perché mostrate nei fatti che se si cammina insieme la strada fa meno paura.

Vi incoraggio a continuare. Trentacinque anni sono solo l’inizio di un percorso che si fa sempre più necessario, unica via per una convivenza riconciliata. Siate sempre testimoni della bellezza dell’incontro. Aiutate la nostra società ad ascoltare la voce dei rifugiati. Continuate a camminare con coraggio al loro fianco, accompagnateli e fatevi anche guidare da loro: i rifugiati conoscono le vie che portano alla pace perché conoscono l’odore acre della guerra”.

Dopo il video augurale di papa Francesco il presidente del Centro Astalli, padre Camillo Ripamonti, ha sottolineato che occorre creare ‘comunità di ospitalità’: “Non ci stancheremo mai di ripetere come l’integrazione, che a causa della permanente emergenza ‘accoglienza’ ha ricevuto negli anni poca attenzione, debba invece essere sempre più al centro dei nostri investimenti. Tutto il lavoro del Centro Astalli cerca di non scindere mai accoglienza e integrazione, legandole anzi organicamente a un lavoro sulla cultura dell’accoglienza e dell’integrazione. Il fattore tempo spesso è una spada di Damocle sul processo di integrazione delle persone.

I tempi imposti dalle dinamiche dei Centri di accoglienza e dall’urgenza di liberare posti nei circuiti istituzionali impone accelerazioni che mal si sposano con il processo lento del ricostituire relazioni feconde e di fiducia. Ecco allora che le comunità di ospitalità, nate dal profetico invito all’accoglienza di due anni fa di papa Francesco alle comunità religiose e ribadito nel settembre scorso alle comunità parrocchiali, sono venute in aiuto ai percorsi delle persone.

Quasi 70 persone accompagnate nel 2015 e 14 congregazioni religiose coinvolte in altrettante strutture disseminate su tutta Roma sono l’esempio di una sinergia possibile che va a vantaggio delle persone, dei territori e, permettetemi di dirlo, anche delle Congregazioni religiose”.

Molto toccante è stata la testimonianza di Celine, accolta dal Centro Astalli dopo essere fuggita dalla guerra in Congo: “Sono fuggita dalla Repubblica Democratica del Congo 15 anni fa. La guerra mi aveva separato da mio marito e mi sono trovata, incinta di nostra figlia, in un campo profughi in Uganda. Stavo male e quando la situazione si è complicata, mi hanno fatto salire su un aereo. Solo dopo avrei scoperto che stavo andando a Roma. Sono stata fortunata: dall’aeroporto mi hanno subito portata al Centro Astalli.

Sono stata una delle prime donne ad essere assistita dai medici volontari dell’ambulatorio che mi hanno sempre sostenuto e accompagnato anche dopo la nascita di mia figlia Angele. Noi donne rifugiate affrontiamo sofferenze enormi. Oltre alle persecuzioni che ci costringono alla fuga, il viaggio è luogo di paura e violenza. Per una donna rifugiata ci sono nuove sfide da affrontare ogni giorno. Per una madre rifugiata ogni giorno c’è una montagna da scalare e un mare da attraversare… L’indifferenza ci uccide più dell’odio.

Per questo vi prego in nome di un’umanità che soffre di fermarvi a pensare: aprite i vostri cuori, le vostre menti e anche le vostre porte… 35 anni invece sono un soffio rispetto alla storia dell’umanità che da sempre si mette in cammino per allontanarsi dal male e arrivare finalmente al bene”.

Tornando ai numeri del Rapporto gli utenti sono stati 36.000, di cui 21.000 solo a Roma. Le persone accolte nei centro sono state 668, di cui 272 a Roma. Oltre 67.000 i pasti distribuiti nelle 8 città della rete (oltre a Roma, Palermo, Catania, Trento, Vicenza, Napoli, Milano e Padova). Sono state 620 le vittime di tortura e violenza accompagnate. Più di 23.000 gli studenti incontrati nell’ambito dei progetti didattici sul diritto d’asilo e sul dialogo interreligioso in 13 città.

Un lavoro possibile grazie ai 554 volontari e a 49 operatori, a cui si sono aggiunti anche 17 giovani in servizi civile. Inoltre il numero di rifugiati approdati in Italia ha superato i 153.000 (dati al 31 dicembre), in maggioranza provenienti da Africa, Iraq, Pakistan e Afghanistan. Le richieste di protezione presentate nell’anno sono state 83.970 (+20.000 sul 2014). Molti sono stati i ‘transitanti’ ovvero i migranti forzati (soprattutto eritrei, siriani, somali) che, dopo essere sbarcati in Italia, scelgono di proseguire il viaggio per chiedere asilo in un altro Paese europeo.

Le persone in situazioni di particolare fragilità, come le vittime di tortura, violenza o abusi sessuali, accolte dal Centro Astalli nel 2015 sono state 620. Invece sono state 171 le vittime di tortura che si sono sottoposte a una visita per il rilascio di certificato medico-legale da presentare alla Commissione territoriale: si tratta, in prevalenza, di uomini provenienti da Senegal, Mali e Costa d’Avorio.

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